DIPINGERE CON TERRA E FIENO. Nello studio di Arianna Sperotto, dove la pittura prende vita dalla natura


Arianna Sperotto, Breatheout 01, 2016, acrilico, vernice, sabbie, sassi, resine e fieno, 200 x 100 cm.

 

Nel cuore della piccola comunità di Vallonara, sotto l’ombra protettiva del suo campanile, si trova lo studio di Arianna Sperotto, giovane e talentuosa artista conosciuta nell’ambito del progetto “Interferenze” e della mostra “Terra” di Nove (22 ottobre – 13 novembre 2016). Si tratta di un atelier enorme e sicuramente atipico, molto diverso da quelli finora incontrati da noi, ma, proprio per questo, affascinante e con un’aria vissuta che dimostra tutta la passione di Arianna per l’arte. Questo spazio, infatti, non si può proprio definire “confortevole”, giacché privo di riscaldamento, preziosissimo durante giornate fredde come quelle che stiamo vivendo, e posto sotto un monte. Arianna è così costretta a seguire la luce del giorno (da lei preferita senza dubbi all’artificiale), che nei mesi invernali scompare presto, attorno alle 14.00. La pittura per lei è una vera sfida, una prova di adattamento agli elementi naturali esterni, tra l’altro unici protagonisti dei suoi dipinti. Questo comporta svegliarsi presto per sfruttare ogni raggio di sole, poiché, e questo è un aspetto centrale nella pittura di Arianna che ci ricorda Peter Dreher (1932):

 

«ogni opera che inizio la mattina dev’essere terminata entro la giornata».

 



Un meraviglioso scorcio delle colline tra le quali è incastonata Vallonara.

 

La nostra amichevole conversazione inizia dai suoi ultimi progetti: la mostra estiva di Marostica; l’esposizione collettiva Terra cui siamo stati convolti noi stessi dall’amica e artista Alice Tasca; la sua mostra personale in corso alla Colombara curata da Francesca Rizzo (terminerà il 5 febbraio prossimo). Quest’ultima è più di altre passate esperienze qualcosa di davvero particolare, nuova prova della capacità di adattamento che ha Arianna. Di norma, infatti, la nostra artista non espone opere in ristoranti e spazi simili, ma la Colombara di Lupia è un luogo davvero suggestivo, accogliente e ricco di storia, tanto che le sue strutture risalgono al 1200.

 

 

Dopo le prime battute arriviamo alla fatidica domanda: «quando hai iniziato fare arte e perché?».

Arianna allora ci racconta che sin da bambina fu sempre attratta dai lavoretti manuali e ciò l’ha portata durante le superiori a studiare presso il Liceo d’Arte di Nove (fucina di tanti talenti del nostro territorio) con indirizzo in restauro. Tale scelta di ambito scientifico e specifico le ha permesso, inoltre, di conoscere molte tecniche e i loro rispettivi segreti, dall’affresco all’acquerello passando per la pittura ad olio o con materiali contemporanei. Dopo la maturità, però, Arianna ha intrapreso una strada diversa, seguendo l’altra sua grande passione, ossia la musica, mantenendosi con vari lavori prima di approdare a Bologna, esperienza per molti versi non facile e solitaria ma che alla lunga le è servita per rafforzare carattere e convinzioni. Ritornata a Vicenza le delusioni dal mondo della musica, spesso torbido e in mano a persone senza scrupoli sono aumentate, da che è scaturita la decisione di chiudere con i “sogni irrealizzabili” per concentrarsi su cose più concrete. Arianna allora è ripartita con altri lavori per qualche anno, ma nel frattempo il richiamo della pittura cresceva fino a diventare ineluttabile, portandola a cimentarsi con alcune prime opere eseguite per sé stessa, sorta di esperimenti fatti su controsoffitti con sabbia e sassi! Presto Arianna nota che la sua tecnica, la quale voleva ricreare l’effetto di un campo di terra, era imperfetta e che i diversi materiali utilizzati, non solo non si fissavano ma rendevano pure i controsoffitti troppo pesanti. Di conseguenza da cinque anni è passata alle tele, affinando sempre più le proprie capacità e iniziando a usare vernici, acrili e solventi: per due/tre anni preferendo colori scuri, poi per un anno più colori fino ad approdare in quest’ultimo periodo quasi esclusivamente al bianco e nero, con dipinti meno “squadrati” dove scompaiono le linee.

 


Nello studio di Vallonara con l’artista.

 

RIFERIMENTI IN RETE
http://aristto.altervista.org/

TERRA. Interferenze in mostra a Nove