FELICE NATALE DA LO!

Il blog e la pagina facebook de “Il caffè artistico di Lo” torneranno ad aggiornarsi con nuove citazioni, recensioni di mostre, approfondimenti e molto altro dall’11 gennaio 2018.
A tutti rivolgo assieme agli amici collaboratori, l’augurio di un felice Natale, buon 2018 e un grazie per l’ultimo anno passato assieme!

 

In copertina:
Tintoretto, Natività e adorazione dei pastori, 1579-1581, olio su tela, 542 x 455 cm. Venezia, Scuola di San Rocco, Sala superiore.

ÉN-THEOS. LA MUSICA E LO SPIRITO. Saul Costa ed Esperienze Audio insieme a Villa Thiene

 

È stata davvero una scommessa vinta, la piccola mostra-evento ÉN-THEOS. LA MUSICA E LO SPIRITO, tenutasi ieri (molti i visitatori nonostante il brutto tempo) e sabato 30 presso Villa Thiene (capolavoro incompiuto del Palladio) a Quinto Vicentino. Protagonisti durante le due giornate sono stati il Polittico-installazione di Saul Costa e le musiche selezionate da Alberto Bozzo di Esperienze Audio. Merito dell’iniziativa va dato in primo luogo all’amico Saul Costa, che da mesi lavorava su questo innovativo progetto, dove una forma artistica antica – e quasi dimenticata – come il polittico, si è lasciata “abbracciare” dalle più moderne tecnologie. Senza dimenticare, ovviamente, il Comune di Quinto Vicentino che ha concesso gli spazi all’ultimo piano di Villa Thiene e dimostrato grande sensibilità, poiché come a breve spiegheremo, l’opera di Saul Costa attinge dal passato per parlare di qualcosa di attuale e che tocca tutti.

 

 

ÉN-THEOS, infatti, cita tre capolavori della pittura veneziana: il Miracolo del saraceno (1562-1566, Venezia, Gallerie dell’Accademia), parte del ciclo di teleri eseguito dal Tintoretto per la Scuola grande di San Marco; il San Sebastiano (San Pietroburgo, Ermitage) e il Polittico Averoldi (1520-1522, Brescia, Santi Nazaro e Celso), entrambi di Tiziano. L’immagine del miracoloso salvataggio campeggia al centro, affiancata dalle due interpretazioni del santo martire Sebastiano, spogliato del crudo attributo iconografico delle frecce, ma non della carica spirituale e del sentimento cristiano del totale abbandono e dono di sé a Dio di cui si fa portatore nelle opere di Tiziano. L’effetto scultorio delle figure in tutti e tre i pannelli è reso possibile da un sapiente uso dei colori a olio, che raggiungono il massimo della loro lucentezza e forza espressiva, come ci spiega Saul, quando l’opera è immersa nel buio totale e illuminata da fasci di luce artificiale. Sabato sera chi ha partecipato all’inaugurazione ha potuto così godere appieno l’installazione, dopo un primo smarrimento (specie per chi da parte di chi si aspettava numerose opere), durante i circa quindici minuti che ne hanno visto il lento disvelamento scandito da una precisa sequenza musicale. A completare il polittico troviamo in basso, a voler ricreare una croce, la raffigurazione di un teschio, eterno simbolo di morte e severo ammonimento contro ogni futile vanità terrena.

 

Tiziano e Bottega, San Sebastiano, 1570 ca. San Pietroburgo, Ermitage.

 

E veniamo così al senso dell’opera, al suo significato più profondo, che non si ferma a un semplice per quanto impeccabile e sentito citazionismo di due maestri amatissimi dal nostro artista vicentino. Tutta l’opera ruota attorno a un messaggio: ogni vita è sacra, merita rispetto e di essere salvata. Saul rileva giustamente, come non si debba dimenticare che quando Tintoretto eseguì i suoi teleri, lo scontro tra la Serenissima e la Cristianità da una parte, l’Islam e i Turchi dall’altra, era ancora al suo apice, a un livello di ferocia spaventoso. Eppure raffigurò il santo veneziano per eccellenza, Marco, mentre soccorre in volo – e al volo, a sottolinearne la celerità dell’azione – un “infedele”, per ricordare che il messaggio di salvezza di Cristo è rivolto a tutti, a prescindere da cultura e religione. Basti notare le innumerevoli occasioni presenti nei Vangeli, in cui Cristo si rivolge a samaritani, prostitute e pubblicani con sguardo misericordioso, scontrandosi al contrario con i farisei o, ancora, la divergenza di vedute tra i primi cristiani sull’opportunità di accogliere o meno i Gentili. Il riferimento alla tradizione cristiana è, dunque, chiaro e imprescindibile, ma alcune scelte iconografiche come la già menzionata assenza di frecce per san Sebastiano permettono di leggere l’opera anche in chiave laica. Qui sta il rimando alla situazione che viviamo oggi, contraddistinta ormai da immigrazioni epocali e milioni di persone che rischiano la vita nella speranza di trovare in paesi lontani un futuro migliore. L’artista ad ogni modo ha voluto evitare ogni facile patetismo, preferendo affidarsi alla lezione dei grandi maestri del passato, alla tradizione cristiana ed elevando i tre sprazzi di arancione cangiante presenti nei tre pannelli a simbolo delle vite che oggi sono salvate in mare, di quei salvagenti che per molti profughi sono l’appiglio per sfuggire a una tragica morte.

Ultimo aspetto che vogliamo sottolineare è che la visione indubbiamente positiva e propositiva dell’opera viene rafforzata proprio dal teschio in basso. Non può sfuggire, difatti, quella luminosa pennellata gialla che lo sovrasta, simbolo della luce divina, della resurrezione o anche in questo caso in una possibile lettura più laica, di come ci sia sempre speranza in questo mondo e che la vita a prescindere vince su tutto.

Il risultato di questo progetto è stato in definitiva ottimo a nostro avviso, e la soddisfazione di chi vi ha lavorato è assolutamente comprensibile come meritato il riscontro dal pubblico. Speriamo che questa esperienza possa toccare altre città, magari non solo del vicentino e che musica e pittura possano dialogare sempre più tra loro, traendo forza da ciò. Perché, come approfondiremo nel blog prossimamente, non sempre è stato così e alle volte persino i maggiori maestri del Rinascimento non hanno saputo cogliere il potenziale della musica in relazione alle altre arti “sorelle”.

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