ANTONIO PALOMINO, Jusepe de Ribera

Da: Antonio Palomino, El Parnaso español pintoresco laudado, 1724 (in I Classici dell’Arte n° 76, 2012, p. 183)

«Ribera si dilettava non tanto a dipingere cose dolci e pie, quanto a rivelare quelle tremende e sgradevoli, come i corpi dei vecchi, secchi rugosi e consunti, con il volto asciutto e macilento; tutto puntualmente ripreso dal vero, con estrema maestria, vigore ed eleganza di tratto: come dimostra il san Bartolomeo al martirio, scorticato con l’anatomia interna del braccio messa a nudo…»

In copertina:
Jusepe de Ribera, Martirio di san Bartolomeo, 1616-1618, olio su tela, 179 x 139 cm. Osuna, Collegiata, Museo Parroquial.

ROBERTO LONGHI, Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi, Giuditta che uccide Oloferne, 1620 ca., olio su tela, 199 x 162,5 cm. Firenze, Uffizi.

 

Da: Gentileschi padre e figlia; in “L’Arte” 1916, ed. 1961.

«… Chi penserebbe infatti che sopra un lenzuolo studiato di candori e ombre diacce degne d’un Vermeer a grandezza naturale, dovesse avvenire un macello così brutale ed efferato … Ma – vien voglia di dire – ma questa è la donna terribile! Una donna ha dipinto tutto questo? … che qui non v’è nulla di sadico, che anzi ciò che sorprende è l’impassibilità ferina di chi ha dipinto ed è persino riuscita a riscontrare che il sangue sprizzando con violenza può ornare di due bordi di gocciole al volo lo zampillo centrale! Incredibile vi dico! Eppoi date per carità alla Signora Schiattesi – questo è il nome coniugale di Artemisia – il tempo di scegliere l’elsa dello spadone che deve servire alla bisogna! Infine non vi pare che l’unico moto di Giuditta sia quello di scostarsi al possibile perché il sangue non le brutti il completo novissimo di seta gialla? Pensiamo ad ogni modo che si tratta di un abito di casa Gentileschi, il più fine guardaroba di sete del ‘600 europeo, dopo Van Dyck».