GIOVANNI BELLINI RITORNA A PRATO

Il fatto.

La notizia, uscita in questi giorni sul Giornale di Vicenza, è di quelle che rattristeranno soprattutto i vicentini amanti dell’arte e del grande Giovanni Bellini (1426-1427 circa – 1516), ma che renderà felici altrettante persone da un’altra parte…forse. Dopo un lungo e mortificante braccio di ferro, il Crocifisso con cimitero ebraico (1501-1502) di Bellini tornerà nella sua precedente sede a Prato. Si tratta di un dipinto ricco di rimandi simbolico-culturali come il cimitero, i teschi, la lucertola, gli alberi secchi o al contrario pieni di foglie. In esso si fondono magistralmente spiritualità e natura nella cornice della splendida città di Vicenza. Il tutto nella migliore tradizione veneta e, in particolare, secondo lo stile unico del Bellini che fece davvero “scuola”.

L’antefatto e il ritorno a Prato.

Nel 2011 Crocifisso con cimitero ebraico giunse a Vicenza assieme tra gli altri alla Coronazione di spine del Caravaggio e la Madonna col Bambino di Filippo Lippi. Ciò avvenne dopo l’acquisizione della Cassa di risparmio di Prato da parte della Banca popolare di Vicenza. L’occasione fu la mostra a Palazzo Thiene “Capolavori sacri e profani”. Da allora il dipinto non fece più ritorno nella sede della Cariprato, palazzo degli Alberti, dove erano custoditi altri importanti dipinti del’400 e del’500. Va detto che già questo comportamento è da ritenere quanto meno scorretto, poiché come ribadito da alcuni parlamentari toscani del PD: «Spogliare un territorio dei suoi tesori artistici, come fossero bottino di guerra, è un atto degno dei conquistadores di Cortez». Di là dalla retorica squillante e campanilistica, certi vizi sembrano proprio non voler sparire.

Sa, poi, di teatro dell’assurdo ciò che disse nel gennaio 2017 il presidente Gianni Mion, in riferimento al suo predecessore Zonin, visto i problemi della BpVi. Mion, infatti, disse che «Infondo non sappiamo nemmeno noi perché questi quadri sono arrivati in Veneto: qualcuno aveva forse qualche ambizione napoleonica». La cosa certa è che oltre alle persone e alle imprese colpite dalla crisi dell’istituto bancario vicentino, anche l’arte né uscita maltrattata e vilipesa. Come se opere che rappresentano l’apice della nostra civiltà veneta, italiana ed europea, fossero pacchi da spedire o strumenti da utilizzare per i propri fini.

Una sola preoccupazione.

A questo punto sorge spontanea una domanda, in parte già evocata nelle sue potenziali conseguenze dal giornalista Gian Marco Mancassola. Questa riguarda il futuro dell’opera, di cui qui nulla c’interessa del valore monetario che le è stato dato. Il Crocifisso di Bellini, infatti, potrebbe essere acquistato da Banca Intesa, che possiede Palazzo Alberti, messe all’asta o lasciate chissà per quanto dentro i caveau. Su questo punto l’assessore alla cultura di Prato, Simone Mangani ha scritto che: «Con la liquidazione, palazzo Alberti è diventato di proprietà Banca Intesa mentre la Galleria è rimasta di proprietà della ex BpVi». Insomma, siamo davvero in un limbo come scritto sul GdV.

Senza parlare, poi, dei vincoli e delle lotte tra Sovrintendenze che si profilano all’orizzonte. Difatti, si parla ora di un doppio vincolo: «le opere una volta rientrate a Prato non potranno più andarsene e se dovessero essere mai vendute, va battuta all’asta l’intesa collezione». Se da un lato rassicura il pensiero che la collezione ormai formatasi non rischi di dissolversi, spaventa l’idea di chi possa acquistarla, con le successive conseguenze.

Il rischio è che il capolavoro del Bellini finisca in mani private. In altre parole diventi il capriccio milionario di qualcuno, che non sa apprezzarne davvero il valore, impedendo una fruizione al pubblico. Noi abbiamo avuto la fortuna di ammirare il dipinto a Palazzo Thiene, durante una mostra sui dipinti dei Da Ponte. Fu un’esperienza indimenticabile e ci auguriamo che molti possano farla a loro volta. Il prima possibile e nel rispetto della storia e del valore artistico-spirituale dell’opera.

 

Giovanni Bellini, Crocifisso con cimitero ebraico, 1501-1502.