CHRISTINE HOPFENGART: PAUL KLEE E IL CAVALIERE AZZURRO

Monaco di Baviera e il Cavaliere Azzurro.

Quella del Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter) è stata, probabilmente, una delle esperienze artistiche più importanti e influenti del XX secolo. Dal binomio tra Kandinsky, padre dell’astrattismo e Franz Marc, “pittore degli animali” nacque un progetto che trovò in Monaco di Baviera, correva l’anno 1909, la propria casa ideale. Nei primi anni del Novecento la città era, infatti, alla ricerca di una propria identità artistica tra vecchio e nuovo, l’Accademia e la Secessione.

Tra le figure che intrecciarono il proprio percorso con quello del Cavaliere Azzurro, tutt’altro che un gruppo legato da rigidi vincoli come sarà per De Stjl, ci fu Paul Klee. Quest’ultimo incontrò Kandinsky nel 1911 e l’anno dopo partecipò alla seconda mostra del Cavaliere Azzurro a Monaco. Ripercorriamo brevemente quell’incontro, centrale per i futuri sviluppi dell’arte europea, citando un breve brano di Christine Hopfengart.

Paul Klee, Cupole rosse e bianche, 1914. Düsseldorf, Kunstmuseum Nordrhein-Westfalen.

 

Christine Hopfengart, Paul Klee (in Il Cavaliere Azzurro. Kandinsky, Marc e i loro amici; a cura di M. M. Moeller & T. Sparagni, Milano 2003, p. 57):

«Una tappa importante nel progredire dek reciproco avvicinamento fu segnata l’8 febbraio del 1912. Quel giorno Klee fece visita a Kandinsky. È da presumere che Kandinsky vide al più tardi in questa occasione il numero di “Die Alpen”. Analogamente, è molto probabile che proprio durante questo incontro i due artisti abbiano parlato dell’almanacco e della partecipazione di Klee alla seconda mostra del gruppo. Klee fu presente all’esposizione alla Libreria Goltz con diciassette opere. La scelta dei lavori ci appare sorprendentemente eterogenea. Un nucleo era costituito dai disegni tracciati a penna, che poi venivano lavorati con il pennello intinto nello stesso colore (Incrocio di strade, 1911).

Accanto a queste, però, vi erano opere dallo stile “infantile” e apparentemente maldestro, ma anche un disegno del tutto inconsueto come Scena al ristorante, con il suo ductus spontaneo e quasi aggressivo. L’opera meno recente era del 1910, le più tarde erano state realizzate poco prima dell’esposizione. Se con questa scelta Klee si presentava come un artista versatile, d’altro canto però suggeriva anche l’esistenza di un percorso che andava dal disegnativo al pittorico, dal bianco e nero al colore.»

In copertina: Franz Marc, Paesaggio con cavalli neri, 1913. Ulm, Ulmer Museum.

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