DAL RINASCIMENTO A OGGI. Riassunto per immagini di una giornata a Firenze

 

A breve le nostre recensioni delle splendide mostre in corso a Palazzo Strozzi (Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna) e a Palazzo Medici Riccardi con l’amico Mauro Capitani (Viaggi di Vita e di Pittura), ma anche una doverosa riflessione sull’installazione posta in Piazza della Signoria che tanto sta facendo discutere in queste settimane.

BILL VIOLA. RINASCIMENTO ELETTRONICO. A Firenze è dedicata una grande mostra al maestro della videoarte (II)

Bill Viola, Self Portrait Submerged, 2013. Firenze, Galleria degli Uffizi.

 

(Parte II)

Ricollegandoci ora a quanto detto in apertura, l’avvicinamento di Viola ai maestri del passato avvenne per gradi, man mano che venivano “digeriti” a livello inconscio. Non a caso Viola parla dell’esperienza italiana, come di un periodo in cui ha finalmente sentito “a pelle” l’arte, imparando a comprenderla nella sua totalità, come qualcosa di fisico in grado di plasmare lo spazio circostante. Questo concetto, così distante dall’astrazione, si farà largo in lui, altresì, grazie a un’altra significativa esperienza: la visita al Museo del Prando nel 1984, dove scoprì i pittori fiamminghi e spagnoli, rimanendo scioccato dalle Pinturas negras di Goya. Ad ogni modo quest’avvicinamento troverà un primo vero compimento poco più tardi, alla metà degli anni ’90, periodo da cui si può idealmente far partire il “Rinascimento elettronico” di Bill Viola. Il valore senza tempo dell’arte antica d’allora sarà fondamentale nella visione del nostro artista, poiché lo condurrà a concentrarsi sui grandi temi e quesiti che da sempre toccano l’uomo. Ci riferiamo ovviamente alla vita, alla morte, alle emozioni, al concetto di sacro e al mistero ad esso strettamente connesso, infine, gli elementi naturali. Acqua, terra, fuoco e aria sono spesso presenti nelle opere di Viola, come i numeri “3” e “5”, il cui valore simbolico è desunto rispettivamente dal cristianesimo e dal buddismo. L’acqua in particolare acquisisce un peso preponderante nella sua produzione, e basti guardare il video Autoritratto sommerso del 2013, opera donata agli Uffizi dove l’artista, pur completamente immerso, trasmette un’inaspettata calma. Il riferimento è a un’esperienza vissuta all’età di sei anni, quando Viola rischiò di morire annegato durante una gita in montagna se non fosse stato per il tempestivo intervento dello zio. Quell’esperienza fu per lui una delle più belle mai affrontate, cosa che può apparire strana a molti, ma che l’artista spiega con il senso di pace e stupore percepiti dinanzi le bellezze celate sott’acqua, capaci in quei drammatici istanti di allontanare ogni paura.

Acqua, dunque, metafora di purificazione e del passaggio dalla vita alla morte, cui vogliamo affiancare almeno un secondo elemento, il fuoco. Quest’ultimo diventa simbolo infernale nel trittico The city of man (1989), video che rappresenta una tra le tante cittadine californiane, con le sue vie, il consiglio comunale, ma anche uno dei drammatici incendi che spesso mettono in ginocchio quelle terre (Viola vive con la moglie proprio in California). La natura e suoi elementi sembrano avere nell’artista newyorkese un valore da un lato molto intimo e personale, dall’altro sacro, desunto dal cristianesimo, sia per cultura materna sia per mezzo dell’arte, oltre che dalle religioni e filosofie orientali (forte l’influenza della tradizione giapponese). La natura ha la capacità di distruggere ogni cosa e allo stesso tempo di avvolgerci, rassicurarci, farci sentire vivi e liberi da timori e fragilità, parte di una creazione al contempo misteriosa e meravigliosa. Talvolta, però, la forza della natura ci tra-volge, come nel caso di The Crossing (1996) e The Deluge (2002). In questi esempi va posto l’accento sull’aspetto tattile e corporale presente in buona parte delle opere di Bill Viola, dove spesso le persone che mettono in scena le sue idee affrontano prove fisicamente non facili come un’inondazione, per quanto controllata.

Tornando a The city of man, formato e soggetto derivano chiaramente dalla tradizione Tre-Quattrocentesca, ricordando in particolare il fiammingo Hieronymus Bosch. Viola, ad ogni modo, non si accontenta di emulare o semplicemente richiamare una tradizione plurisecolare in modo passivo. Qui sta il secondo aspetto da noi apprezzato, ossia l’umiltà, unita alla padronanza del mezzo espressivo del video, con cui Viola ha saputo reinterpretare l’enorme eredità degli antichi maestri in modo tutt’altro che ossequioso e meccanico. Anzi, in questo Viola merita davvero il titolo di “maestro”, per la sua originalità e capacità di aggiungere valore alla tradizione, mettendosi sempre alla prova. Si pensi, ad esempio, al rapporto con la Visitazione (1528-1529 circa, Carmignano, pieve di San Michele Arcangelo) di Pontormo, cui s’ispira The Greeting (1995). Viola nel 1995 conosceva il capolavoro del Pontormo solo tramite le riproduzioni fotografiche sui libri, tanto che a distanza di molti anni, nel 2013, sarà per lui una fortissima emozione poterlo ammirare dal vivo, mentre era in restauro. A colpirlo furono i colori, davvero unici e lucenti del Pontormo, l’incontro di quelle donne, portatrici ognuna di emozioni e storie uniche e significative come quelle di Maria ed Elisabetta. Viola mentre lavorare a The Greeting aveva ormai imparato una lezione preziosa: una delle più grandi difficoltà con cui i pittori del passato dovevano confrontarsi risiedeva nel mezzo espressivo, la tela! Questa, difatti, permette di cogliere solamente un istante, un momento da fissare per sempre, spingendo l’artista a dar fondo a tutte le proprie abilità e conoscenze al fine di comunicare nel modo migliore con gli osservatori e accontentare i committenti. Si pensi appunto alla Visitazione del Pontormo, immagine rivolta ai fedeli che contiene un insieme complesso e sfaccettato di messaggi, insegnamenti morali, emozioni e storie. Viola parte da questo dato e, attraverso il moderno strumento del video, oltre alla non casuale scelta di operare in slow motion, ci mostra “il prima” e “il dopo” di quell’abbraccio. La maggior parte dei movimenti del viso e del corpo sono impercettibili a occhio nudo, ma Viola grazie alla tecnologia e con precise scelte formali riesce a svelarci con tutto il loro prezioso significato. Grazie al moderno strumento del video si può così, partendo dal passato e dalle emozioni, mai banali o superate, produrre nuovo valore e ampliare le capacità cognitive. La telecamera e gli altri strumenti tecnologici non sono per Viola meri mezzi meccanici, ma piuttosto parte di un “sistema filosofico”.

Terminando, l’arte rinascimentale dava centralità assoluta al corpo, tempio dell’anima attraverso il quale si manifestano le emozioni e percepisce lo scorrere del tempo. Se non si comprende questo punto, non solo non si comprende il passato, ma nel caso di Viola nemmeno il presente né il suo modo d’intendere la videoarte!
La produzione di Bill Viola è una fusione di cinema, pittura, elementi tratti dal reale e molto altro che assieme, però, non si addizionano semplicemente ma creano qualcosa di nuovo, «un’espansione dei livelli di realtà». Se gli affreschi di Giotto e Masaccio anticipano di secoli il cinema e i video, Bill Viola è un degno successore, capace di toccare nel profondo uomini e donne di ogni parte del mondo, precursore – speriamo – di un “nuovo Rinascimento” nell’era digitale.

 

The Greeting di Bill Viola in dialogo con La visitazione del Pontormo

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

F. ARDITI, Il più grande videoartista? Giotto; in L’Unità, quotidiano, 4 ottobre 2002, p. 29.

M. G. BICOCCHI, art/tapes/22 – tra Firenze e santa teresa dentro le quinte dell’arte (‘73/’87); Venezia 2003.

A. GALANSINO, Bill Viola; Art & Dossier n° 341, Firenze-Milano 2017.

A. GALANSINO, La storia è parte del presente. Bill Viola; Art & Dossier n° 343, rivista, Firenze-Milano 2017, pp. 26-31.

A. GALANSINO & K. PEROV (a cura di), Bill Viola. Rinascimento elettronico; catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 10 marzo – 23 luglio 2017), Firenze-Milano 2017.

K. PEROV (a cura di), Bill Viola. Visioni interiori; catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle esposizioni, 21 ottobre – 6 gennaio 2008), Firenze-Milano 2008.

R. POLESE, Il colore Viola del Manierismo; intervista in “La Lettura”, supplemento al Corriere della Sera, 23 febbraio 2014, p. 16.

L. SEBREGONDI, Umanità al plasma. Bill Viola a Firenze; Art & Dossier n° 341, rivista, Firenze-Milano 2017, pp. 18-23.

C. TOWSEND (a cura di), L’arte di Bill Viola; ed italiana, Milano 2005.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.palazzostrozzi.org/mostre/bill-viola/

http://www.billviola.com/

 

BILL VIOLA. RINASCIMENTO ELETTRONICO. A Firenze è dedicata una grande mostra al maestro della videoarte (I)

The Deluge di Bill Viola in dialogo con Il Diluvio e recessione delle acque di Paolo Uccello.

 

Parte I

È in corso in queste settimane la più importante mostra mai dedicata al massimo esponente della videoarte, dal significativo titolo Bill Viola. Rinascimento elettronico (Firenze, Palazzo Strozzi, fino al 23 luglio 2017). In realtà fulcro di una serie di eventi in terra toscana, la grande esposizione curata da Arturo Galansino (direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi) e dalla moglie dello stesso artista, Kira Perov (curatrice del Bill Viola Studio), propone sin dal titolo un quesito attorno al quale sembra gravitare, ultimamente, un certo fermento: è possibile avviare un nuovo Rinascimento nell’era digitale?

Diciamo subito, giocando a carte scoperte, che se l’artista incaricato di un compito tanto gravoso, data l’avvilente situazione culturale e sociale dell’intero Occidente è Bill Viola, per noi questo è non solo auspicabile, ma persino possibile. Certo, un artista da solo, per quanto talentuoso, non può rilanciare un’onda lunga come fu quella rinascimentale, che coinvolse arte, religione, politica, economia e ricerca in ogni campo dello scibile umano in qualcosa che tuttora rappresenta un paradigma fortissimo, un periodo irripetibile, sfolgorante e luminoso. Ancor più proprio per la “connettività” della società rinascimentale, caratteristica paradossalmente molto labile e presente solo in superficie nell’era d’internet, poiché tutto è spezzettato e frammentato, sin dagli studi universitari, dove proliferano le specializzazioni e il sapere diventa sempre più una serie di nozioni e particelle “scollegate” tra loro. Insomma oggi abbiamo a disposizione un’infinità di dati dei quali spesso non siamo in grado di farne buon uso (se non in ambito commerciale e in un’ottica consumistica), tanto meno di condividerli al fine di costruire qualcosa capace di lasciare una valida eredità alle generazioni future.

Bill Viola, però, nato a New York il 25 gennaio 1951 e di discendenze – anche – italiane (il nonno paterno era originario di Pavia), sta provando almeno a lanciare il sasso, o meglio, come ben documentano gli eventi lui dedicati in questi mesi e avremo presto modo di vedere, l’ha lanciato già da qualche tempo. Nel settembre del 1974, a un anno dalla laurea in Esperimental Studies (Facoltà di arti visive e dello spettacolo della Syracuse University) e a due dai suoi primi videotape, Viola approdò alla galleria fiorentina art/tapes/22 di Maria Gloria Conti Bicocchi (conosciuta poco prima alla rassegna internazionale Projekt ’74 di Colonia). Precoce talento e abile assistente tecnico, egli lavorerà fino al 1976 nel celebre studio sito in via Ricasoli 22, supportando numerosi artisti nelle proprie creazioni. Fu proprio durante quell’intensa esperienza formativa che Viola ebbe il primo incontro con la nostra tradizione artistica e culturale, rimanendone segnato nel profondo. Fino allora il suo interesse si era fermato esclusivamente ai contemporanei Pollock, Rothko, De Kooning e in generale all’espressionismo astratto. Questo perché, purtroppo, in molte realtà culturali americane, ma anche europee era – ed è – diffusa da “professoroni” e “grandi collezionisti” l’ottusa e stupida convinzione che l’arte del passato fosse superata. In Italia Bill Viola scoprì e imparò ad amare – per sua e nostra fortuna – un universo agli antipodi rispetto quello da cui proveniva: da noi i musei sono nati per le opere d’arte e non il contrario; l’arte vive nelle chiese, nelle vie, nelle piazze, nei giardini e nei palazzi, plasmando continuamente il presente; le persone sono talmente abituate al bello da ritenerlo scontato e parte integrante della quotidianità. In sostanza, come ricorda Viola con sincera ammirazione per il nostro paese, l’arte «era presente in tutto, costantemente effusa in ogni angolo della vita quotidiana, evidente a cena con un bicchiere di vino, come in una lezione formale in una galleria». Merita di essere citato anche quanto egli ha raccontato riguardo a un episodio che, pur nella sua semplicità, gli rimase impresso: «spesso vedevo una vecchietta per strada che veniva la mattina a mettere l’acqua fresca o dei fiori nuovi sotto un quadro della Madonna in una piccola edicola all’angolo del suo palazzo. Questo ha dato un contesto nuovo alla mia idea di apprezzamento artistico».

L’artista newyorkese a nostro avviso è tra i pochi nel panorama contemporaneo internazionale, non solo ad aver compreso il nostro grande passato, ma ad avergli ridato valore e senso attraverso “nuove tecnologie e schermi al plasma”. Non possiamo, quindi, che apprezzarne l’onestà e l’umiltà dimostrate nel modo di approcciarsi, in un confronto oramai pluridecennale, con i vari Masaccio, Paolo Uccello, Botticelli, Cranach e Pontormo per citarne solo alcuni. In primo luogo perché Viola non nasconde la sua iniziale incomprensione, e la sua onestà risiede proprio nel riconoscere questa mancanza giovanile, che lo differenzia da molti “colleghi”, decisi, invece, a relegare l’eredità artistica del passato in qualche magazzino impolverato, a camminare da soli sulle proprie gambe d’argilla fatte di circuiti museali pilotati, decadente vuotezza e vanagloria. Quando nel 1977 Viola passò un mese a Siena per produrre un documentario non riuscì a capire l’arte di Duccio, del Maestro dell’Osservanza, di Pietro e Ambrogio Lorenzetti, ora al contrario amatissimi. Esemplificativo di questo radicale cambiamento di prospettiva, che ha richiesto diversi anni prima di divenire motore d’inesauribile ricchezza creativa, è la coinvolgente e poetica Catherine’s room, che trae ispirazione dalle Storie delle vite di beate domenicane (1394-1398, Venezia, Gallerie dell’Accademia) di un altro senese, Andrea di Bartolo. Toccato da quel microcosmo femminile tradotto in pittura e fatto di gestualità ripetute, cadenzate, affascinanti proprio per la loro perseverante e simbolica costanza, Viola creò un polittico di video a colori, dove centrale è il ruolo della luce e del ramo visibile dalla finestrella. Sono questi due elementi, difatti, a dettare la vita “monastica” della protagonista, fatta di cucito, letture, pasti frugali, riflessioni, preghiere e, infine, riposo, tutte azioni che richiamano il lento e inesorabile scorrere del tempo, le stagioni, la ciclicità della vita. Si osservi come nell’ultimo riquadro il rametto scompare completamente nell’oscurità, forse perché ritornato allo stato di seme, celato nella terra, invisibile ma pronto a rinascere. L’oscurità è, dunque, metafora della morte, allo stesso modo del freddo sepolcro di Emergence, opera del 2002 ispirata al meraviglioso Cristo in pietà di Masolino (1424, Empoli, Museo della collegiata di Sant’Andrea), dove la morte, con il suo bagaglio d’inconsolabile dolore, s’intreccia con la promessa di resurrezione (si osservino gli occhi socchiusi del Cristo). Ad ogni modo il tempo descritto in Catherine’s room è chiaramente diverso da quello del mondo contemporaneo, frenetico, agitato, schizofrenico e costantemente calcolato al millesimo che Viola tiene fuori, in una dimensione altra e lontana. Nella piccola stanza rettangolare, come monaci e monache di ogni epoca e latitudine sanno da secoli, e hanno riscoperto nel Novecento, in altri ambiti, Einstein e Proust (basti pensare Alla ricerca del tempo perduto), il tempo è davvero relativo, dettato dallo spirito e dalle stagioni, su cui l’uomo non ha comunque alcun controllo.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

F. ARDITI, Il più grande videoartista? Giotto; in L’Unità, quotidiano, 4 ottobre 2002, p. 29.

M. G. BICOCCHI, art/tapes/22 – tra Firenze e santa teresa dentro le quinte dell’arte (‘73/’87); Venezia 2003.

A. GALANSINO, Bill Viola; Art & Dossier n° 341, Firenze-Milano 2017.

A. GALANSINO, La storia è parte del presente. Bill Viola; Art & Dossier n° 343, rivista, Firenze-Milano 2017, pp. 26-31.

A. GALANSINO & K. PEROV (a cura di), Bill Viola. Rinascimento elettronico; catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 10 marzo – 23 luglio 2017), Firenze-Milano 2017.

K. PEROV (a cura di), Bill Viola. Visioni interiori; catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle esposizioni, 21 ottobre – 6 gennaio 2008), Firenze-Milano 2008.

R. POLESE, Il colore Viola del Manierismo; intervista in “La Lettura”, supplemento al Corriere della Sera, 23 febbraio 2014, p. 16.

L. SEBREGONDI, Umanità al plasma. Bill Viola a Firenze; Art & Dossier n° 341, rivista, Firenze-Milano 2017, pp. 18-23.

C. TOWSEND (a cura di), L’arte di Bill Viola; ed italiana, Milano 2005.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.palazzostrozzi.org/mostre/bill-viola/