GIORGIO VASARI, Vita di Sebastiano Viniziano


Sebastiano del Piombo, Pietà, 1513-1514 circa. Viterbo, Museo Civico.

 

Nelle Vite Giorgio Vasari elogia l’alleanza tra Michelangelo e Sebastiano del Piombo (1485-1547), artista ancora per molti aspetti da scoprire, sebbene sia stato protagonista diretto di tanti passaggi centrali del Rinascimento, e afferma che dietro vi si cela una, per la verità poco edificante avversione verso Raffaello.

Mai come in questo caso è valso anche in ambito artistico, parafrasandolo, il motto: “Il nemico del mio amico è mio nemico”. Ecco allora che dalla superba Pietà (1513-1514 circa) di Viterbo, Michelangelo iniziò a donare molti suoi disegni a Sebastiano, affinché la sua maestria in tale arte si fondesse con i colori di tradizione veneta e in particolare di derivazione giorgionesca del Luciani, il quale non va dimenticato, era di origini veneziane. Lo scopo dei due, per nulla celato come si comprende dal Vasari, era quello di battere Raffaello, specie quando c’era da contendersi committenze prestigiose. Un esempio piuttosto esemplificativo furono le decorazioni di Villa Farnesina a Roma, dove Sebastiano non mancò di compiere qualche “sgarbo” a Raffello e al suo Trionfo di Galatea (1512). Basti a tal proposito osservare come nel Polifemo (1512-1513) eseguito proprio accanto a quella che è – ed era già ritenuta – una tra le massime opere del maestro urbinate, la linea dell’orizzonte è completamente – e volutamente – sfalsata.

Ad ogni modo, il risultato di questa “insolita” alleanza sono capolavori dove l’attenzione per la figura umana e la sua “fisicità” si uniscono a pregevoli effetti tonali, che nella sopra citata Pietà fanno risaltare l’aspetto emozionale, la figura inerme di Gesù e il saldo sentimento di fiducia nel disegno divino espresso da Maria, colta con le mani giunte e lo sguardo rivolto verso il cielo. L’alleanza e amicizia tra i due, però, s’interruppe bruscamente nel 1534, ed è curioso scoprire che la causa risiedette nelle differenti idee riguardo alla tecnica da utilizzare per il Giudizio Universale della Cappella Sistina, secondo Sebastiano del Piombo da eseguire a olio anziché a buon fresco. Verrebbe quasi da dire che chi di sprezzanti critiche sulla visione artistica altrui ferisce, alla fine si vedrà ripagato della stessa moneta. Certo, Michelangelo continuerà la sua straordinaria e longeva attività, così come Sebastiano eseguirà altri capolavori negli ultimi anni di vita, specie nella ritrattistica, ma il loro sodalizio di fatto non si ricucirà mai più.

 

Da: Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti; ed. integrale, Roma 2007, p. 882:

«Questi umori, seminati per molti artefici che più aderivano alla grazia di Raffaello che alla profondità di Michelangelo, erano divenuti, per diversi interessi, più favorevoli nel giudizio a Raffaello che a Michelangelo. Ma non già era de’ seguaci di costoro Sebastiano, perché, essendo di squisito giudizio, conosceva appunto il valore di ciascuno.

Destatosi dunque l’animo di Michelangelo verso Sebastiano, perché molto gli piaceva il colorito e la grazia di lui, lo prese in protezzione, pensando che se egli usasse l’aiuto del disegno in Sebastiano, si potrebbe con questo mezzo, senza che egli operasse, battere coloro che avevano sì fatta openiene, et egli sotto ombra di terzo giudicare quale di loro fusse meglio. Stando le cose in questi termini et essendo molto, anzi in infinito, inalzate e lodate alcune cose che fece Sebastiano, per le lodi che a quelle dava Michelangelo, oltre che erano per sé belle e lodevoli, un messer non so chi da Viterbo, molto riputato appresso al Papa, fece fare a Sebastiano, per una cappella che aveva fatta fare in San Francesco di Viterbo, un Cristo morto con una Nostra Donna che lo piagne. Ma perché, se bene fu con molta diligenza finito da Sebastiano che vi fece un paese tenebroso molto lodato, l’invenzione però et il cartone fu di Michelangelo, fu quell’opera tenuta da chiunque la vide veramente bellissima. Onde acquistò Sebastiano grandissimo credito e confermò il dire di coloro che lo favorivano».

 


Il Polifemo di Sebastiano del Piombo e il Trionfo di Galatea del Raffaello a confronto. Roma, Villa Farnesina.