TRA ORDINE E BIZZARRIA. Marcello Fogolino al Castello del Buonconsiglio di Trento

 

Poco più giovane del conterraneo Francesco Verla, di cui abbiamo recentemente parlato, pure Marcello Fogolino (1483/1488-1558) è in questi mesi protagonista di una bella mostra a Trento, intitolata Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Fogolino (8 luglio – 5 novembre 2017). Essa è frutto di una stretta collaborazione con i Musei Civici di Vicenza (in particolare la Pinacoteca di Palazzo Chiericati) e vede la curatela di Giovanni Carlo Federico Villa, Laura dal Prà e Marina Botteri. Protagonista è il pittore vicentino, le cui rocambolesche vicende umane ne tracciano un temperamento a dir poco “focoso”, che ricorda molto quello del Merisi. Tanto è vero che Marcello Fogolino fu condannato a Udine nel 1526, assieme al fratello Matteo, per l’omicidio di un barbiere, e da qui la sua vicenda artistica e umana prese una piega per molti versi inaspettata e altalenante, dopo un giovanile e promettente alunnato nella bottega del padre Francesco, pittore di un certo successo e di apprezzate qualità.

Nel 1508 Fogolino, che nel frattempo si era formato anche presso Bartolomeo Montagna, giunse a Venezia, dove vide le innovazioni di Tiziano e Giorgione, cui farà seguito più tardi anche la scoperta del Pordenone, come si può riscontrare negli affreschi al Castello del Buonconsiglio. A queste influenze artistiche va aggiunta almeno quella del ciclo pittorico di Giulio Romano a Palazzo Te, riconducibile a un possibile ma non ancora documentato viaggio in Italia centrale o, plausibilmente per via indiretta, a Francesco Verla, ritornato in patria proprio nel 1508 dal lungo e fruttuoso soggiorno romano. Le grottesche sono antiche rappresentazioni sorprendentemente anticlassiche, fantasiose, “mostruose” e non di rado portatrici di particolari significati allegorici la cui definizione moderna, come racconta il Cellini nella sua Vita, deriva dal loro ritrovamento in grotte e caverne di Roma e nella celeberrima Domus Aurea. Quando la sontuosa opera voluta da Nerone fu riportata alla luce sul finire del XV secolo, da un giovane caduto accidentalmente in un anfratto, essa rappresentò immediatamente un’attrazione fortissima per gli artisti presenti a Roma. Raffaello, Michelangelo e Pintoricchio non resistettero al desiderio di vederle e ne trassero inesauribile ispirazione, che Sanzio su tutti tramutò in creazioni superlative e coinvolgenti (basti pensare alle grottesche di Villa Madama), coadiuvato da allievi dotati, come per esempio Giulio Romano, artefice appunto del capolavoro mantovano e Giovanni da Udine.

Dopo il periodo veneziano Fogolino nel 1518 ritornò a Vicenza, dove lavorò assieme a Giovanni Speranza, per giungere poi, nei primi anni ’20 del Cinquecento, nella città natale di Giovanni de’ Sacchis, e quindi in Friuli, terra natale della sua famiglia. Come detto, però, è il 1526 l’anno di svolta, giacché la grave accusa di omicidio lo costrinse a riparare a Trento, dopo aver ottenuto un salvacondotto dalla Repubblica di San Marco, rinnovato più volte in cambio d’informazioni, ossia in attività di spionaggio per la Serenissima. Quando il nostro pittore arrivò a Trento, la città è già da qualche tempo governata da Bernardo Cles, nominato vescovo nel 1514 e poi, in un’inarrestabile carriera, principe dall’imperatore Massimiliano I e cardinale da papa Clemente VII. Le prime commissioni di Fogolino al Castello del Buonconsiglio risalgono all’estate del 1531, durante i lavori al grande cantiere rinascimentale del Magno Palazzo (terminato in tempi record in soli cinque anni nel 1533) e si trattò per lo più di incarichi secondari, tra cui ricordiamo le decorazioni del soffitto ligneo nella Sala grande. Le prime opere incontrarono diverse critiche, al punto che i direttori dei lavori al Castello del Buonconsiglio consigliarono a Cles di avvalersi di un nuovo artista per un altro fregio, Dosso Dossi. Nonostante ciò Fogolino riuscì a farsi a prezzare dal Principe-vescovo, imponendosi come pittore innovativo proprio accanto al Dossi e a Girolamo Romanino. Entro il 1537 potrà così lavorare ad altre commissioni più importanti, inerenti il Refettorio e la Camera del Torrion da basso.

 

 

Dopo la morte di Cles nel 1539 e l’avvento di Cristoforo Maduzzo, organizzatore del Concilio Tridentino (1545-1563), la fortuna di Fogolino andò scemando. Costretto a girovagare tra Ascoli Piceno, Gorizia, Bressanone e, forse, Innsbruck, tappa che testimonierebbe, quanto almeno il sostegno dei principi austriaci non venne mai meno, l’ultimo periodo del Fogolino non è privo di zone d’ombra, che la mostra in corso a Trento certamente riuscirà almeno in parte a schiarire.

A conclusione di questo nostro approfondimento si vuole tornare un momento sulle grottesche. Esse nello specifico sono decorazioni che vedono l’ibridazione di figure reali e d’invenzioni, di elementi umani, animali e vegetali. Nel percorso espositivo della mostra trentina, dove si possono ammirare opere provenienti da Palazzo Chiericati, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Pinacoteca Nazionale di Siena, ma anche una Madonna con Bambino e santi proveniente da Amsterdam e mai esposta prima in Italia, le grottesche di Fogolino fanno da emozionante cornice. Il pittore vicentino seppe dare a queste particolari creazioni un tocco personale nel cantiere del Buonconsiglio, con la variante dei “racemi abitati” che adotta nelle sale dell’Appartamento vescovile (quarto piano di Castelvecchio), nel piano inferiore di Torre Aquila e nel camminamento che collega questa a Torre del Falco. Osservando, infine, le creazioni per il Refettorio, risalenti all’incirca al 1532, con quel fondo oro di fine gusto quattrocentesco che richiama Pintoricchio, Sodoma e Signorelli, ci renderemmo conto del ruolo svolto da Fogolino, dopo Francesco Verla, nell’introdurre le novità del Rinascimento a Trento e non solo.

 

Marcello Fogolino, Madonna con bambino e santi. Amsterdam, Rijksmuseum.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

M. E. AVAGNINA – M. BINOTTO – G. C. F. VILLA (a cura di), Pinacoteca Civica di Vicenza. Dipinti dal XIV al XVI secolo; Catalogo scientifico delle collezioni, vol. I, Milano 2003.

A. BRISTOT (a cura di), Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa. Storia, arte, restauri; Trento 2008.

A. BRISTOT, Saloni, portici e stanze splendidamente ornati; in A. BRISTOT (a cura di), Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa. Storia, arte, restauri, Trento 2008, pp. 61-125.

M. CECCHETTI, Fogolino-Verla. Due “minori” tra guerra e concilio; in «Avvenire», Anno L, n° 177, articolo del 28/07/2017, p. 14.

B. CELLINI, Vita; ed. a cura di E. CAMESASCA, Milano 1999.

F. DE GRAMATICA, “Sogni della pittura”: animali fantastici nelle grottesche del Castello del Buonconsiglio; in F. MARZATICO – L. TORI – A. STEINBRECHER, Sangue di drago e squame di serpente, catalogo della mostra (Trento, Castello del Buonconsiglio, 10 agosto 2013-6 gennaio 2014) Ginevra-Milano 2013, pp. 123-153.

F. MARZATICO – L. TORI – A. STEINBRECHER, Sangue di drago e squame di serpente; catalogo della mostra (Trento, Castello del Buonconsiglio, 10 agosto 2013-6 gennaio 2014) Ginevra-Milano 2013.

G. C. F. VILLA – L. DAL PRÀ – M. BOTTERI (a cura di), Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino; catalogo della mostra (Trento, Castello del Buonconsiglio, 8 luglio – 5 novembre 2017), Trento 2017.

A. ZUCCARI, Raffaello e le dimore del Rinascimento; Art & Dossier n° 7, Firenze 1986.

 

 

RIFERIMENTI IN RETE

https://www.buonconsiglio.it/index.php/Castello-del-Buonconsiglio/mostre/Calendario-mostre/ORDINE-E-BIZZARRIA.-Il-Rinascimento-di-Marcello-Fogolino

http://www.artribune.com/arti-visive/archeologia-arte-antica/2017/07/mostra-marcello-fogolino-castello-buonconsiglio-trento/

VIAGGI E INCONTRI DI UN ARTISTA DIMENTICATO. Il Rinascimento di Francesco Verla al Museo Diocesano Tridentino

Francesco Verla, Madonna con il Bambino in trono, due angeli, san Giuseppe e san Francesco, 1520. Milano, Pinacoteca di Brera.

 

Il legame fra Trento, le terre dell’Impero Asburgico e la pianura veneta è lungo e profondo e si riconduce a quella civiltà sorta lungo le Alpi, che in un’ottica più vasta unisce il Friuli al Piemonte. Nel Trecento il percorso artistico del Padovano Guariento, giunto sino a Bolzano ne è una prova importante, seppur lacerata dal tempo e dalle distruzioni dell’uomo. All’epoca della Riforma e della Controriforma tale collegamento, che fu innanzitutto religioso, oltre che politico, economico e appunto artistico, vide protagonisti due vicentini: Francesco Verla (1470-1521) e Marcello Fogolino (1483/1488-1558). Al primo, pittore “itinerante” che agli inizi del Cinquecento giunse in Umbria, dove conobbe Perugino e poi nella Roma di Alessandro VI, rimanendo colpito dalle meraviglie della Domus Aurea e dalle “anticaglie” (unica data certa, però, è il rientro a Vicenza nel 1508), è dedicata la prima mostra monografica in assoluto al Museo Diocesano Tridentino (Viaggi e incontri di un artista dimenticato. Il Rinascimento di Francesco Verla, 8 luglio – 6 novembre 2017). Curata da Domizio Cattoi e Aldo Galli, sebbene la vera artefice sia un’allieva del corso di Museografia curato dalla professoressa Domenica Primerano, Ivana Gallazzini, essa ha svelato nuovi indizi importanti su questo artista vissuto in un periodo di gravi sconvolgimenti. Francesco Verla morì, infatti, appena quattro anni dopo l’affissione delle “95 tesi” di Lutero a Wittenberg e fu testimone suo malgrado delle dispute tra Impero Asburgico e Repubblica di Venezia, dovendo tra l’altro trasferirsi da Vicenza a Schio e, infine, a Trento, all’epoca del potente vescovo Bernardo Cles.

In tutto in mostra sono presenti sedici opere a riassumere il percorso artistico di Francesco Verla, con alcuni capolavori davvero unici (pale d’altare, affreschi e grottesche) che testimoniano i debiti nei confronti del citato Perugino, tanto che si ipotizza una breve permanenza nella sua bottega tra il 1501 e il 1502, e del maestro vicentino Bartolomeo Montagna. La proposta degli organizzatori non si ferma ad ogni modo al solo Museo Diocesano, poiché questo si è voluto fosse il punto di raccordo con altre realtà territoriali, come la chiesa di San Pantaleone a Terlago e Rovereto, dove l’artista trascorse gli ultimi anni di vita. L’obiettivo è di far conoscere Francesco Verla al grande pubblico, il cui unico studio approfondito risale a cinquant’anni fa e porta la firma di Lionello Puppi, facendolo uscire dall’ombra dei più celebri Fogolino, Dosso Dossi e Girolamo Romanino. Si scoprirà allora che il nostro pittore vicentino, di cui purtroppo molte opere sono andate distrutte, svolse un ruolo per nulla secondario nel traghettare la cultura ancora fortemente tardogotica trentina e dell’area dell’Adige nel Rinascimento italiano. Ciò è dimostrato in mostra da opere come lo Sposalizio mistico di santa Caterina, di sapore centro-italiano nelle architetture e mantegnesco nell’austerità di alcune figure, pur stemperata nella morbidezza tonale tipicamente veneta.

 

Francesco Verla, Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria tra i Santi Lucia, Agata, Giuseppe e Giovanni Battista, 1512, Schio, chiesa di San Francesco.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

M. E. AVAGNINA – M. BINOTTO – G. C. F. VILLA (a cura di), Pinacoteca Civica di Vicenza. Dipinti dal XIV al XVI secolo; Catalogo scientifico delle collezioni, vol. I, Milano 2003.

G. GEROLA, Francesco Verla e gli altri pittori della sua famiglia; estr. da A. VENTURI (a cura di ), L’arte, fasc. 5, Roma 1908.

L. PUPPI, Francesco Verla; in Rivista dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, Roma 1960, pp. 267-297.

L. PUPPI, Francesco Verla pittore (Villaverla 1470 cr. – Rovereto 1521); Trento 1967.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/viaggi-e-incontri-di-un-artista-dimenticato-il-rinascimento-di-francesco-verla-000

http://studioesseci.net/mostre/il-rinascimento-di-francesco-verla-viaggi-e-incontri-di-un-artista-dimenticato/