UN SAPERE DA RISCOPRIRE (PARTE II)

Una sala della mostra I dipinti nascosti di Aubusson. Cartons de tapisserie. Bassano del Grappa, Start-Bassano (Palazzo Finco).

Una sala della mostra I dipinti nascosti di Aubusson. Cartons de tapisserie. Bassano del Grappa, Start-Bassano (Palazzo Finco).

 

I dipinti nascosti di Aubusson a Start-Bassano

Affascinati dalla storia di Aubusson e dalle capacità artigianali che vi si celavano dietro, Aldo e Valérie hanno iniziato a far conoscere le manifatture della cittadina francese tramite conferenze, mostre, collaborazioni con associazioni e centri culturali. Dalla prima fiera a Verona per i due è stato un susseguirsi di tappe in varie città del nord-Italia ma anche a Perugia e Cervia. Quest’ultima in particolare, si è dimostrata una grande sfida – vinta – data l’ampiezza degli spazi concessi all’interno degli Antichi Magazzini del Sale. A ogni occasione i loro cartons de tapisserie sono stati accolti con stupore e crescente interesse, per questa ragione ci piace la definizione datane dalla professoressa Flavia Casagranda di «preziose collezioni nascoste» riportate finalmente alla luce e alla fruizione pubblica e privata. Invero non solo di mostre si tratta, poiché la collezione è in vendita e quindi costantemente in cambiamento. Le opere acquistate da privati diventano splendidi complementi d’arredo e iniziano a “vivere una seconda vita”. In questo modo, Aldo e Valérie possono altresì finanziare il restauro rigorosamente conservativo, elemento che approfondiremo a breve, di altri cartoni “abbandonati” nonché la loro attività di ricerca e divulgazione scientifica. In sostanza è una collezione che in modo virtuoso si auto-sostiene.

Cerchiamo allora di capire il perché della volontà di eseguire restauri esclusivamente conservativi, a nostro avviso una scelta corretta e condivisibile. Innanzitutto i cartoni, risalenti per lo più alla seconda metà del XIX – inizio del XX secolo, sono scoperti nei luoghi più disparati come vecchi magazzini, soffitte o laboratori abbandonati. Essi spesso si trovano in condizioni critiche, il che richiede interventi qualificati e talvolta urgenti. Ciò è conseguente non solo agli sconvolgimenti politici vissuti dalla Francia negli ultimi due secoli (si pensi alla rivoluzione francese), ma principalmente all’utilizzo in passato di una sorta di carta velina, molto fragile e perciò deperibile, sostituita in epoca più recente da carta (su cui si dipinge a tempera) e tela (per la pittura a olio). Questi sono i motivi per cui i cartoni della collezione Alvy – Carton de Tapisserie risalgono principalmente al XIX e XX secolo, con il pezzo più recente legato alla corrente del surrealismo, datato al 1951. Come se non bastasse, alla fragilità dei materiali, agli avvenimenti politici e ai neo-iconoclasmi, si aggiunge un terzo fattore da noi ancora solo accennato eppur centrale: i cartoni sono “opere d’arte come strumenti di lavoro”. Il loro pregio e ciò che li rende unici risiede perciò nel fatto che sono “vissuti”, nelle scritte e nei segni dei chiodi, nelle rapide annotazioni su correzioni da apportare o sui colori da utilizzare, le misure e molti altri aspetti pratici. Quando Aldo spiega questo dettaglio, gli s’illuminano gli occhi, perché leggere questi appunti è per lui una delle parti più belle del suo lavoro. Essi sono le tracce lasciate dai maestri cartonier e che ce ne raccontano a distanza di decenni la storia, fatta di lavoro quotidiano, di conoscenze coltivate negli anni in modo diretto e non tramite corsi ed esami universitari.

Gli artigiani di Aubusson sviluppano capacità rare e impossibili da imparare sui libri, come quella di distinguere con precisione i colori. Se nel Medioevo erano essenzialmente quattro quelli utilizzati, nel XIX secolo le tinte sono arrivate a essere centinaia. Solo negli ultimi tempi queste sono state riportate a numeri più contenuti (una quarantina di tinte circa), al fine anche di recuperare alcuni aspetti visivi delle produzioni più antiche, certo reinterpretate in chiave moderna. Poi va rilevata anche la difficoltà nel dover lavorare al rovescio per lunghi periodi, senza ben sapere come in realtà stia procedendo l’arazzo. Ecco che quando l’arazzo viene terminato e può essere finalmente ammirato da tutti coloro che vi hanno contribuito, ad Aubusson è ancora oggi una grande festa.

Ogni pezzo è amato in ugual modo da Aldo e Valérie, e questo sentimento “paritario” è probabilmente figlio in buona parte dell’anonimato cui sono destinati, loro malgrado, i maîtres cartonier. Questi cartoni non corrono il rischio d’altra parte, in un mercato dell’arte che oggi è legato quasi esclusivamente ai “nomi”, di essere apprezzati per mere questioni attributive, ma lo sono per chiare qualità tecniche e artistiche. Detto ciò, e questa volta è Valérie a confidarsi con noi, ad alcune opere sono, in effetti, maggiormente affezionati per la rarità del tema raffigurato. In particolare Valérie si riferisce ai cartoni con soggetti tipici della cultura medievale e cortese, dove compaiono anche animali fantastici quale l’unicorno. Tra l’altro gli arazzi originali da cui sono nati i cartoni cui ci riferiamo (alcuni sono esposti a Start-Bassano), sono ammirabili in prestigiose istituzioni francesi, su tutte il Museo di Cluny a Parigi.

Il nostro paese è ricchissimo di splendidi arazzi da Trento a Venezia, da Firenze a Roma, nati non di rado da disegni di celebri pittori, come per esempio Raffaello, Bronzino e Pontormo. L’augurio di cuore che facciamo ad Aldo e Valérie è, dunque, di proseguire nella loro attività con la stessa passione di sempre e di arrivare presto anche a Roma e nel sud-Italia. Perché queste meraviglie per gli occhi non meritano di restare nascoste ma di essere conosciute, e il lavoro di questa coppia ci aiuta ad apprezzare anche il patrimonio di arazzi ereditato nel nostro paese.

 

RIFERIMENTI IN RETE

https://www.facebook.com/startbassano/?fref=ts

http://www.alvy.it/chi-siamo/