SAGRA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE. Alcuni scatti con Mi.Ra Bijoux

 

Ecco alcune foto scattate con l’amica Rachele Michielin venerdì 8 settembre durante il mercatino
“artistico” (erano esposti capi d’abbigliamento originali, ceramiche, bigiotteria con materiali di recupero e molto altro), organizzato presso la sagra Madonna della Consolazione (Angarano, Bassano del Grappa).
Assieme a noi il diacono Antonio dalla Pellegrina, vera anima dell’evento, persona dal grande cuore che dà sempre tutto sé stesso per la comunità di Angarano, e affinché questa festa sia ogni anno occasione, innanzitutto, per stare assieme, ringraziare per ciò che abbiamo e coinvolgere moltissimi giovani in varie attività (servizio ai tavoli, gestione angolo bimbi, allestimenti…) che trasmettono i valori del servizio e della comunità. La devozione verso la Madonna della Consolazione ad Angarano ha una lunga storia che risale al 1689, quando era nota come Madonna della Cintura (vi era una confraternita omonima),dicitura derivata da una leggenda inerente Monica, la madre di sant’Agostino cui sarebbe apparsa in sogno Maria, per consolarla della dissolutezza del figlio. Nel Novecento il nome cambiò per l’appunto in Madonna della Consolazione, a seguito della Grande Guerra, e si legò alla pregevole statua lignea con Maria che tiene il Bambino eseguita da Romano Cremasco (Santorso 1870 – Schio 1943), il quale non mancò, comunque, d’inserire come attributo iconografico la cintura, in segno di continuità di questa solennità che cade nelle prime settimane di settembre.
Ci ha fatto molto piacere aderire nel nostro piccolo all’iniziativa, e speriamo che dopo questo primo “esperimento”
il gruppo organizzatore possa continuare e crescere, perché “il Bello ha mille volti e può celarsi anche nelle piccole creazioni artistiche oltre che nei capolavori, ma, soprattutto, il Bello si può scoprire nelle relazioni umane più autentiche”.

 

BUON FERRAGOSTO DA LO!

Anonimo veneziano, del XVI secolo, Allegoria dell’estate, 94 x 142 cm. Collezione privata.

 

BUON FERRAGOSTO DA LO!
Auguro a tutti voi un buon ferragosto e buone vacanze. Il caffè artistico di Lo tornerà con nuovi articoli, approfondimenti, curiosità e tantissime “sorprese”  ai primi di settembre!

***IL CAFFÈ ARTISTICO DI LO PER IL SOCIALE***
– Il 9 e 10  settembre saremo alla sagra della Ss. Trinità di Bassano. Parte del ricavato dalle vendite del libro andrà alla missione in Mozambico cui partecipa la Diocesi di Vicenza e dove opera da alcuni mesi l’amico don Davide Vivian. Si tratta di realtà ancora molto povera, colpita duramente dalla fame, dalla corruzione e dall’Aids , cui vogliamo dare il nostro piccolo contributo.
– A ottobre, invece, saremo a Valrovina (Bassano) e parte del ricavato dalle vendite del libro questa volta andrà agli amici della Scuola dell’Infanzia Beato Lorenzino di Valrovina, una piccola ma bellissima realtà locale dedicata ai più piccoli.

L’arte è il “lusso” più bello al mondo, ma quando diventa solidale acquista un valore ancora più grande!

#SsTrinità #Angarano #BassanodelGrappa  #ScuoladellinfanziaBeatoLorenzino #Valrovina #artesolidale #MadonnadellaConsolazione  #CaffèartisticodiLo

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.vicenza.chiesacattolica.it/pls/vicenza/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=5215

https://www.facebook.com/Sagra-SS-Trinit%C3%A0-di-Angarano-Festa-Madonna-della-Consolazione-1531122437100598/

http://scuolainfanziavalrovina.it/index.php/contatti

UN’ATTESA “LUNGA UN SECOLO”. Il 17 giugno scorso ha ufficialmente riaperto il Museo interdisciplinare di Messina

La sala con i due capolavori di Caravaggio.

 

Correva l’anno 1914 quando re Vittorio Emanuele III di Savoia istituì con Regio decreto il Museo di Messina. Nelle intenzioni iniziali il Museo doveva essere soprattutto una delle massime prove di rinascita per Messina, a pochi anni dal devastante e drammatico terremoto che il 28 dicembre 1908 rischiò di cancellarne in un sol colpo ogni eredità artistica e architettonica. Ci sono voluti, però, 103 anni per riaprire definitivamente e in tutto il suo splendore questa grande collezione d’arte, probabilmente la più completa in Sicilia sul piano culturale e temporale, poiché abbraccia molti secoli e stili differenti: dai numerosi reperti archeologici (tra cui uno strepitoso rostro romano) ai grandi capolavori di Antonello da Messina, Colijn de Coter e Caravaggio; dalla magnifica Berlina del Sentato (1742) di Domenico Biondo e Letterio Paladino alla Conca di Gandolfo (1135). Troppo a lungo, infatti, solo 200 opere sono state esposte a rotazione (su un totale di circa 20.000 i reperti) all’interno dell’ex Filanda Mellinghoff, «opificio ottocentesco risparmiato dal sisma e destinato per decenni a sede “temporanea”».
Nei mesi scorsi c’è stato ancora qualche spiacevole disguido, per chi si è trovato a pagare un biglietto senza poter vedere tutte le sale. Il problema finisce, comunque, in secondo piano davanti al grande sforzo e lavoro in primo luogo della direttrice Caterina di Giacomo e dei suoi più stretti collaboratori. Grazie alla loro tenacia si è realizzato un piccolo miracolo, dopo un’infinità di intoppi, problemi finanziari e un progetto del 1984 (completato nel 1995) rivelatosi a dir poco da barzelletta, se si pensa che non aveva calcolato le dimensioni dell’Adorazione dei pastori (1609) e della Resurrezione di Lazzaro (1609) del Merisi. Il 17 giugno scorso, quindi, si è finalmente inaugurato ufficialmente il MuMe (Museo interdisciplinare regionale di Messina) alla presenza di numerose autorità politiche e religiose, a dimostrazione dell’importanza di tale patrimonio artistico, spirituale e culturale per la città di Messina, che ora può vantare un grande polo museale e una sicura attrazione per turisti e studiosi.
Certo, i problemi non sono finiti e basti pensare che manca il personale necessario per una struttura che vanta in tutto (tra sale con esposizioni permanenti e temporanee, aree verdi, biblioteca, archivio e depositi) 17.000 mq. Ma, da quando nel 2013 Caterina di Giacomo assunse l’incarico direttivo e iniziò a lavorare con la dott.ssa Grazia Musolino e gli architetti Gianfranco Anastasio e Rosario Vilardo, a un nuovo progetto museale, ci è stata un’accelerazione sorprendente, che ha portato a un risultato impensabile e i messinesi ad avere un prezioso luogo che narri la loro identità. Infine non fa sottovalutato il fatto che, in una nazione spesso e volentieri madre di sprechi, lavori interminabili e ruberie di varia natura, si è arrivati a dimostrare che con persone capaci e volenterose non c’è problema che non si possa risolvere. Il MuMe è già riuscito a dare una preziosa iniezione di fiducia.

 

 

RIFERIMENTI IN RETE

https://www.facebook.com/Museo-regionale-di-Messina-481659268565015/

http://www.strettoweb.com/2017/06/messina-apre-al-pubblico-la-nuova-area-del-museo-visitatori-pronti-ad-ammirare-i-reperti-che-raccontano-27-secoli-di-storia-foto-e-interviste/566900/

http://insideart.eu/2017/06/19/a-messina-ha-aperto-il-mume-il-museo-interdisciplinare-regionale-piu-grande-dellitalia-meridionale/

PASTICCIO ALL’ITALIANA. Il TAR del Lazio boccia 5 dei nuovi “super-direttori” museali


Il Palazzo dei Musei a Modena, sede della Galleria Estense.

 

In questi giorni è scoppiato il caso del TAR del Lazio, che ha annullato cinque delle nuove nomine dei “super-direttori” voluti dal ministro Dario Franceschini con la sua recente riforma. La cosa ha dell’assurdo, se si pensa che le cinque figure in questione stanno lavorando molto bene (i numeri sono inequivocabili e prova delle loro capacità e serietà) e hanno in poco tempo dato ulteriore slancio alle importanti istituzioni (tra cui Palazzo Ducale di Mantova, Galleria Estense di Modena, Museo Archeologico Nazionale di Napoli) in cui sono stati chiamati a svolgere un ruolo delicatissimo. Di là dal fatto che, leggendo alcune delle motivazioni non si comprende come mai altri direttori stranieri non siano ancora stati chiamati in causa, tanto che il direttore di Brera James Bradburne si è chiuso in un “no comment”, e tenendo conto che alcuni di questi non sembrano proprio all’altezza dei predecessori (più volte in passato abbiamo accennato agli Uffizi), la sentenza di certo creerà molto scompiglio senza, come al solito, portare a nulla di buono né tanto meno a qualche soluzione. Non è una questione di leggi, ma di veri e propri cavilli incomprensibili alla stragrande maggioranza della popolazione; cavilli lontani dalla realtà e che affossano la cultura. La riforma attuata da Franceschini indubbiamente presenta molte falle, specie in riferimento al poco personale previsto per Biblioteche e Archivi, che sono di fatto al capolinea in molti casi, dopo decenni di mancato ricambio generazionale e impossibilità ad assumere figure professionali. Però, se una cosa funzionava devono darci più che delle buone motivazioni per accettare che, ancora una volta, si sia consumato il solito pasticcio all’italiana, cui non di rado in passato ha dato il suo contributo proprio il TAR del Lazio, che rende il nostro paese zimbello a livello internazionale, immagine perfetta di infantile masochismo.

 

 

RIFERIMENTI IN RETE

https://www.avvenire.it/agora/pagine/tar-annulla-nomine-5-direttori-musei

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2017/05/25/tar-annulla-nomine-5-direttori-musei_cd26b676-7619-4554-836e-3eda752257aa.html

http://www.lastampa.it/2017/05/25/italia/politica/il-tar-annullacinque-nomine-di-direttori-di-musei-ira-di-franceschini-non-ho-parole-Nd8JjfWXTZzbXBy46nktrI/pagina.html

IL CAFFÈ ARTISTICO DI LO IN TOUR

 

Ecco la locandina, di cui ringraziamo calorosamente Editrice Artistica Bassano, per il doppio appuntamento piemontese in collaborazione con RNT-Croce Reale e Polo Museale Masseranese. Il 1 maggio, invece, saremo 
a Villa Sesso (Reggio Emilia) dalle 10.00 alle 17.00 all’interno del Congresso di studi sull’idea di nazione
organizzato sempre da RNT-Croce Reale.
●● LUNEDì 1 MAGGIO ●●
ore 10.00 – 17.00, Villa Sesso (Reggio Emilia).
●● SABATO 13 MAGGIO ●●
ore 11.00 – 12.30, Torino
●● DOMENICA 14 MAGGIO ●●
Ore 16.30 – 18.00, Masserano (Biella)”Il caffè artistico di Lo in tour”
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a cura di Lorenzo Berto<Da sempre l’uomo desidera lasciare un ricordo di sè, delle proprie gesta, del proprio lignaggio e della propria ricchezza tramite lo strumento del ritratto, ma mai prima del Cinquecento tale strumento fu immagine di tanta “spavalderia”>>

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Il caffè artistico di Lo in tour è un ciclo di presentazioni dell’omonimo libro a un anno dalla sua pubblicazione, e di una serie di conferenze sul tema dei “Ritratti di uomini in armi nel primo Cinquecento veneto”, con opere di Carpaccio, Giorgione, Tiziano, Jacopo da Ponte, Dosso Dossi e molti altri grandi artisti.
Vi aspettiamo!

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Per INFO scrivere a
ilcaffeartisticodilo@gmail.com
o tramite il canale facebook
http://polomusealemasseranese.weebly.com/
https://www.facebook.com/crocereale/?fref=ts

●●● IL CICLO DI CONFERENZE E PRESENTAZIONI È GRATUITO E APERTO A TUTTI ●●●

UN TESORO SOTTO CASA. Il ritrovamento della statua gigante al Cairo


Alcuni ricercatori e semplici curiosi accanto alla colossale testa della statua rinvenuta al Cairo

 

E’ di pochi giorni fa la sensazionale scoperta di una gigantesca statua al Cairo, in un quartiere popolare, inizialmente riferita al faraone della XIX dinastia Ramses II (XIII sec. a.C.), viste anche le dimensioni (9 metri di altezza) e, soprattutto, la vicinanza a un tempio lui dedicato. Dopo alcune prime e più approfondite analisi, da parte sia del Ministero delle Antichità egizie sia degli esperti del settore, però, sembra che l’effigiato non sia il celebre Ramses II, ma un faraone successivo.
A comunicarlo è stato lo stesso ministro Khaled El Anany, dopo che la scultura è stata portata al Museo del Cairo e si sono potute osservare le caratteristiche stilistiche generali e in particolare quelle anatomiche. In via ipotetica, dunque, si è fatto il nome di Psammetico I, faraone della XXVI dinastia che regnò nel VII sec. a. C. Di certo si tratta di una scoperta sensazionale, tra le maggiori dell’archeologia contemporanea, sulla quale gli esperti continueranno, molto probabilmente, a confrontarsi – e scontrarsi – a lungo, su chi sia veramente il protagonista di questo splendido tesoro dell’arte egizia trovato letteralmente sotto casa.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.huffingtonpost.it/2017/03/16/statua-ramses-ii_n_15410982.html#

http://www.lastampa.it/2017/03/11/multimedia/cultura/trovato-un-ramses-ii-gigante-al-cairo-statua-di-oltre-anni-fa-tHlz8TnR2wxNnCVL3qiurN/pagina.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Egitto-statua-colossale-ritrovata-non-di-Ramses-c5f8304e-6780-4bc2-9523-627117dded29.html?refresh_ce

PALM BEACH AI PIEDI DELLA MADONNINA. Piazza Duomo a Milano trasformata in una spiaggia della Florida


Le palme della discordia in Piazza Duomo a Milano.

 

Sta destando non poche polemiche in questi giorni, tra favorevoli, contrari e astenuti, la scelta fatta da una nota catena statunitense di caffetteria di mettere palme e banani per i prossimi anni nella piazza del Duomo di Milano. Il progetto è stato seguito dall’architetto Marco Bay, il quale si è difeso dicendo che sono molte le palme già censite a Milano, specie nei giardini privati, e che questo tipo di pianta è presente da oltre cent’anni nel capoluogo lombardo. Ciò è affermato sulla base di foto di fine Ottocento che mostrano come fossero state piantate, in effetti, alcuni aiuole “esotiche” negli stessi punti. Il paragone, però, finisce qui, perché nessuno si sognerebbe di dire che le palmette basse presenti nelle foto d’epoca sono uguali a quelle ad alto fusto che si stanno piantando ora, le quali coprono la vista e snaturano chiaramente la percezione della piazza. Forse, la sovrintendente Antonella Ranaldi si aspettava un effetto con «palme più basse e meno fitte», tanto da giustificare la scelta con il termine “sperimentazione” e da parlare di “giardino à la page” e di semplice “provocazione”, senza ben comprendere la portata della proposta. Di fatto ora toccherà sorbirsi questa spiaggia alla Palm Beach e, inoltre, nonostante le lamentele ricorrenti e purtroppo crescenti nelle nostre città (si pensi a quanto scritto da noi l’anno scorso su Venezia) verso la maleducazione dei turisti, dovremo aspettarci frotte di americani in infradito e costume da bagno sotto la Madonnina. Diciamola tutta, le scuse questa volta non reggono e la storia della provocazione è più vecchia delle mummie egizie, poiché quasi sempre – come in questo caso – ha una molto banale motivazione economica, tutta fine a sé stessa. E proprio con riferimento a questa motivazione c’è già chi chiede se i soldi dati dalla multinazionale siano proporzionali alla pubblicità che si sta facendo e che di certo da loro era stata ben “pronosticata”.

Insomma, noi non possiamo che concordare con le parole dell’architetto Paolo Pejrone:

«Piantare queste specie in piazza del Duomo a Milano mi sembra una follia neogotica. I banani sono una scelta coraggiosa, certo, al limite del kitsch. E le palme non fanno parte del passato e neppure del futuro del Nord Italia, sono un esotismo a sé. No, non sono favorevole a questa idea. Piazza Duomo è un luogo notoriamente vuoto, uno spazio minerale che andrebbe rispettato così com’è e come l’architetto Portaluppi l’aveva immaginato».

Le multinazionali con i soldi pensano di comprare tutto – riuscendoci spesso – e a fare come gli pare con il nostro patrimonio, complici istituzioni culturali mollaccione e allo sbando, prive di soldi e potere decisionale. Al prossimo giro dovremo, dunque, aspettarci i baobab a San Marco, i rampicanti in Piazza Navona e foreste di bamboo in Campo Santo a Pisa? A parte gli scherzi speriamo nel mezzo ripensamento annunciato dall’architetto Bay, che dice in queste ore di ridurre del 40% la messa in dimora dei banani. Di là dalle critiche, anche feroci, non si può che condannare il gesto di bruciare le piante compiuto da un ragazzo che sembra sia stato identificato da dei passanti. Queste azioni, non solo mettono stupidamente a repentaglio la vita delle persone e rischiano di fare danni al patrimonio artistico, ma come si è visto accrescono la morbosa curiosità per una scelta sulla quale è meglio stendere il prima possibile un velo pietoso.

 


Le palesi differenze tra le palmette piantate a fine Ottocento e quelle odierne.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/16/news/palme_piazza_duomo-158435628/

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/20/news/palme_milano_piazza_duomo_progetto-158790555/

http://www.lastampa.it/2017/02/17/multimedia/edizioni/milano/palme-e-banani-in-piazza-duomo-milanesi-divisi-sono-inutili-I96mJW3hydOO58yxkuRmQO/pagina.html

http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2017/02/16/milano-palme-banani-piazza-duomo-polemiche-reazioni-social.html