UN SAPERE DA RISCOPRIRE (PARTE I)

particolare. Collezione Alvy.

Manifatture di Aubusson, Scena cortese, particolare. Collezione Alvy – Arredo Haute Couture.

 

L’uomo è da sempre attratto dall’idea di scoprire, di scovare un tesoro nascosto, ancor più se andato disperso a seguito di qualche celebre avvenimento storico o legato a una grande tradizione culturale e artistica. Perché tutti, in fondo, da piccoli hanno indossato almeno una volta le vesti dell’Indiana Jones, fantasticato su viaggi avventurosi alla ricerca di oggetti preziosi e storie da raccontare. Eppure, purtroppo, col tempo rischiamo – chi più chi meno – di perdere questa innata e straordinaria qualità o, ancor peggio, se si pensa alle vicende dei conquistadores e dei pionieri in nord-America, di tramutarla in avidità. In altre parole ci si dimentica che l’aspetto fondamentale e più bello sta nella ricerca, non nelle cose in sé, nelle persone incontrate lungo la strada e nelle conoscenze prima acquisite e poi condivise.

Ecco perché, a maggior ragione, ciò che Aldo Giurietto assieme la moglie Valérie Giurietto Robert fanno attraverso Alvy – Carton de Tapisserie con impeccabile preparazione e dedizione, assume i connotati della favola esemplare. Come ha avuto modo di raccontarci Aldo, lui possiede da sempre nel proprio DNA lo spirito del collezionista. Oltre ciò, però, ha coltivato anche il sogno di trasformare tale passione in un’attività che oggi lo porta a viaggiare con Valérie tra Italia (dove la sede principale è Vicenza) e Francia. Dall’acquisto del primo carton de tapisserie nel 2008, dunque, non si sono più fermati tanto da creare una collezione che vanta a oggi centinaia di pezzi di rara bellezza, alcuni dei quali sono ammirabili fino domenica 8 maggio presso la prestigiosa sede di Star-Bassano (Via Zaccaria Bricito 32). Questi presentano soggetti ripresi dalle verdures del Settecento e dalle favole di La Fontaine; paesaggi con ruderi romani e castelli medievali di sapore fiabesco; scene tratte dalle avventure di don Chisciotte o di ambito cortese e legate quindi a tematiche tipicamente medievali. In ogni caso i raffinati dettagli dei fiori, quelli vivaci degli animali (si noti il cane nel ruscello in uno dei cartoni esposti nell’ultima sala), delle figure umane (le più difficili da riportare nell’arazzo) sono tutti bellissimi e frutto di un grande lavoro manuale.

Entrambi appassionati di arti decorative, Valérie e Aldo, una volta scoperta l’antica arte dei maestri cartonier, sconosciuta ai più poiché non prettamente “artistica”, con lungimiranza hanno pensato di farla conoscere e condividerla. I cartoni, infatti, sono lo strumento essenziale di lavoro per l’esecuzione degli arazzi veri e propri, i quali, soprattutto in epoca medievale e rinascimentale, risultavano tra le forme d’arte preferite da re e alta nobiltà. Non solo la loro produzione richiedeva grandi abilità, un lungo tempo di lavorazione e tinture di qualità (per questa ragione le manifatture nascevano vicino ai corsi d’acqua), tutti elementi che li rendevano particolarmente costosi. Gli arazzi avevano anche il pregio di poter essere trasportati in modo relativamente semplice, per arredare cosi di volta in volta le diverse residenze e, infine, aspetto non trascurabile, fungere da isolanti termici.

Se a Parigi, centro della monarchia francese, si producevano gli arazzi più importanti, giacché vi collaboravano i pittori più famosi, una straordinaria tradizione nacque anche nel piccolo centro di Aubusson (Francia, regione della Limousin). Ubicata lungo il fiume Creuse, tra dolci colline e boschi a perdita d’occhio, in un paesaggio giunto sino ai nostri giorni pressoché inviolato e non toccato apparentemente dalla modernità (non ci sono ad esempio autostrade), questa piccola cittadina è famosa sin dal XVI secolo per le sue manifatture, tanto che nel 2009 ha ricevuto il meritato riconoscimento dell’UNESCO. La sua produzione di arazzi, che a metà del XIX impiegava oltre settecento persone, ridottesi oggi a poco più di cento suddivise tra le varie mansioni, è così divenuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. I numeri si sono ridotti, è vero, anche perché si tratta di mansioni poco remunerative rispetto le capacità tecniche e l’impegno richiesto. Ciò non vuol dire però che non sia una tradizione tutt’oggi viva. Lo dimostra non solo il riconoscimento dall’UNESCO, ma anche la collaborazione tra le manifatture di Aubusson, grandi artisti contemporanei e realtà legate a importanti organizzazioni umanitarie internazionali.

 

RIFERIMENTI IN RETE

https://www.facebook.com/startbassano/?fref=ts

http://www.alvy.it/