UNO SPAVALDO GUERRIERO (PARTE I)

Girolamo Romanino, Ritratto d'uomo in armatura, 1514 circa. New Orleans, New Orleans Museum of Art.

Girolamo Romanino, Ritratto d’uomo in armatura, 1514 circa. New Orleans, New Orleans Museum of Art.

 

Il Ritratto d’uomo in armatura di Romanino tra Giorgione e Tiziano

Stando alle conoscenze che si hanno a oggi su Girolamo Romani, detto il Romanino (Brescia 1484 circa-1566) e al conseguente catalogo ragionato, il dipinto di New Orleans qui presentato, sarebbe il primo ritratto in assoluto da lui eseguito. Il soggetto del dipinto è uno ieratico uomo rivestito di una splendida armatura cinquecentesca, colto con lo sguardo leggermente rivolto verso destra, da dove proviene la luce, e la mano sinistra che tiene una possente zweihänder. Proprio la mano è uno dei dettagli più riusciti e apprezzabili, per la difficoltà nello scorciarla in modo credibile. Il busto è dipinto frontalmente, per cui la posizione della testa dà la percezione di un leggero movimento, come se l’effigiato si fosse girato per mettersi in posa poco prima del nostro arrivo, espediente che accentua la spontaneità del ritratto. Il volto, il cui colorito va dalle tonalità calde delle guance al pallore della fronte, presenta uno sguardo intenso, sicuro e quasi sfrontato se non di sfida. In altre parole la qualità principale di quest’uomo, che sembra voler incarnare gli eterni valori del cavaliere cortese, è quella di saper controllare e «dissimulare una sicurezza altezzosa» (Giovanni Reale 2014). Altri dettagli apprezzabili, grazie i quali il protagonista ci appare del tutto realistico, sono il cappello vaporoso, splendidamente bilanciato dalla folta e morbida barba rossiccia.

Romanino ha avuto come punti di riferimento per la propria formazione artistica tra gli altri Giorgione, Dürer, Bramantino e Tiziano. Giovanni Reale in modo particolare scorge nel Ritratto d’uomo in armatura (1514 circa), similitudini con la «ritrattistica di Tiziano, riscontrabili nella resa metallica dell’armatura sbiancata da guizzanti strisciate di luce, risolte con una pittura gagliarda e veloce». A favore di tale lettura si può fare un confronto con il Guerriero con paggio (Gaston de Foix?) di York, ritenuto una copia da un’opera sconosciuta di Giorgione e attribuito a Tiziano, sebbene con non poche difficoltà, giacché la datazione oscilla persino tra XVI e XVII secolo. Numerosi sono poi i dipinti, spesso di autori anonimi, con protagonista un guerriero o un santo guerriero a figura intera nella prima metà del Cinquecento. Un esempio è il Guerriero alla National Gallery di Londra, databile al XVI secolo e chiaramente debitore della Pala di Castelfranco (1502), opera certa del Giorgione. In ogni caso si tratta di dipinti utili per approfondire il tema della lucentezza di un’armatura, uno dei dettagli che richiedevano maggior virtuosismo tecnico.

A nostro avviso, per la verità, i timbri “eccentrici” del nostro Ritratto riconducono più specificatamente al contemporaneo Dosso Dossi (1485-1542). Costui fu un artista ferrarese che lavorò negli stessi anni di Romanino, tra il 1531 e il 1532, agli affreschi nel Castello del Buonconsiglio commissionati dal cardinale Bernardo Cles (1485-1539), principe-vescovo di Trento. Inoltre, assieme a Alessandro Boncivino detto il Moretto (1498 circa-1554) e Giovanni Gerolamo Savoldo (1480 circa-1548 circa), Girolamo Romanino costituì un gruppo di tre notevoli personalità artistiche bresciane del Cinquecento. Un gruppo che va precisato non ha mai creato una scuola ma che è accomunato da una timbrica vigorosa, da guizzi e pennellate audaci, ma soprattutto da una luce che pervade ogni cosa, scivolando sulle superfici e “vivificandole”, dando colore alle ombre. Se da un lato, il Moretto è visto come quello maggiormente rispettoso dei canoni rinascimentali dei tre, Romanino al contrario è “anticonformista” e “anticlassico” per eccellenza. A titolo d’esempio, basti vedere gli strepitosi affreschi da lui eseguiti nella chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne, definita la “Sistina dei poveri” (Giovanni Reale 2014). Sono dunque questi i numerosi pittori cui guardare come punti di riferimento, per comprendere al meglio la complessa figura di Romanino e il dipinto di New Orleans.

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