IL BOXER JACK BROUGHTON DI JOHN HAMILTON MORTIMER

Un’epoca alla ricerca di un’identità culturale.

Il Settecento rappresenta per l’Inghilterra un momento storico ricco di fermenti e cambiamenti in campo artistico. In bilico tra stretti legami culturali con il continente e non da ultimi con l’Italia – e Venezia in particolare -, classicismo e influenze palladiane, forte era nella società il desiderio di una riconoscibile identità culturale nazionale.

Ciò si tradusse in primo luogo in un’età dell’oro del ritratto. Quest’ultimo si rivelò un soggetto privilegiato per esprimere le tradizioni aristocratiche come le crescenti aspirazioni del ceto borghese e mercantile. Il tutto in un’ottica di orgoglio imperialista. In secondo luogo poi, tale desiderio trovò traduzione nella modernissima pittura di paesaggio di Constable e Turner e nella raffigurazione di soggetti originali. Si pensi a opere come il Filoso che tiene una dissertazione sul planetario nel quale una lampada è collocata al posto del sole (1768 circa) di Joseph Wright, emblema dell’illuminismo britannico. E, ancora, a un dipinto forse poco noto ai più se non agli appassionati di sport, ma che di recente ha catturato la nostra curiosità: Il boxer Jack Broughton di John Hamilton Mortimer.

 

John Hamilton Mortimer: breve biografia.

Nato nel 1740 a Eastbourne, nell’East Sussex, John Hamilton Mortimer si trasferì presto a Londra, all’età di diciassette anni. Motivo fu il desiderio di intraprendere la carriera artistica su spinta e sostegno dello zio Roger Mortimer. Prima tappa di formazione, fu lo studio dell’affermato ritrattista Thomas Hudson. Qui aveva già svolto il proprio apprendistato il celebre Joshua Reynolds (1723 – 1792), e sempre qui John strinse amicizia con un altro grande artista inglese: Joseph Wright of Derby (1734-1797).

Lasciato lo studio di Hudson, nel 1759 John Mortimer entrò in quello di Robert Edge Pine. In seguito continuò la propria formazione studiando nudo alla St. Martin’s Lane Academy e statuaria antica. Il primo vero successo arrivò con il dipinto di carattere storico-religioso San Paolo che predica ai britanni del 1764. L’anno dopo sarà accolto dalla prestigiosa Society of Artist, di cui divenne presidente nel 1774. Pur condividendo con Reynolds la convinzione che la pittura di storia fosse il genere di maggior valore, guardò sempre a temi di carattere nazionalistico, spesso legati al mondo shakespeariano, eccezione fatta per la passione verso la vita e i dipinti “fantasiosi” di Salvator Rosa. John Mortimer morì nel 1779, ad appena trentanove anni, a causa dei suoi eccessi e comportamenti spesso sopra le righe.

John Hamilton Mortimer, Autoritratto con Joseph Wilton e uno studente, 1760-1765 circa. Londra, Royal Academy of Arts.

 

Il boxer Jack Broughton.

Come accennato sopra, John Hamilton Mortimer predilesse soggetti che guardavano alla storia e letteratura inglese. Un caso è proprio il dipinto raffigurante Il boxer Jack Broughton. Eseguito a olio su tela nel 1767 circa, esso misura 76,2 x 63,5 cm e si trova nella Paul Mellon Collection a New Haven. Nonostante le dimensioni non enormi, l’opera si caratterizza per una forte tempra espressiva, quasi aulica. Ravvisabili sono, infatti, gli studi del pittore sull’arte antica, come dimostra la scena di lotta greco-romana sulla base della colonna a destra. Una scena che i ricalca i Lottatori della Tribuna degli Uffizi e che serve a esaltare il ruolo giocato da John detto Jack Broughton (1705-1789) nello sviluppo della boxe come sport. Posizionato con i pugni serrati, a petto nudo e con i suoi muscoli ben in vista, svettante rispetto il paesaggio appena abbozzato, Jack Broughton è considerato il “padre della boxe mondiale”.

Una gloria nazionale.

La sua fama fu tale da durare ben oltre il termine della carriera agonistica nel 1743, quando iniziò a svolgere il ruolo di allenatore. Egli aprì, infatti, una scuola di pugilato, la Broughton’s Amphitheatre, dove insegnò il sistema di regole da lui adottato e «che per primo codificò nella storia di questo sport, dando un contributo decisivo nel civilizzare quei sanguinosi intrattenimenti che appassionavano da secoli gli inglesi di tutte le classi sociali» (P. P. Racioppi 2014/B). Fu Jack Broughton a introdurre i guantoni da boxe, il break in caso di ko di un pugile, a proibire le prese al di sotto della vita e di dare colpi a un avversario a terra. Regole fondamentali, tanto che il suo più famoso antagonista, George Stevenson, morì proprio per i traumi subiti a seguito di un combattimento.

A riguardo dell’antagonismo sporitivo tra i due, J. Sunderland sostiene che il ritratto qui trattato sia una copia da un’opera di Mortimer. Un dipinto custodito in Virginia (Sporting Gallery di Middleburg), dove Broughton compare nella stessa posa mentre si scontra proprio con Stevenson.

Il prestigio riscosso da Jack Broughton fu tale da fargli ottenere in vita il sostegno economico del duca di Cumberland. Alla sua morte, inoltre, ricevette persino l’onore di essere sepolto con la moglie nel chiostro occidentale dell’abbazia di Westminster. In definitiva John Hamilton Mortimer riesce qui a rappresentare in modo convincente una vera gloria nazionale, una figura capace di unire nobili e popolani. Un’immagine, in cui il grande pugile rimarrà per sempre impresso, in una posa che lo vede ancora pronto a tante nuove sfide al centro del ring.

 

In copertina: John Hamilton Mortimer, Il boxer Jack Broughton, 1767 circa. New Haven, Paul Mellon Collection.

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

C. BROOK & V. CURZI (a cura di), Hogarth Reynplds Turner. Pittura inglese verso la modernità; catalogo della mostra (Roma, Palazzo Sciarra, 15 aprile – 20 luglio 2014), Ginevra-Milano 2014.

F. CASTRIA, Il Settecento anglosassone; in S. ZUFFI (a cura di), La pittura barocca. Due secoli di meraviglie alle soglie della pittura moderna; Milano 2006, pp. 362-391.

M. CHIARINI, Salvator Rosa; Art & Dossier n° 243, Firenze-Milano 2008.

P. P. RACIOPPI, John Hamilton Mortimer; in C. BROOK & V. CURZI (a cura di), Hogarth Reynplds Turner. Pittura inglese verso la modernità, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Sciarra, 15 aprile – 20 luglio 2014), Ginevra-Milano 2014/A, p. 271.

P. P. RACIOPPI, Il boxer Jack Broughton; in C. BROOK & V. CURZI (a cura di), Hogarth Reynplds Turner. Pittura inglese verso la modernità, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Sciarra, 15 aprile – 20 luglio 2014), Ginevra-Milano 2014/B, scheda n° 17, pp. 156 e 271-272.

 

 

RIFERIMENTI IN RETE:

https://artuk.org/discover/artworks/search/actor:mortimer-john-hamilton-17401779

BUON COMPLEANNO ANTONIO CANOVA!

Buon compleanno ad Antonio Canova, massimo interprete della Bellezza ideale.

Antonio Canova (1757-1822) per duecentosessant’anni ci ha svelato la Bellezza più vicina alla perfezione; insegnato l’arte della scultura; l’amore per il dettaglio; la passione per i materiali con i quali l’artista crea le proprie opere; l’orgoglio per il nostro patrimonio artistico contro vandali e saccheggiatori di ogni estrazione sociale (pseudo-imperatori inclusi). Oggi, quindi, omaggiamo il genio di Possagno, figlio di Pietro Canova e Angela Zardo. Lo facciamo con una selezione di suoi capolavori che ieri come oggi destano stupore, commuovono e ridanno fiducia in ciò che può realizzare l’uomo.

 

In copertina:
Antonio Canova, Perseo trionfante, 1800-1801, particolare. Roma, Musei Vaticani.

 

Le foto sono tratte da https://it.wikipedia.org/wiki/Opere_di_Antonio_Canova#/media/File:Venus_Italica_by_Antonio_Canova_-_Museo_Correr_-_Venice,_Italy.jpg

 

Visita anche 
https://www.museocanova.it/