PAUL GAUGUIN E IL CROWDFUNDING. Il restauro del Ritratto di Suzanne Bambridge

Oggi abbiamo il grande piacere di ospitare il contributo di un caro amico, col quale ho passato dei bei momenti in Azione Cattolica e non solo nell’adolescenza, e che ormai da tempo si è trasferito in Belgio con la propria famiglia per lavoro. Lo ringraziamo per questo contributo sul restauro di un pregevole dipinto di Paul Gauguin, cui ha contributo tramite la forma del crowdfunding.

 

Di FABIO BRUNELLO

Al suo arrivo a Tahiti, Paul Gauguin avevo bisogno di soldi e fu ben lieto di ricevere una commissione per un ritratto. Dopo 120 anni, quest’opera richiede ancora degli interventi significativi e quindi altri denari. S’intrecciano così le storie tra un olio su tela di Gauguin, dipinto nel 1891, ed una moderna raccolta in crowdfunding per finanziarne il restauro.

Qual è il legame tra questi elementi?

Il Ritratto di Suzanne Bambridge è un dipinto di dimensioni classiche (cm 50 x 73), uno dei pochi quadri con ritratto frontale nell’opera dell’artista francese. Pur non essendo una delle sue creazioni più note, rappresenta – a mio parere – un’interessante liaison tra il periodo bretone dell’autore (con paesaggi principalmente rurali) e la fase dei quadri su Tahiti, caratterizzati da colori vivaci e con natura e popolazione polinesiana quali soggetti principali. Lo sguardo di Suzanne, che aiutò Gauguin ad inserirsi nel contesto locale tahitiano, è in tipica posa da ritratto e la sua veste ben si adatta alla ricerca del “primitivo” che Gauguin intendeva avere a Tahiti. Dopo varie peripezie, la fragile tela fu acquistata negli anni ’20 dai Musées royaux des Beaux-Arts di Bruxelles, il principale museo d’arte del Belgio, dove è tuttora conservata, nella sezione Fin-de-Siècle. Il quadro subì vari restauri, che ne alterarono alcuni aspetti, e richiedeva ora un nuovo intervento. L’approccio del restauratore, Etienne Van Vyve, è stato molto interessante, unendo le più innovative tecnologie a ritocchi ad acquarello. In collaborazione con l’Università di Liegi, sono state eseguite molteplici scansioni, dall’ultravioletto agli infrarossi, dalla rilevazione al mercurio a quella al bario, con lo scopo di identificare tutti gli interventi non attribuibili all’autore stesso.

Tutto ciò che è stato valutato come aggiunta o ritocco successivo a Gauguin è stato così tolto. Ne rimanevano alcune aree rovinate o vuote, che sono state coperte dal restauratore usando della pittura ad acquarello. Perché dell’acquarello su un dipinto ad olio? La risposta viene dallo stesso Van Vyve, che ha scelto tale tecnica per far capire chiaramente la sua attività rispetto all’originale, dando così la possibilità a futuri restauri di rimuovere il suo intervento se necessario: un bell’esempio di lungimiranza! Un’altra particolarità di questo restauro viene dalla modalità di finanziamento. Per ottenere un maggiore apporto economico, è stato richiesto un intervento di privati tramite il crowdfunding via un portale internet. Questa tipologia di raccolta, molto in voga per idee tecnologiche, è una versione moderna di una colletta, in cui ognuno può aderire in base alla propria disponibilità, a fronte di una ricompensa o per mero spirito filantropico. Nello specifico, non ci sono state vere ricompense a fronte dell’investimento, se non la soddisfazione di poter contribuire al restauro di un’opera d’arte.

L’intreccio tra nuove tecnologie e tecniche classiche, tra finanziamento in crowdfunding e minuzioso lavoro di recupero ha così consentito di ripresentare al pubblico un’opera significativa nella carriera di un maestro quale Gauguin.

 

In copertina:
Paul Gauguin, Ritratto di Suzanne Bambridge, 1891.