LORENZO BARTOLINI, L’ammostatore o Pigiatore d’uva o Bacco fanciullo

Nato a Savignano (Prato) nel 1777 e morto a Firenze nel 1850, Lorenzo Bartolini è stato uno dei principali protagonisti della scultura in Italia dopo la morte di Antonio Canova. Al termine di un periodo formativo tra botteghe di marmisti e alabastrai, Bartolini approdò nell’atelier del massimo pittore francese a cavallo tra Sette e Ottocento, Jacques-Louis David (1748-1825), convinto giacobino e come ben noto autore di dipinti legati principalmente ai temi della rivoluzione francese e dell’Impero napoleonico. Durante quest’esperienza lo scultore pratese conobbe Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), instaurando con lui una solida e fruttuosa amicizia, basata sull’ammirazione per l’arte arcaica greca e quella rinascimentale italiana. Nel 1807, probabilmente anche grazie all’appoggio di Denon, Bartolini ricevette da Elisa Baciocchi, Bonaparte, sua grande estimatrice e committente di ritratti di famiglia, il ruolo d’insegnante all’Accademia e la direzione del Banco Elisiano a Carrara. Nel 1813, però, le rivolte popolari anti-francesi ne devastarono lo studio, tanto indurlo a seguire Napoleone sull’Isola d’Elba. Più tardi, nel 1815, si stabilirà a Firenze, dove cinque anni più tardi incontrerà nuovamente Ingres, il quale, avendo vinto il Prix de Rome era in Italia già dal 1806. Quest’incontro rappresentò un vero punto di svolta, poiché da allora Bartolini abbandonerà definitivamente il classicismo di stampo accademico di David, per diventare il massimo esponente del Purismo, influenzato dall’arte toscana del Quattrocento, ma anche da grandi maestri veneti come Tiziano Vecellio.

Il metodo di lavoro di Lorenzo Bartolini sin dagli anni vissuti a Carrara era «basato programmaticamente su una libera ed espressiva messa in azione del modello, non condizionata dalla scultura classica» (Stefano Grandesso 2008). Tale approccio lo portò a scontrarsi con la visione di Pietro Benvenuti (che nel 1825 gli nega la cattedra) e il dogmatismo dei neoclassicisti. I suoi committenti ad ogni modo erano numerosi e in particolare stranieri, permettendogli così di perseguire la propria visione artistica in modo libero e, comunque, di ottenere nel 1840 la cattedra di scultura all’Accademia di Firenze.

L’Ammostatore o Bacco fanciullo o Pigiatore d’uva è una delle più importanti opere del primo periodo fiorentino. Il modello è datato tra il 1816-1820 circa, ossia ai primi mesi nel nuovo studio presso via della Scala, mentre non si conosce ancora quando effettivamente il conte Alexandre de Pour-talès-Gorgier gli commissionò la versione in marmo. Dispersa a seguito dell’asta del 1865, la scultura sarà riconosciuta con buone ragioni in quella all’Ermitage di San Pietroburgo, in connessione con la famiglia Joussupov. Una seconda versione, invece, si trova ai Musei Civici d’Arte e Storia di Brescia, misura 134 cm di altezza ed è molto tarda, poiché risale agli anni tra il 1842 e il 1844. Questa fu richiesta dal collezionista bresciano Paolo Tosio ed è curioso come rispetto la precedente abbia avuto maggiore successo e attenzioni, venendo da subito apprezzata per la sua adesione al “bello naturale”. Proprio in tale qualità risiede la visione artistica di Bartolini, che alla “bellezza ideale” di matrice classica preferisce appunto l’osservazione della natura. Tale convinzione è alla base di un aneddoto tutt’oggi celebre: nel 1840 durante una lezione Bartolini invitò gli studenti a osservare un’immagine di Esopo gobbo mentre fantastica sulle proprie favole, volendo loro insegnare la bellezza intrinseca alla natura in ogni sua forma, di là dal soggetto. L’Ammostatore per molti versi anticipa il desiderio di riforma didattica che Bartolini attuerà negli anni ’40 dell’Ottocento, giacché rivela una precisa volontà di adesione al vero. Esso richiama la lezione di Donatello (si osservi la posizione del braccio del tutto simile nel David) e Verrocchio, ma ancor più al Pigiatore d’uva di Benozzo Gozzoli nell’Ebbrezza di Noè (Pisa, Campo Santo). Il ragazzo dai folti boccoli ha il piede sinistro completamente immerso nell’uva, il che porta al movimento dell’anca e a un gioco mai eccessivo di contrapposti, accentuato dall’inclinazione del volto, non frontale e lontano dai modelli classici, instaurando un maggiore legame emotivo con l’osservatore d’impronta tipicamente italiana. Le linee sono perfette, morbide, scivolando in modo naturale e omogeneo dai tratti del viso al braccio destro abbandonato lungo il corpo, sino ai dettagli delle ginocchia in leggera tensione per controbilanciare il peso.

Ineccepibile la descrizione fatta già dal Tinti: «La bocca del fanciullo appare inumidita dal molto mosto mangiato, sul suo volto è diffusa l’espressione di una puerile e mite ebrietà, mentre il movimento del torso e delle gambe sembra che accompagni il ritmo di una georgica canzone; ma l’insieme, come le parti, nulla hanno di realistico, di episodico, essendo la narrazione del fatto reale assunta e riscattata dall’armonia dello stile» (M. Tinti 1836). In definitiva, il maestro savignanese sembra non dare importanza al titolo dell’opera e al suo significato, ma alla bellezza delle forme naturali in sé, che grazie a un buono stile e all’attenzione verso ogni “particolarità” vedono risaltato il loro carattere armonico.

 

Lorenzo Bartolini, Ammostatore o Pigiatore d’uva o Bacco fanciullo, 1820 ca., marmo. Brescia, Musei Civici di Arte e Storia.

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

M. F. APOLLONI, Napoleone e le arti; Art & Dossier n° 206, Firenze-Milano 2004.

S. BIETOLETTI, Neoclassicismo; in G. FOSSI (a cura di), I grandi stili dell’arte, Firenze-Milano 2007, pp. 600-605.

S. BIETOLETTI, Romanticismo; in G. FOSSI (a cura di), I grandi stili dell’arte, Firenze-Milano 2007, pp. 636,638, 646-649 e 652-653.

S. GRANDESSO, Ammostatore (Bacco fanciullo); in M. V. MARINI CLARELLI – F. MAZZOCCA – C. SISI, Ottocento da Canova a Quarto Stato; catalogo della mostra (Roma, Scuderie del Quirinale, 29 febbraio – 10 giugno 2008), Ginevra-Milano 2008, scheda n° 46, pp. 184-185.

M. V. MARINI CLARELLI – F. MAZZOCCA – C. SISI, Ottocento da Canova a Quarto Stato; catalogo della mostra (Roma, Scuderie del Quirinale, 29 febbraio – 10 giugno 2008), Ginevra-Milano 2008.

 

RIFERIMENTI IN RETE

https://www.ilcaffeartisticodilo.it/vincenzo-vela-la-preghiera-del-mattino/