DE NITTIS vs. GOUPIL

Da: F. MAZZOCCA, 1873-1875. Al Bois de Boulogne. De Nittis pittore della vita moderna e gli impressionisti; in E. ANGIULI e F. MAZZOCCA (a cura di), De Nittis; catalogo della mostra, Venezia 2013, p. 113:

 

Adolphe Goupil, Lettera a Léontine, 11 aprile 1874.

«Dipende completamente dal signor De Nittis aumentare le sue entrate ed estinguere poco a poco il debito che ha contratto con noi. Per questo bisogna che ascolti un po’ meno i consigli di certi amici e molto di più i gusti degli acquirenti. Quanto a noi, lo sapete, non cessiamo di dirgli le nostre opinioni, che dovrebbero influenzarlo, tanto più che son motivate da un’amicizia molto sincera e dal nostro grandissimo desiderio di trarlo dall’imbarazzo in cui si trova per il momento».

 

Fernando Mazzocca, testo critico.

«Ma la decisione era stata ormai presa, perché, influenzato da amici come Monet e Caillebotte, e certamente colpito anche dalle critiche che gli aveva rivolto con la consueta sincera brutalità Cecioni, aveva accettato il 5 aprile l’invito di Degas a esporre alla prima mostra degli impressionisti presso lo studio del fotografo Nadar in boulevard des Capucines. Vi aveva inviato cinque dipinti: Paesaggio presso Blois, Studio di donna, Strada in Italia, Campagna vesuviana e Il sorgere della luna. Vesuvio. Gli ultimi due erano quegli studi en plein air non finiti e troppo realistici che avevano suscitato lo sconcerto di Goupil.

Sentì il bisogno di motivare la sua scelta in una lunga lettera inviata a Cecioni, pregandolo di pubblicarla, per cui uscì nel numero del 16 aprile – la mostra degli impressionisti era stata inaugurata il giorno prima – de Il Giornale Artistico. Era un’esplicita dichiarazione del suo passaggio all’opposizione “realista” rispetto al gusto ufficiale:

 

De Nittis, Lettera a Cecioni.

…vedendo che la mia arte non aspirava né si contentava della sola espressione c’est charmant, ma che invece mirava ad acquistare l’interesse che ha acquistato nel nucleo degli artisti realisti, oggi il risultato di tutto questo mi ha portato alla legittima conseguenza di vedermi rifiutato al Salon».

 

Giuseppe De Nittis, Sulle falde del Vesuvio, 1872. Milano, Galleria d’Arte Moderna.

CLAUDIO PESCIO, i luoghi degli impressionisti


Edouard Manet, Cameriera con boccali in una birreria, 1877-1879. Londra, National Gallery.

 

Da: Impressionisti. La nascita dell’arte moderna; Firenze-Milano 2005, p. 154.

«Se si dovesse dire con esattezza dove nacque l’impressionismo, la scelta cadrebbe certamente sul Café Guerbois, al numero 11 della grande rue des Batignolles, poi trasformata in boulevard de Clichy. Negli anni Settanta Manet vi si recava quasi ogni giorno verso le sei del pomeriggio, e lì aveva costituito un circolo di amici pittori e critici […]
Manet aveva trasformato il locale, situato a due passi dal suo studio, proprio di fronte al suo fornitore di colori, in un vero e proprio quartier generale. Fra i frequentatori vi erano regolarmente Whistel, Fantin-Latour, Duranty, Zola, Costantin Guys, Duret, Bazille con il comandante Lejosne, e più tardi Edgar Degas, Claude Monet, Pizzarro, talvolta anche Sisley e Cézanne.»

 

 

PIERRE-AUGUSTE RENOIR, Lettera a Marguerite Charpentier


Pierre-Auguste Renoir, Madame Charpentier con i figli, 1878. New York, Metropolitan Museum.

 

Da: Lettera a Marguerite Charpentier, Venezia, autunno 1881.

«Cara signora,
dovevo pranzare con voi, e ne sarei stato lietissimo, perché è da tempo che non ci vediamo. Ma ho deciso improvvisamente di partire e sono stato preso dalla smania di vedere Raffaello. Sto dunque per divorare la mia Italia. Ho visto la bella Venezia ecc., ecc. Inizio da nord e percorrerò tutto lo stivale già che ci sono. Quando il mio viaggio sarà finito festeggerò, venendo a pranzo da voi. Spero che mi riceverete ugualmente, nonostante la mia ingratitudine. Un uomo che ha visto Raffaello. Che pittore eccezionale! Ma voi vorrete che vi racconti cosa ho visto a Venezia. Prendete allora un battello, andate al quai des Orfèvres o davanti alla Tuileries. Per i musei andate al Louvre. Per il Veronese andate al Louvre. Resta Tiepolo, che non conoscevo. Ma viene a costare un po’ caro. Scherzo: Venezia è bellissima, bellissima la laguna, quando il tempo è bello. Stupendi San Marco, palazzo Ducale, stupendo il resto. Ma io preferisco Saint-Germain-l’Auxerrois.
Parto per Roma. Addio Venezia mio bel Paese terra promessa bel paradiso. Ho fatto uno studio che rappresenta Palazzo Ducale, non era mai stato fatto.
Ricordate, per cortesia, alla cara mamma Charpentier di dire a Paum che poserà al mio ritorno, e che attenda un po’, non sia troppo impaziente. Un saluto a Georges.
Molto cordialmente.
Renoir».

 


Pierre-Auguste Renoir, Bagnante bionda I, 1881. Williamstown, Sterling and Francine Clark Art.