UN’ATTESA “LUNGA UN SECOLO”. Il 17 giugno scorso ha ufficialmente riaperto il Museo interdisciplinare di Messina

La sala con i due capolavori di Caravaggio.

 

Correva l’anno 1914 quando re Vittorio Emanuele III di Savoia istituì con Regio decreto il Museo di Messina. Nelle intenzioni iniziali il Museo doveva essere soprattutto una delle massime prove di rinascita per Messina, a pochi anni dal devastante e drammatico terremoto che il 28 dicembre 1908 rischiò di cancellarne in un sol colpo ogni eredità artistica e architettonica. Ci sono voluti, però, 103 anni per riaprire definitivamente e in tutto il suo splendore questa grande collezione d’arte, probabilmente la più completa in Sicilia sul piano culturale e temporale, poiché abbraccia molti secoli e stili differenti: dai numerosi reperti archeologici (tra cui uno strepitoso rostro romano) ai grandi capolavori di Antonello da Messina, Colijn de Coter e Caravaggio; dalla magnifica Berlina del Sentato (1742) di Domenico Biondo e Letterio Paladino alla Conca di Gandolfo (1135). Troppo a lungo, infatti, solo 200 opere sono state esposte a rotazione (su un totale di circa 20.000 i reperti) all’interno dell’ex Filanda Mellinghoff, «opificio ottocentesco risparmiato dal sisma e destinato per decenni a sede “temporanea”».
Nei mesi scorsi c’è stato ancora qualche spiacevole disguido, per chi si è trovato a pagare un biglietto senza poter vedere tutte le sale. Il problema finisce, comunque, in secondo piano davanti al grande sforzo e lavoro in primo luogo della direttrice Caterina di Giacomo e dei suoi più stretti collaboratori. Grazie alla loro tenacia si è realizzato un piccolo miracolo, dopo un’infinità di intoppi, problemi finanziari e un progetto del 1984 (completato nel 1995) rivelatosi a dir poco da barzelletta, se si pensa che non aveva calcolato le dimensioni dell’Adorazione dei pastori (1609) e della Resurrezione di Lazzaro (1609) del Merisi. Il 17 giugno scorso, quindi, si è finalmente inaugurato ufficialmente il MuMe (Museo interdisciplinare regionale di Messina) alla presenza di numerose autorità politiche e religiose, a dimostrazione dell’importanza di tale patrimonio artistico, spirituale e culturale per la città di Messina, che ora può vantare un grande polo museale e una sicura attrazione per turisti e studiosi.
Certo, i problemi non sono finiti e basti pensare che manca il personale necessario per una struttura che vanta in tutto (tra sale con esposizioni permanenti e temporanee, aree verdi, biblioteca, archivio e depositi) 17.000 mq. Ma, da quando nel 2013 Caterina di Giacomo assunse l’incarico direttivo e iniziò a lavorare con la dott.ssa Grazia Musolino e gli architetti Gianfranco Anastasio e Rosario Vilardo, a un nuovo progetto museale, ci è stata un’accelerazione sorprendente, che ha portato a un risultato impensabile e i messinesi ad avere un prezioso luogo che narri la loro identità. Infine non fa sottovalutato il fatto che, in una nazione spesso e volentieri madre di sprechi, lavori interminabili e ruberie di varia natura, si è arrivati a dimostrare che con persone capaci e volenterose non c’è problema che non si possa risolvere. Il MuMe è già riuscito a dare una preziosa iniezione di fiducia.

 

 

RIFERIMENTI IN RETE

https://www.facebook.com/Museo-regionale-di-Messina-481659268565015/

http://www.strettoweb.com/2017/06/messina-apre-al-pubblico-la-nuova-area-del-museo-visitatori-pronti-ad-ammirare-i-reperti-che-raccontano-27-secoli-di-storia-foto-e-interviste/566900/

http://insideart.eu/2017/06/19/a-messina-ha-aperto-il-mume-il-museo-interdisciplinare-regionale-piu-grande-dellitalia-meridionale/