“SPAVALDI GUERRIERI”

Dopo le feste natalizie ieri sera Il caffè Artistico di Lo ha ripreso ufficialmente la propria attività, con la conferenza tenutasi presso l’Hotel Al Camin di Bassano del Grappa intitolata:

Spavaldi guerrieri. Ritratti di uomini in armi nella pittura veneta del Primo Cinquecento

Resa possibile dalla collaborazione con il nostro amico ed editore Andrea Minchio di Editrice Artistica Bassano,
essa si è concentrata su alcuni capolavori di Tiziano, Giorgione, Carpaccio, Cima da Conegliano, Bartolomeo Veneto e di altri artisti di influenza veneta, confrontati anche con dipinti di grandi maestri del “Manierismo” tosco-emiliano quali Pontormo, Parmigianino e Bronzino.
Ecco un assaggio delle opere analizzate, buona visione!

 

BUON PONTE DELL’IMMACOLATA DA LO!


Murillo, Immacolata concezione dei Venerabili, 1679, olio su tela, 270 x 190 cm. Madrid, Museo Nacional del Prado.

 

Murrillo e L’Immacolata Concezione dei Venerabili (Immacolata Soult)

In occasione del ponte dell’Immacolata, il nostro blog vuole rendere omaggio a un’artista del quale in passato abbiamo già potuto ammirare le qualità, tramite un suo dipinto che possiamo definire senza ombra di dubbio una tra le più celebri raffigurazioni di questo tema mariano. Ci riferiamo all’Immacolata Concezione dei Venerabili (1679) di Bartolomé Esteban Murillo (1617-1682) divenuta nell’Ottocento una tra le opere più lodate da critici, collezionisti e soprattutto devoti per la sua indiscutibile bellezza. Si osservi a tal proposito la dolcezza del volto di Maria, la quale è circondata da una schiera di giocosi angioletti colti in infinite pose, in un cielo vaporoso che dall’azzurro si accende mirabilmente di luce divina. Il titolo Immacolata Concezione dei Venerabili, probabilmente, è dovuto al fatto che il dipinto fu commissionato a Murillo per l’Ospedale dei Venerabili sacerdoti della sua città, ossia Siviglia. Apprezzata nel 1831 da Honoré de Balzac cui ricordava la gioia del primo amore, la tela deve molta della propria fama fuori dai confini spagnoli per la favolosa asta del 1852, che la vide protagonista della più alta aggiudicazione mai realizzata fino allora. In quell’occasione, infatti, arrivarono nelle tasche della vedova Soult (il maresciallo che aveva in precedenza espropriato l’opera) 615.300 franchi, al termine di una contesa cui parteciparono alcune delle più importanti figure e istituzioni dell’epoca, come lo zar di Russia, Isabella II di Spagna, il Louvre e la National Gallery londinese. Il dipinto dopo una serie di passaggi di mano fu scambiato, infine, nel 1941 con il Governo francese (che prese il Ritratto di Marianna d’Austria del Velázquez) così che oggi si può ammirare al Prado di Madrid.

Come detto ci troviamo di fronte al dogma dell’Immacolata Concezione, in altre parole del concepimento verginale di Maria. Per il mondo cattolico, Maria è stata chiamata da Dio a mettere al mondo Gesù prima ancora della creazione dell’universo e, perciò, non è stata macchiata dal peccato originale. Proclamato da Pio IX, relativamente tardi nel 1854, dopo che nel 1661 già papa Alessandro VII ne aveva inserita la festività con la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum, questo dogma in realtà è rimasto al centro di dispute teologiche sin dai primi secoli del cristianesimo, dividendo maculisti e immaculisti. Al primo gruppo appartennero, gusto per citarne alcuni d’indicativi, sant’Agostino, Tommaso d’Aquino e altri illustri teologici e ordini come quello domenicano, mentre il secondo iniziò ad avere maggiore forza solo nel XIV sec. (escludendo Inghilterra e Francia, dove si diffuse prima) con il pensiero di Duns Scoto e il crescente appoggio dei Frati Minori. I due schieramenti, se così possiamo chiamarli, in realtà furono a lungo molto fluidi e vi furono santi come il veneratissimo Antonio da Padova che, per esempio, con difficoltà potremmo annoverare tra gli uni o gli altri alla luce dei suoi scritti mai definitivi sulla questione.

Murillo interpreta il dogma dipingendo Maria giovanissima e soave, mentre rivolge con umiltà il volto verso l’Altissimo tenendo le mani strette al petto. Per alcuni dettagli come l’angioletto in alto a destra, si è intravista una possibile influenza dal Ratto di Europa di Tiziano, che Murillo avrebbe potuto ammirare a corte nel 1658, ma di certo la dinamicità leggiadra della scena anticipa il gusto stilistico tipico del Rococò. In definitiva si tratta di un capolavoro assoluto, dov’è svelata l’autentica devozione del pittore di Siviglia verso la Vergine nonché la sua attenzione da noi in passato analizzata nei confronti dell’infanzia, vista con il tenero sguardo di un padre amorevole. Essi, infatti, non portano alcun simbolo mariano con sé, ridotti soltanto alla veste bianca e blu di Maria e alla mezzaluna ai suoi piedi di giovannea memoria, intenti come sono a sostenere le vesti della stessa e a seguirne lo slancio verso l’alto.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

G. ANTONIO GAYA NUÑO – M. CORDERO, Murillo; I Classici dell’Arte, vol. 73, Milano 2012.

M. MARINI, Velázquez; Firenze-Milano 1994.

S. ZUFFI (a cura di), La pittura barocca; Milano 2006.

 

RIFERIMENTI IN RETE

CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO