TERRA. Interferenze in mostra a Nove

 

Dalla presentazione per l’inaugurazione di sabato 22 ottobre 2016.

«…Pensiamo a Giovanni Bellini e Cima da Conegliano, la cui pittura è inscindibilmente connessa con il territorio veneto, i suoi paesaggi e la sua bellezza, interpretata come fonte di sostentamento soprattutto dello spirito. E a questo filone interpretativo sembra guardare a nostro avviso in particolare Omar Neal, le cui foto raffigurano una natura eterea e senza tempo, spesso avvolta nella nebbia, dove perdersi nel silenzio e nella solitudine per ritrovare pienamente se stessi. Come lui anche Akiko indaga l’aspetto più spirituale dell’elemento terra, anche se da una prospettiva capovolta, facendoci meditare su come tutti noi nasciamo “da un medesimo albero”, ci alimentiamo e ritorniamo a esso nonostante le diversità caratteriali e culturali: aspetto di cui dobbiamo prendere coscienza per creare una società più giusta e pacifica. Sempre in questo filone possiamo inserire idealmente Arianna Zannoni, la quale disvela con grande delicatezza il lato nascosto della natura, la bellezza nel vedere una piccola lumaca nutrirsi secondo il proprio ritmo, creando una sorta di cortocircuito con il metronomo e le auto che sentiamo in sottofondo. La lettura che ne traiamo è che il tempo è un bene prezioso che va di là dall’aspetto quantitativo e consumistico cui la mentalità contemporanea l’ha relegato. Giulia Zappa interpreta la terra come luogo della sepoltura, condividendo in un video l’esperienza della morte dell’amato gatto, di cui si è innestata nel corpo alcuni batuffoli di pelo nel tentativo, forse, di sanare quella perdita.

A questa visione più interiore si affianca un altra se vogliamo più pratica, che ha in Jena-Francois Millet e Vincent Van Gogh due precedenti illustri, con le loro opere dedicate all’asprezza della vita contadina, alla durezza del lavoro dei campi. Arianna Sperotto rientra a nostro avviso in quest’ottica, con i suoi dipinti fatti di sabbia, paglia e resina, dove il pennello è abbandonato a favore di una gestualità più libera e schietta. I suoi campi non sono, perciò, semplici visioni ma riannodano concretamente e in modo diretto un legame in parte spezzato. Il lavoro di Marco Mantesso poi, ci parla di oggetti abbandonati, destinati all’oblio e nel peggiore dei casi a inquinare la terra e i suoi piccoli abitanti. Osservando le sue opere si percepisce da un lato quanto lui si diverte nel crearle, ricordando l’importanza dell’aspetto giocoso nell’arte, dall’altro un forte valore etico. Marco, infatti, ridà vita e nobiltà a ciò che è stato scartato, attraverso le forme meravigliose degli insetti, a loro volta rivalutati ai nostri occhi. Molto interessante anche la proposta di Alice Tasca, la quale ci invita a chinarci per toccare la terra, a immergere le nostre mani per lasciarci sedurre e accarezzare. Ci accorgeremmo così che le nostre stesse mani usciranno mutate da quel contatto, così come quelle incise sui sei piccoli specchi, perché tutto ciò con cui il nostro corpo viene a contatto lascia un segno, un’emozione dentro di noi.

Andrea Clementi, infine, sembra intraprendere una terza via che unisce le precedenti. Se da un lato produce opere concrete, che hanno la consistenza ruvida delle corde di una nave, dall’altro vuole trasmetterci le “vibrazioni della Natura”; forme affascinanti come quelle di una ragnatele, fragile solo in apparenza; la convinzione già professata da Bernardo di Chiaravalle che “troverai più nei boschi che nei libri, cose che nessun maestro ti dirà”. E se ci sono due insegnamenti che Andrea ha colto e vuole condividere sono il valore del tempo e la bellezza di confrontarsi con i limiti del materiale che utilizza.

Otto artisti, otto percorsi e visioni differenti che s’intrecciano realizzando una mostra da cui uscire con una nuova consapevolezza del valore della terra, un desiderio nuovo di riscoprire il senso del tatto e l’unicità di ogni istante e forma di vita.»

Il testo completo è pubblicato nel cataloghino a corredo della mostra. Ringrazio di cuore gli artisti che mi hanno coinvolto in questo progetto vivace e ricco di sfaccettature.

Nota: si ringraziano per le foto i membri del gruppo Interferenze e il fotografo Luciano Pontarollo

 

RIFERIMENTI IN RETE
https://www.facebook.com/Interferenze-866291426783262/?fref=ts