ROBERTO CONTINI, Susanna e i vecchioni del Museo Civico di Bassano

Atelier napoletano di Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni, 1650 circa, olio su tela, 168 x 112 cm. Bassano del Grappa, Museo Biblioteca e Archivio.

 

Da: Artemisia Gentileschi. Storia di una passione; catalogo della mostra, Milano 2011, scheda n° 45, p. 238.

«… È da chiedersi se questa onorevole replica sia nata in queste vesti oppure sia stata oggetto di amputazioni, in quanto a petto dell’opera morava si accusa la dismissione di una porzione equivalente a circa quaranta centimetri, a sinistra della protagonista. Peraltro, portata a questa più concitata misura, la composizione sembra guadagnarci in coesione formale e ordine, nella pur un po’ soffocante compressione… Tacciare brutalmente di inispirata desunzione una pittura quale questa bassanese, lascito (1973) di Mary Dirouhi Megrditchran, vedova Agostinelli, – pittura peraltro contraddistinta da gran copia di varianti rispetto al putativo archetipo -, non sarebbe asserzione legittima. Nelle sue differenze essa corrisponde perfettamente al modus operandi e alla spavalderia dialettica professata dall’orgogliosa quanto mendace pittrice Artemisia, quando arriva a dichiarare originalità a tutti i costi in ogni dettaglio [missiva del 13 novembre 1649 a don Antonio Ruffo] per ciascuna delle sue creazioni! Si tratta dunque dell’iterazione di un tema e di un’iconografia per le quali la pittrice dovette essersi guadagnata un rimarchevole consenso, nella quale regola della sua intransigente – ma tutt’altro che ferrea – inclinazione etica verso la varietas risulta in linea di massima rispettata.»

ROBERTO LONGHI, Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi, Giuditta che uccide Oloferne, 1620 ca., olio su tela, 199 x 162,5 cm. Firenze, Uffizi.

 

Da: Gentileschi padre e figlia; in “L’Arte” 1916, ed. 1961.

«… Chi penserebbe infatti che sopra un lenzuolo studiato di candori e ombre diacce degne d’un Vermeer a grandezza naturale, dovesse avvenire un macello così brutale ed efferato … Ma – vien voglia di dire – ma questa è la donna terribile! Una donna ha dipinto tutto questo? … che qui non v’è nulla di sadico, che anzi ciò che sorprende è l’impassibilità ferina di chi ha dipinto ed è persino riuscita a riscontrare che il sangue sprizzando con violenza può ornare di due bordi di gocciole al volo lo zampillo centrale! Incredibile vi dico! Eppoi date per carità alla Signora Schiattesi – questo è il nome coniugale di Artemisia – il tempo di scegliere l’elsa dello spadone che deve servire alla bisogna! Infine non vi pare che l’unico moto di Giuditta sia quello di scostarsi al possibile perché il sangue non le brutti il completo novissimo di seta gialla? Pensiamo ad ogni modo che si tratta di un abito di casa Gentileschi, il più fine guardaroba di sete del ‘600 europeo, dopo Van Dyck».