A VOLTE RITORNANO (PER FORTUNA)

Un particolare della lettera di Colombo dalla copia di Plannck.

Un particolare della lettera di Cristoforo Colombo dalla copia recuperata a Washington.

 

A decenni dal furto, è stata recuperata la preziosa stampa con uno scritto di Cristoforo Colombo

Il mondo dell’arte, lo abbiamo imparato bene anche in questo blog, è macchiato spesso da furti non di rado rocamboleschi e spettacolari. Quello al Museo di Castelvecchio a Verona, per fortuna, a distanza di pochi mesi ha avuto già la sua felice conclusione, col recupero definitivo delle preziose opere di Tintoretto, Bellini, Rubens e Pisanello (e molti altri) il 6 maggio scorso nella regione di Odessa, prima che potessero essere vendute nel mercato nero di Ucraina e Russia.

Di norma, però, ci vogliono molto più tempo e lavoro investigativo, talvolta un pizzico di fortuna, affinché il reperto trafugato ritrovi la via di casa. Un esempio clamoroso è quello salito alla ribalta nei giorni scorsi anche sui notiziari nazionali, e che ha avuto per protagonista una stampa dell’Epistula de insulis nuper inventis, ritornata a Firenze niente di meno che dalla Biblioteca del Congresso di Washington. Nello specifico si tratta di una “semplice” copia in latino dello scritto originale di Cristoforo Colombo, eppure essa ha uno straordinario valore storico. Questo perché la missiva che il grande navigatore genovese inviò in duplice copia, probabilmente dal Portogallo (sbarcò a Lisbona il 4 marzo 1493), ai propri mecenati i reali di Spagna Ferdinando e Isabella, è andata persa. Perciò questa è la testimonianza più importante rimastaci di quanto Cristoforo Colombo scrisse, il 15 febbraio 1493 sulla “Nina”, durante il ritorno dal Nuovo Mondo. Nel testo sono riportate diverse informazioni inerenti gli uomini incontrati in quei luoghi remoti (che lui credeva essere le Indie), le piante e gli animali studiati oltre ad altre vicende. Essa fa parte di un gruppo di stampe (16-18 copie in tutto) che il prototipografo tedesco Stephan Plannck eseguì a Roma, di quel messaggio che sarebbe risultato rivoluzionario per l’Europa e il mondo intero.

La copia dell’Epistula de insulis nuper inventis ritrovata a Washington, proveniva da una miscellanea composta di quarantadue incunaboli conservata nella Biblioteca Riccardiana di Firenze. Sostituita con un falso stampato su carta antica molto simile all’originale, fu acquistata da un collezionista svizzero nel 1990, poi venduta all’asta nel 1992 a New York per meno di mezzo milione di euro e infine donata dall’ultimo acquirente, ignaro di tutto, alla Biblioteca del Congresso nel 2004.

La difficoltà maggiore probabilmente è stata quella di destreggiarsi tra i numerosi falsi in circolazione, tanto che le autorità statunitensi inizialmente avevano informato i nostri carabinieri proprio della presenza in suolo americano di numerose edizioni sospette, ossia non ritenute di mano di Plannck. Determinante per venire a capo del problema è stato il supporto del professor Paul Needaham, curatore della sezione libri e manoscritti antichi della biblioteca universitaria di Princeton. Grazie a lui, infatti, si è giunti alla conclusione che la copia conservata alla Biblioteca del Congresso di Washington era proprio quella fiorentina.

Senza dilungarsi nei dettagli investigativi della vicenda, per i quali si rimanda agli articoli sotto riportati e consultabili in rete, preme qui ricordare il grande lavoro svolto dal nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e del comandante Mariano Mossa. Oltre a ciò, si deve sottolineare la lodevole collaborazione a livello internazionale tra enti investigativi, senza la quale sarebbe impossibile contrastare l’illecito mercimonio di preziose opere storiche e d’arte rubate da grandi istituzioni museali e non solo. A conclusione vogliamo riporte le parole del direttore della Riccardiana Fulvio Silvano Stacchetti, il quale in merito al furto esclude «in modo più assoluto che possa essere avvenuto nella sala manoscritti della nostra biblioteca» poiché un solo studioso, ben monitorato, aveva consultato il volume. I dubbi di Fulvio Silvano Stacchetti rimangono dunque sul lungo periodo di trasferimento del volume, dal 28 luglio 1950 al 5 aprile 1951, alla Biblioteca Nazionale di Roma mentre certo è dell’autenticità della copia ritornata finalmente a casa.

 

 Alcune foto inerenti il recupero del libro con la missiva di Cristoforo Colombo

Una delle foto scattate dai carabinieri a seguito del recupero della missiva.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.repubblica.it/cultura/2016/05/18/news/colombo_lettera_scoperta_america-140027298/?refresh_ce

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2016/11-maggio-2016/recuperate-ucraina-17-tele-rubate-museo-castelvecchio-240418501900.shtml

http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2016/5/126161.html

http://www.iltempo.it/cronache/2016/05/18/recuperata-negli-usa-la-lettera-di-cristoforo-colombo-1.1540607