LA LUCE VINCE L’OMBRA. GLI UFFIZI A CASAL DI PRINCIPE

Massimo Stanzione - Strage degli Innocenti (1630-1635 circa, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte)

Massimo Stanzione, Strage degli Innocenti (1630-1635 circa, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte).

 

Come la cultura può sostenere la lotta alle mafie.

Quante volte ci capita di sentire frasi come “con la cultura non si mangia” e ancora “l’arte non è fatta per risanare i bilanci di un comune”. Sarà ma a quanto pare a Casal di Principe la pensano diversamente, se in una villa confiscata al boss Egidio Coppola e da poco intitolata a don Peppe Diana, ucciso nel 1994 dalla camorra, Antonio Natali con il progetto “La città degli Uffizi è riuscito a portare la bella mostra “La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe” (fino al 21 ottobre). Un progetto coraggioso, che sta dando lavoro a ben settanta giovani donne e uomini, in una città e un territorio martoriati dalla lotta alla camorra, all’illegalità e, soprattutto, alla disillusione verso il futuro. Un progetto talmente carico di significati che lo stesso Natali questa volta non ha potuto celare, comprensibilmente, la soddisfazione e rilevare: «Certo è che seimila presenze in un mese, in tempo d’estate, tra l’altro particolarmente torrida, in un luogo lontano dalle rotte del turismo standard, rappresentano il segno del successo non solo della mostra di Casal di Principe, ma anche del suo significato civile».

I giovani coinvolti, chiamati Gli Ambasciatori della Rinascita, accompagnano con orgoglio, passione e voglia di riscatto i visitatori in un percorso incentrato sulla pittura caravaggesca napoletana. Le opere, provenienti quasi esclusivamente dagli Uffizi di Firenze e dal Museo Nazionale di Capodimonte, sono di artisti nati o vissuti a Napoli, eccetto una MaterMatuta (statua in tufo proveniente dal Museo Provinciale di Capua) e il Fate presto, acrilico eseguito da Andy Wharol a seguito del terrificante terremoto in Irpinia del 1980. Quest’ultime opere ricollegano in modo diretto la mostra al territorio di Casal di Principe e al suo passato.

Tra i dipinti esposti troviamo una copia dell’Incredulità di San Tommaso di Caravaggio, la splendida Santa Caterina d’Alessandria (1618-1620) di Artemisia Gentileschi, l’Autoritratto (1665-1670) e la Carità di Luca Giordano. Nel caso di Artemisia Gentileschi in realtà forse si tratta di un autoritratto o di un ritratto allegorico di Maria Maddalena d’Austria. La luce scende dall’alto a sinistra e illumina il volto totalmente assorto della santa, accentuando il profondo clima di spiritualità. Caterina, donna erudita e dai nobili natali, indossa la ricca corona di Toscana (sebbene priva del giglio centrale), così come quella che era stata disegnata per il granduca Ferdinando I de’ Medici (1587-1609). Proviene sempre dagli Uffizi l’Autoritratto di Luca Giordano, maggior maestro napoletano del secondo Seicento, dalla lunga e prolifica attività artistica, nonché portatore di un ecclettica fusione di elementi cortoneschi, veneziani e ribereschi. Il dipinto è caratterizzato da grande semplicità e sobrietà, con il pittore avvolto in un abito nero ravvivato appena dal colletto piatto e bianco alla spagnola. Il volto pallido e malinconico, sommerso dai lunghi capelli neri e mossi, è rivolto verso di noi nel desiderio di «comunicare la consapevolezza del ruolo intellettuale dell’artista». Dettaglio curioso è poi la mano sinistra che accarezza la collana d’oro al collo. Secondo Marco Chiarini, si tratterebbe del dono che Luca Giordano ricevette dal granduca Cosimo III, come premio per la sua dimostrazione di umiltà.

Altra opera importante presente in mostra è la Salomè con la testa del Battista (1615-1620 circa) di Giovan Battista Caracciolo. Qui il forte contrasto tra luci e ombre, (si guardi in particolare la nuda schiena dell’aguzzino al centro) e tra il crudo particolare della testa tagliata del santo e il volto maligno di Salomè, le cui ricche vesti, come quelle dell’uomo sulla sinistra, ricordano l’arte di Orazio Gentileschi, trasmette alla scena un forte senso di drammaticità. Ultima opera che vogliamo citare, vero punto d’unione tra gli Uffizi e Casal di Principe, è l’Adorazione dei pastori commissionata a Gherardo delle Notti nel 1619 da Piero Guicciardini, ambasciatore mediceo a Roma. Gravemente danneggiata dal folle attentato mafioso del 1993, l’Adorazione dei pastori sembrava irrimediabilmente persa, eppure tramite diligenti opere di restauro ha potuto recuperare parte della propria bellezza, anche grazie alle video installazioni di ArtMediaStudio. La sua presenza nella Casa don Peppe Diana, accentua l’ammonimento contro il potere distruttivo della mafia ma anche la caparbia volontà di riscatto.

La cultura può dunque essere uno strumento formidabile per sostenere la lotta a tutte le mafie se accompagnato da una solida “cultura della rinascita”, ovvero dalla consapevolezza che l’arte, come l’esempio di chi si sacrifica per gli altri, è capace di tirare fuori il meglio dalle persone. Non si può rimanere indifferenti difronte a questi capolavori del Seicento, opere in cui la luce vince sempre sulle tenebre, a ricordare ai giovani di Casal di Principe, che anche loro hanno dentro le forze per vincere le proprie battaglie.

Ci auguriamo che questa splendida mostra abbia un seguito, specie per i giovani coinvolti, e che magari sia da esempio a tanti musei italiani, ricchi di capolavori spesso sottovalutati e poco valorizzati.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

T. AGNATI, Artemisia Gentileschi; Firenze 2001.

R. CONTINI – F. SOLINAS (a cura di), Artemisia Gentileschi; catalogo della mostra (Palazzo Reale, Milano, 22 settembre 2011-29 gennaio 2012), Milano 2011.

E. FUMAGALLI (a cura di), «Filosofico umore» e «maravigliosa speditezza». Pittura napoletana del Seicento dalle collezioni medicee; catalogo della mostra (Uffizi, Firenze, 19 giugno – 6 gennaio 2008), Firenze-Milano 2007.

A. MAZZA (a cura di), Le stanze delle muse. Dipinti barocchi dalla collezione di Francesco Molinari Pradelli; catalogo della mostra (Uffizi, Firenze, 11 febbraio – 11 maggio 2014), Firenze-Milano 2014.

A. NATALI – F. VONA – M. ONALI (a cura di), La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe; catalogo della mostra (Casal di Principe, Casa don Peppe Diana, 21 giugno – 21 ottobre 2015), Bologna 2015.

G. PAPI (a cura di), Gherardo delle Notti. Quadri bizzarrissimi e cene allegre; catalogo della mostra (Uffizi, Firenze, 10 febbraio – 24 maggio 2014), Firenze-Milano 2015.

NON LUOGHI. I LUOGHI DELL’ABBANDONO

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Oggi vogliamo segnalare una bella iniziativa, giunta ormai alla sua quarta edizione, il concorso fotografico per professionisti e semplici appassionati che si tiene a Bassano del Grappa, località San Michele. Il tema di quest’anno risulta particolarmente interessante, “Non luoghi. I luoghi dell’abbandono”, essendo il territorio bassanese ricco di questi “luoghi dimenticati” ma non per questo privi di fascino e meritevoli di essere riscoperti con la propria storia.
Riproponiamo qui una parte della presentazione fatta dalla stessa curatrice Eleonora Gusi:
«A volte, percorrendo stretti sentieri che si fanno spazio tra gli alberi di un bosco, capita di trovarsi di fronte ad una vecchia casa. Le fessure sul tetto attraverso le quali filtra la luce, i vetri delle finestre infranti dalle intemperie, i rampicanti che crescono lungo i muri, la avvolgono nel tentativo di nasconderla e renderla un luogo impenetrabile. Un vecchio edificio che costeggia una strada trafficata, passa inosservato agli occhi dell’automobilista che tutti i giorni percorre quel tragitto quasi meccanicamente e ai suoi occhi, quel cumulo di mattoni e cemento, scompare. Ogni singolo dettaglio rende queste strutture invisibili. Si possono definire “fantasmi” della città che si nascondono in piena vista. I “nonluoghi” sono spazi dimenticati ed abbandonati a se stessi, che però sono investiti di senso. Ogni nonluogo, prima di essere tale, era un luogo con un’identità e una storia, legata alla memoria di chi lo ha vissuto. Ogni fotografo ha la possibilità di offrire il proprio punto di vista per dare una nuova vita a questi spettri dimenticati da tempo. Attraverso la fotografia è possibile far rivivere questi luoghi, cercando di mostrarli sotto una diversa luce».