CON GLI OCCHI DI ROBERT CAPA

Estratto dall’articolo La guerra raccontata attraverso Robert Capa (in foto) scritto per il n.2 dell’11 novembre 2017 del settimanale Bassano Week .

 

Al Museo Civico di Bassano fino al 22 gennaio 2018 è celebrato il grande fotografo di origini ungheresi.

<<…Sono esposte poi, opere meno famose forse, ma che toccano ugualmente le nostre coscienze, mostrando il lato peggiore dell’umanità: quella che a guerra finita faceva sfilare una donna rasata con il proprio neonato in braccio per le strade di Chartres (18 agosto 1944), schernita dalla folla per la relazione avuta con un tedesco. Chiude il percorso una selezione più intima, dedicata alle amicizie nel mondo della cultura (tra cui Picasso, Matisse, Hemingway, Ingrid Bergman e John Houston), dove scopriamo un Robert Capa sempre innamorato della vita, nonostante le atrocità viste e la mai colmata perdita di Gerda.>>

 

In copertina:
Robert Capa, Motociclisti e una donna percorrono la strada da Nam Dinh a Thai Binh, Vietnam, 25 maggio 1954.

 

Un’interessante analisi sulla discussa foto Morte di un miliziano lealista

BEAUMONT NEWHALL, Edward Weston

Edward Weston, Dune bianche, Oceano (California), 1936, stampa alla gelatina – sale d’argento.

 

Da: Storia della fotografia; Torino 1984, pp. 258-259.

«Weston spinse la sua concezione fino al virtuosismo. Esigeva chiarezza di forme, voleva che ogni zona dell’immagine fosse nettamente stagliata, che i materiali e le strutture delle cose avessero il fascino dell’illusione. Il fatto che la macchina fotografica possa vedere di più dell’occhio nudo costituì per lui, per lungo tempo, uno dei grandi miracoli della fotografia. In un paesaggio dei Weston tutto è nitido, dall’immediato primo piano alla più lontana distanza: se guardiamo la stessa scena nella realtà, i nostri occhi colgono tutti i particolari uno dopo l’altro. […] Nelle fotografie di Weston i particolari sono così concentrati e ridotti da richiedere, per essere visti, uno sforzo muscolare assai minore da parte dell’osservatore, il quale, senza rendersene conto, si sente fisiologicamente sollevato».

BEAUMONT NEWHALL, Ansel Adams

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Ansel Adams, Canyon de Chelly, Arizona, 1941. Washington D.C., National Archives.

 

da: Storia della fotografia; Torino 1984, p. 263.

«Geloso difensore delle bellezze naturali, amante della montagna e della solitudine, Adams dedicò tutto il suo tempo all’interpretazione della natura. Le sue splendide fotografie apparvero in molti libri di cui curava personalmente la pubblicazione. Come Strand, e nella tradizione di Emerson, Stieglitz e Coburn, Adams imparò tutti i complessi segreti della riproduzione fotografica».