UN DIPINTO DA RECORD. 450 milioni di dollari per il Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci

 

Mai prima di oggi era stata valutata così tanto un’opera d’arte; ben 450 milioni di dollari è quanto sborsato da un compratore anonimo per aggiudicarsi il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci all’asta tenuta da Christie’s venerdì scorso. In realtà non vi è certezza assoluta che il dipinto in questione, una tavola in noce di 65,7 x 45,7 cm, raffigurante Gesù benedicente con la destra mentre tiene il globo con la sinistra sia del genio di da Vinci (1452-1519). Certo, vi cogliamo molti elementi tipici della sua produzione pittorica, su cui hanno fondato il proprio parere positivo importanti storici dell’arte quali Mina Gregori, Maria Teresia Florio e Pietro Marani. Altri studiosi altrettanto importanti, però, e tra questi basti citare Carmen Brambach (esperta di pittura rinascimentale italiana al Metropolitan Museum) e Carlo Pedretti parlano di una seconda mano, ossia quella di Giovanni Boltraffio o, persino, attribuiscono l’intera opera all’abile allievo di Leonardo. Se da un lato, per motivi di “sano campanilismo” non possiamo che essere contenti di vedere, finalmente, un capolavoro del nostro Rinascimento superare in attenzione e valutazioni artisti del XX secolo americano come Andy Wharol e Willem de Kooning, o altri altisonanti nomi europei sempre del Novecento come Picasso, Monet e l’italiano Modigliani, le perplessità rimangono tante. In primo luogo sulla paternità del dipinto, poiché come visto anche da noi in precedenti occasioni ci sono già state in passato opere magnifiche attribuite (non di rado per puri fini commerciali) a Leonardo, ma ora ascritte ai suoi allievi più dotati. E riguardo questo aspetto vorremmo sottolineare con forza che un capolavoro non è fatto dal nome dell’artista, ma lo è di per sé o non è tale e, quindi, nel caso specifico anche gli allievi di Leonardo sono stati capaci di produrre opere di assoluta e impareggiabile bellezza. Il secondo aspetto da analizzare è la spettacolarizzazione delle aste contemporanee, da dove sembra essere proposta un’immagine distorta e poco rispettosa dell’arte. Volendo essere più chiari, non capiamo come si possa spiegare, alla luce della freddezza dei paperoni di oggi verso l’arte sacra, con conseguenti irrisorie valutazioni di capolavori pittorici per esempio di Tintoretto o dello spagnolo Zurbaran, originalissimi e assoluti maestri, un picco così per un dipinto che raffigura niente meno che il Cristo unico salvatore del mondo e messia. Ci pare una chiara mancanza di rispetto per l’Arte, per il significato intrinseco e la genesi (legata al tema della committenza) di opere come il Salvator Mundi: a voler passare a un altro livello critico, quasi una “blasfemia” figlia di narcisistici capricci che nell’asta di venerdì hanno portato a quasi 20 minuti di rilanci folli. Infine, ultimo elemento è che ormai ben sappiamo dalla storia quanto il collezionismo sia stato spesso mantello dietro il quale celare intenti decisamente poco edificanti. Per rimanere a casa nostra e negli ultimi anni, basti pensare alle opere rubate o acquistate da personaggi legati ai vari rami del crimine organizzato per ripulire il proprio denaro e ostentare il proprio potere tutto terreno. Il compratore è anonimo e i soldi sono tantissimi, quindi è più che lecito riporre scarsa fiducia sulla bontà di tutta l’operazione.

Una cosa è certa: il magnate russo Dmitry Rybolovlev ha portato a casa una stratosferica plusvalenza di ben 274 milioni di dollari, avendo acquistato il dipinto nel 2013 a soli, si fa per dire, 127 milioni di euro e potrà togliersi qualche altro capriccio, sempre che non voglia fare qualche opera pia almeno con parte del ricavato. In fondo Natale è dietro l’angolo e coerentemente con alcune piccole iniziative da noi promosse, speriamo sempre che l’arte possa almeno, se non essere compresa nella sua essenza, diventare un prezioso veicolo di solidarietà e di crescita sociale. In fondo, forse, è sempre stato questo il suo fine più nobile, la fruizione per il pubblico e la crescita della comunità in cui un’opera era stata pensata, commissionata e realizzata.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.ilsole24ore.com/art/arteconomy/2017-11-15/christie-s-all-asta-salvator-mundi-l-ultimo-leonardo-ma-e-davvero-leonardo-133559.shtml?uuid=AE2Is0BD&refresh_ce=1

http://www.lastampa.it/2017/11/15/cultura/lultimo-leonardo-allasta-da-christies-daBK9Dff0c54jtWfBJ2nZJ/pagina.html