IL RINASCIMENTO SOSPSESO DI SASSOFERRATO IN MOSTRA A PERUGIA. Dal Louvre a San Pietro. La collezione riunita

 

Pittore anagraficamente seicentesco, Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato (Sassoferrato 1609 – Roma 1685) è un caso affascinante, seppur non isolato (si pensi a Pietro della Vecchia in Veneto, legato fortemente ai modelli cinquecenteschi come Giorgione) di eterno rinascimentale. Le sue opere, infatti, sembrano uscire dal pieno Rinascimento di Raffaello e Perugino, prima che gli accadimenti storici, politici e la morte stessa di Santi incrinassero la fiducia sul futuro della penisola italiana e scuotessero la stessa produzione artistica. La pittura del Sassoferrato è come rimasta felicemente ferma ai decenni a cavallo tra XV e XVII secolo.

Lo dimostra in primo luogo la meravigliosa Giuditta con la testa di Oloferne (1639 circa), capolavoro che non ha incrociato nemmeno di sfuggita le drammatiche e brutali interpretazioni del medesimo soggetto di Caravaggio e Artemisia Gentileschi. L’eroina biblica tiene la testa del generale ucciso, di cui si vedono gli accampamenti nel luminoso e verdeggiante paesaggio sulla destra, con una naturale grazia. L’efferata decapitazione è solo un lontano ricordo, sottolineato dallo stesso pallore del volto di Oloferne, privo di sangue e qualsivoglia smorfia di dolore. Tutto è sfumato in una luce eterea e carica di speranza cristiana, la quale scivola dolcemente sulle vesti della santa, accentuandone il rosso della tunica, il blu della sopravveste e i preziosi ricami in oro. La santa si presenta come una nobildonna fuoriuscita dalle pale d’altare venete del primo Cinquecento, adornata di una coroncina e di un’elegante collana di perle a suggerirne l’assoluta castità. È proprio vero, osservando questo emozionante dipinto, che come scriveva Federico Zeri e recentemente riportato Cristina Galassi il suo bianco «non è mai bianco puro, c’è sempre qualche goccia di giallo, di ocra». Tale caratteristica si apprezza ancor più nella gloriosa Immacolata concezione (1639 circa) giunta a Perugia in questi mesi, a distanza di due secoli dal suo furto per mano napoleonica (nel 1812 Dominique Vivant Denon la portò al Louvre, all’epoca Musée Napoléon, dove tutt’oggi si trova), in occasione della mostra curata da Cristina Galassi e Vittorio Sgarbi: Sassoferrato dal Louvre a San Pietro. La collezione riunita (Perugia, Complesso di San Pietro, 8 aprile – 1 ottobre 2017). La Madonna, vestita nel canonico abbinamento blu-rosso, ha il capo cinto da un velo che non potremmo di certo dire bianco; dello stesso colore delle vaporose nuvole da cui compaiono i graziosi e sorridenti angioletti. Le mani giunte in preghiera, il volto devotamente rivolto in alto verso il Padre, l’eliminazione di qualsiasi dettaglio superfluo e l’armonioso equilibrio tra toni e volumi ne fanno un capolavoro della pittura sacra seicentesca.

L’Immacolata Concezione si ricongiunge, dunque, agli altri sedici dipinti appartenenti al Complesso di San Pietro, dov’è custodita la più estesa collezione di opere del Salvi al mondo. La mostra, però, presenta anche opere di contemporanei del Sassoferrato come il caravaggesco Spadarino, e alcuni suoi imitatori, per un prezioso confronto sulla produzione pittorica umbra del periodo. Non mancano, inoltre, nuovi spunti di riflessione, atti a dimostrare quanto il nostro pittore non fu un semplice copista, ma artista che in ogni occasione non mancò di inserire un proprio tocco personale, pur con discrezione e umiltà rispetto i modelli passati. Si osservi allora il San Mauro del Perugino, datato 1498, e la copia del 1649 del Sassoferrato. Dal confronto si noterebbe nell’espressione del secondo un maggior “rigore monastico”, frutto del clima controriformista e accentuato dalla scelta di un blu più scuro, dall’eliminazione del parapetto sullo sfondo, probabilmente ritenuto superfluo dal Salvi e dalla riduzione dell’aureola a una sottile linea dorata. A ciò si aggiunge che il suo soggiorno a San Pietro tra i benedettini, dovette indurlo a condividere (in un moto spontaneo, poiché non traspaiono forzature di nessun genere dalle sue opere) la vita monastica e austera, portandolo a “spogliarsi” in parte del proprio bagaglio artistico per meglio apprezzare quel luogo di profonda spiritualità. Massimo Pulini, quindi, coglie correttamente quello che potremmo definire l’approccio “minimalista” del Salvi in opere come il poc’anzi citato San Mauro, giungendo alla felice definizione di «pittore di levatura mistica» priva di qualsiasi retaggio barocco. In altre parole i padri benedettini gli chiesero di riprodurre gli esempi di Perugino e Raffaello, distanti temporalmente, ma da loro ritenuti, evidentemente, ancora insuperati su quello spirituale. La risposta del Sassoferrato furono opere dalle composizioni sobrie, classiche ed equilibrate dove l’indubbia fedeltà ai maestri è arricchita da aggiunte e interpretazioni personali. Osservando in mostra la Maddalena penitente del 1649 accanto a quella di Domenico Tintoretto, datata all’ultimo decennio del XVI secolo (Roma, Pinacoteca capitolina) non si mancherebbe di cogliere rimandi diretti al pittore veneziano. Medesimo è il taglio della composizione, la posizione delle mani e gli attributi della santa (il crocifisso, l’ampolla, il teschio e il libro aperto), eppure l’effetto è differente, rimarcato dalla diversa scelta di indirizzare il volto, nel caso del Sassoferrato verso il crocifisso, nel Tintoretto verso la luce divina in alto a sinistra. I contorni nel pittore marchigiano sono più morbidi e levigati, figli dei canoni di bellezza umana – e in particolare femminile – raffaelleschi, così come il volto maggiormente sensuale rispetto all’ascetica interpretazione del veneziano. Ad ogni modo entrambi mettono in scena due immagini di sapore intimista e contemplativo. Proseguendo s’incontra la dolcissima Madonna col Bambino (1630 circa) proveniente dalla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, la quale dà ragione a chi già nel Settecento lo definì «pittore delle belle Madonne». Quest’opera ricorda le tante Madonne appese nelle camere da letto delle nostre nonne, è un delicato omaggio alla Vergine e al Gesù bambino, nonché alla maternità.

Infine va segnalato che nella città natale del Salvi fino al 5 novembre saranno esposti presso Palazzo degli Scalzi (Sassoferrato) una serie di disegni di gusto classico e naturalista del Salvi, alla mostra La devota bellezza. Il Sassoferrato nella collezione reale Britannica curata da François Macé de Lépinay. I due eventi sono stati pensati in modo indipendente e approfondiscono temi diversi, nel caso di Perugia (dove da poco è stata inserita nel percorso espositivo che comprende una quarantina di opere anche Betsabea al bagno) appunto il soggiorno umbro di Giovan Battista Salvi e le commissioni dei benedettini di San Pietro; nel secondo il modo di operare e la grafica, ancora per buona parte da sviscerare. Niente male per un pittore ancora poco conosciuto, ma che grazie a questi lavori di ricerca potrà essere maggiormente apprezzato nell’indiscutibile qualità formale e spirituale della sua produzione.

 

Nota dell’autore: salvo diverse indicazioni le opere citate si trovano a Perugia, Complesso monumentale di San Pietro.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

C. GALASSI (a cura di), Sassoferrato dal Louvre a San Pietro. La collezione riunita; catalogo della mostra (Perugia, Complesso monumentale di San Pietro, 8 aprile – 1 ottobre 2017), Perugia 2017.

C. GALASSI, Il pittore delle belle Madonne. Giovan Battista Salvi il Sassoferrato a Perugia; in Art & Dossier n° 344, rivista, Firenze-Milano 2017, pp. 64-69.

F. GREGOROVIUS, Passeggiate per l’Italia (1861); vrs. Dal tedesco di M. CORSI, Roma 1907, p. 141.

S. PAPETTI & F. M. DE LEINAY, Sassoferrato. La devota bellezza; Milano 2017.

M. PULINI, Sassoferrato. Il tempo sospeso; in «Avvenire», 23/06/2017, p. A14.

F. ZERI, Sassoferrato copista; San Severino Marche (MC) 1999.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_610885279.html

Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita

http://www.ladevotabellezza.it/