GIOCARE CON LE IMMAGINI, LE TECNICHE E I COLORI. Nello studio di Martinelli, che con acume e ironia fa rivivere lo spirito dadaista

 

Per il mese di ottobre la nostra rubrica Le stanze delle muse giunge in uno studio davvero particolare, quello di Patrizio Martinelli, caro amico e artista ecclettico, o per meglio dire “eterodosso” come avremo modo di approfondire. Dopo una calorosa accoglienza Patrizio inizia a raccontarci due dei suoi progetti più belli dell’ultimo periodo: un workshop svolto l’estate scorsa con gli studenti dello IUAV di Venezia sulla riqualificazione di Porto Marghera; la rielaborazione di alcuni collages per l’iniziativa “Sketch for Syria” su quella terra martoriata. Presto il tema della conversazione vira deciso su una delle sue massime passioni, il collage appunto, nata dal suo percorso di studi in architettura durante il quale ha approfondito Bauhaus, Dadaismo e il Costruttivismo russo. Riguardo quest’ultimo movimento artistico Patrizio nomina in primo luogo Aleksandr Michajlovič Rodčenko, poiché le sue foto suggestive, uniche e tuttora modernissime «sembrano come predisposte al ritaglio e al riutilizzo». Aprendo una breve parentesi va detto che Patrizio Martinelli ha svolto dei dottorati di ricerca all’estero e ha prodotto varie pubblicazioni in ambito accademico sulla riqualificazione, per esempio, di alcune periferie cittadine tedesche. Ritornando alle figure che nello specifico l’hanno influenzato e verso le quali si sente maggiormente debitore, sia per i collages sia in architettura (spesso le due cose in lui vanno di pari passo), esse sono: l’architetto e progettista tedesco Ludwing Mies van der Rohe, uno dei principali artefici del Movimento Moderno; il contemporaneo Rem Koolhaas, architetto e urbanista olandese classe 1944; il collettivo italiano Superstudio, operante tra la fine degli anni ’60 e i ’70 che ha espresso una visione utopica della società e della progettazione urbanistica.
A questo punto Patrizio ci spiega l’importanza per lui di avere dei “maestri” per inventare qualcosa di nuovo, perché la “creazione” come concetto riguarda piuttosto la sfera mistica e divina, mentre l’artista non parte mai veramente da zero, ma deve confrontarsi con ciò che è venuto prima, ritrovare qualcosa e “reinventarla” appunto. Ecco allora che una delle curiosità che si nota nel suo studio è la grande collezione (in vhs!) di film d’autore (adora Jules e Jim di Truffaut) che sono per lui una costante fonte d’ispirazione, cosi come le musiche di Tom Waits che non mancano mai in sottofondo. Tutti questi elementi aiutano Patrizio ad aprire la mente e alimentare la creatività, risultano altresì essenziali a noi per comprenderne il modo di vedere l’arte e il mondo.

 

«Il collage permette di mescolare, apre la testa di chi li fa e di chi li osserva; unisce gli ingredienti e permette un continuo passaggio dalla teoria alla pratica e viceversa».

 

 

Da ciò traspare una vicinanza con l’automatismo teorizzato dalla mente del surrealismo, André Breton secondo il quale tutti possono diventare artisti. In realtà Martinelli si dimostra figura scherzosamente eterodossa, sempre pronta a fuoriuscire dagli schemi, dalle regole rigide che limitano e soffocano la fantasia. Innanzitutto i suoi collages non sono “puristi”, giacché mescolano varie tecniche e supporti: china e acquerello, analogico e digitale. I risultati sono opere affascinanti, dinamiche, dove un ruolo importante lo svolgono anche gli accostamenti ironici che vedono letterati, grandi attori di teatro insieme a modelle e figure iconiche del cinema, spesso in pose sensuali apertamente in contrasto con quelle dei primi. Il pezzo più purista, forse l’unico, è l’omaggio a Umberto Eco (Il sapiente) eseguito poco dopo la sua morte, dove il noto filosofo e saggista italiano si ritrova catapultato nel mondo onirico e visionario del pittore fiammingo Hieronymus Bosch. Se l’omaggio a Umberto Eco è il più purista, le opere dedicate espressamente all’architettura e all’urbanistica, non di rado prodotte esclusivamente in digitale (che scandalo penserà qualcuno!) e raccolte in serie, si presentino come le più sobrie, lineari e razionaliste, giusto con qualche tocco di colore dato per esempio da alcune poetiche mongolfiere in volo. Fatti questi doverosi distinguo, va posto l’accento su come l’aspetto giocoso in Patrizio non scade comunque mai nell’irriverenza tipica dei surrealisti e dei dadaisti, e qui troviamo una delle principali differenze con quel tipo d’impostazione. Esemplificativo è il caso di un collage eseguito per un’amica, dopo che ella gli aveva espresso la volontà di avere una casa sull’albero, uno dei più grandi sogni di ogni bambino (e non solo!). A tale confidenza Patrizio ha risposto regalandogli una divertente immagine, dove il celebre uomo con bombetta di Magritte osserva appunto una casa sull’albero, realizzando una scena raffinatamente umoristica.
Tra le opere che amiamo di più esposte in studio, vogliamo ricordare quella dedicata a Sancho Panza, pubblicata su Illustratore Italiano, l’immagine di Obama che gioca a biliardo mentre alle spalle è osservato da alcuni fanatici islamisti e soprattutto Wladimir e Dolores, dove svetta il corpo sinuoso e sensuale di Brigitte Bardot, sulla quale sono innestati i capelli di un’altra modella o meglio una sola ciocca ripetuta più volte.

 

«Il collage non descrive, ma evoca e permette di produrre qualcosa di nuovo da qualcosa che c’è già: come con le parole si attinge da un archivio e “si costruisce”»

 

 

I collages di Patrizio di norma portano dei titoli che sono dei ricercati giochi di parole, come BIRDMAN(US), unione di Birdman, successo cinematografico degli ultimi anni e della parola latina manus. Quest’ultima è un rimando alle mani dell’adorato e ultracentenario nonno Giovanni Battista, una sorta di tributo del nipote tratto da una serie di scatti fotografici eseguiti proprio da Patrizio molto espressivi ed emozionanti nella loro semplicità.
Giunti oramai a termine del nostro incontro, Patrizio ci mostra una chicca davvero interessante, ossia l’innumerevole mole di taccuini dove dal 1993 annota ininterrottamente e con precisione (ogni quadernetto ha la sua data) idee, progetti, schizzi e appunti di ogni sorta. Questa raccolta è una testimonianza preziosa, autentica e completa del suo percorso, giunto come lui stesso ci mostra, al suo 61° episodio. Infine ci piace proporre un’ultima citazione, poiché racchiude a nostro avviso in modo perfetto la visione di Patrizio Martinelli, ricordando, però, che in fin dei conti lui resta soprattutto un architetto!

 

«Collage è un modo democratico, popolare, perché tutti possono farlo con pochi mezzi anche poveri, è punk!»

 

lo-e-martinelli

Patrizio Martinelli, Senza titolo, 2016, collage digitale.

 

 

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