GIORNATE DI PRIMAVERA DEL FAI 2016

Chiosto presso il Museo Civico di Bassano del Grappa

Il Chiostro presso il Museo Civico di Bassano del Grappa.

 

Questo fine settimana, nei giorni di sabato 19 e domenica 20 marzo, ritorna la grande proposta culturale del FAI “Giornate di primavera”, con decine di aperture straordinarie in tutta Italia. Un’occasione da non perdere per visitare 380 località, spesso chiuse al pubblico, con l’aiuto dei volontari del Fondo ambientale italiano.

A Roma saranno aperti tra gli altri Palazzo Caetani, i Fori Imperiali e la Villa del Priorato di Malta. Per Venezia saranno aperti Palazzo Morosini, Palazzo Correr Mocenigo (solo iscritti FAI) e la chiesa di San Nicolò dei Mendicoli.

Ricchissima l’offerta di Napoli con le “Gallerie dei Nobili” delle Catacombe di San Gaudioso, il Museo Archeologico Nazionale, il Museo Orientale Roberto Scerrato e i sotterranei gotici della Certosa di San Martino (solo per iscritti FAI). Nel capoluogo siciliano, molto importante sul piano simbolico è l’apertura del Convitto Nazionale “Giovanni Falcone”, che si aggiunge a quelle del Palazzo Arcivescovile Nuovo e Museo Diocesano, di Porta Nuova (solo iscritti FAI) e del quartiere militare San Giacomo degli Spagnoli.

A Bassano del Grappa, invece, quest’anno non sarà aperto un luogo abitualmente chiuso, ma sarà data la possibilità di fare una “passeggiata” nel Museo Civico alla scoperta della sua storia e delle sue opere principali. Ad accompagnare i visitatori ci saranno gli “Apprendisti Ciceroni” del liceo Brocchi e degli istituti Remondini e Parolini. In via eccezionale si potrà ammirare la Spada del Brenta appartenuta a un guerriero del XV secolo a.C. e il Ritratto di uomo in Armi di Jacopo Da Ponte, in comodato d’uso presso il Museo Civico fino al 2017.

 

Per orari e info vedere i riferimenti in rete.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://giornatefai.it/

https://www.facebook.com/fondoambiente/?fref=ts

SI RIACCENDE LA SPERANZA PER IL MUSEO DI CASTELVECCHIO

Pieter Paul Rubens, Ritratto femminile detto Dama delle licnidi, 1602.

Pieter Paul Rubens, Ritratto femminile detto Dama delle licnidi, 1602.

 

Tredici arresti a seguito delle indagini sul furto al Museo di Castelvecchio

Il 19 novembre scorso la città di Verona e l’Italia tutta hanno subito una terribile ferita. Quel giorno furono trafugati alcuni capolavori di Tintoretto, Rubens, Pisanello, Bellini, Mantegna e altre opere di artisti minori (per un totale di diciassette dipinti) dal Museo di Castelvecchio. A distanza di pochi mesi sembra che la pista seguita dagli inquirenti, che vede nella guardia giurata una figura centrale della banda che mise a segno il colpo, stia dando i suoi frutti con tredici arresti tra la città scaligera e l’ex repubblica sovietica della Moldavia. Tra essi figurano anche il fratello della guardia in servizio quella sera e la sua compagnia moldava. Le tracce condurrebbero dunque in Moldavia, dove lo stesso procuratore di Verona, Mario Giulio Schinaia, si augura si possano presto recuperare le opere per una felice conclusione di questa triste vicenda definita da Sgarbi “una strage di civiltà”.

Non ci resta che sperare di assistere dopo al furto del secolo, anche al “recupero del secolo” in tempi record!

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.ansa.it/veneto/notizie/2016/03/15/rapina-a-museo-verona-dodici-arresti_8d9cb050-3bb9-44c6-aaa5-b1140c325e0a.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Presa-la-banda-che-rapino-il-Museo-di-Castelvecchio-13-arresti-3502d7f4-b151-4bb7-a8e1-f76d4966bcdc.html?refresh_ce

L’ITALIA DEI CICISBEI

Una delle sale dei Musei Capitolini di Roma.

Una sala dei Musei Capitoli di Roma con il Galata morente.

 

Nascoste le Bellezze dei Musei Capitolini per la visita di Rohani

Ciò che è successo due giorni fa ai Musei Capitoli di Roma vorremo tanto fosse stato solamente uno scherzo di cattivo gusto, un brutto sogno, eppure è avvenuto realmente. Per non offendere la sensibilità e la cultura del presidente dell’Iran Hassan Rohani, sono stati coperti con orribili pannelli, alcuni capolavori della statuaria romana, tra cui basti citare la Venere Capitolina, tra l’altro simbolo di pudicizia (sic!).

Il nostro blog non s’interessa di politica, per cui non intendiamo trattare le polemiche che si sono accese in questi giorni. Chi scrive ha però a cuore almeno due questioni che dopo tale atto vanno assolutamente trattate. In primo luogo ci si chiede se i grandi risultati ottenuti nel 2015 dai nostri musei, di cui abbiamo recentemente parlato, meritano di essere calpestati così superficialmente e scioccamente. Perché è questo che si è compiuto. I nostri musei non hanno accolto milioni di visitatori senza motivo, ma per il patrimonio di bellezza, conoscenza e cultura che custodiscono e valorizzano. Dovremmo esserne orgogliosi e, invece, alla prima occasione nascondiamo quello stesso patrimonio per pavidità, di cosa poi, di far saltare degli accordi economici? No, perché in un’intervista Rohani, lodando l’ospitalità italiana, ha affermato sulla questione dei nudi presenti ai Musei Capitolini, di non aver avuto alcun contatto in precedenza. Gli accordi dunque non erano in pericolo, perché l’Iran, paese che certamente non è sinonimo di diritti, ha bisogno dell’Italia per costruirsi un’immagine nuova dopo la fine delle sanzioni.

La paura dimostrata è per ciò che siamo, per il nostro passato, per i nostri valori, per il ruolo che potremmo riprenderci come faro di civiltà in Europa e nel mondo, il tutto in nome di un politicamente corretto meschino e d’interessi temporanei puramente terreni. Una logica questa, che distrugge sul nascere la speranza da noi espressa, affinché il grandioso 2015 dei nostri musei, potesse finalmente far cambiare il modo di vedere l’arte. La nostra era solo una pia illusione.

Il secondo aspetto che infastidisce particolarmente, è l’utilizzo spregiudicato degli stessi capolavori dei Musei Capitolini per fini adulatori. Non ci sarebbe stato nulla da ridire se le nudità dell’arte classica non fossero state coperte, ma alla luce di quest’azione, rasenta l’offesa all’intelligenza umana l’aver fatto sedere Rohani sotto lo ieratico Carlo d’Angiò (1277), forse opera di Arnolfo di Cambio. Questa scultura raffigura il «re di Sicilia e “senatore” di Roma», appartenente alla nota dinastia francese a lungo in lotta con gli Aragonesi, e non solo richiama visivamente la tradizione romana ma, secondo alcuni studiosi, si trovava nel “Tribunale capitolino”, ossia nell’aula in cui si amministrava la giustizia. Essa è in sostanza un esempio della continuità che c’è stata nella nostra penisola, dove la civiltà romana è stata trasmessa e inglobata in quelle successive fino a oggi. Si direbbe che chi ha compiuto quest’azione, veda il passato in modo puramente ideologico e strumentale. Il Medioevo è un’epoca oscurantista solo quando serve, così come quando serve la civiltà romana può essere citata o celata. Tutto a piacimento. Da chi è chiamato a lavorare nelle nostre massime istituzioni culturali non si può accettare un tale approccio.

L’arte, va detto, spesso è stata utilizzata per fini politici o semplice adulazione, tutto, però, ha un limite e l’Italia questa volta ha proprio fatto la figura del cicisbeo.

Vorremmo terminare con un consiglio rivolto agli italiani e a tutti i turisti, anche a quelli che dovessero giungere nel nostro paese dall’Iran: andate a visitare i Musei Capitoli, perché non vi troverete nulla di cui vergognarsi.

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.museicapitolini.org/

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/01/25/rohani-a-romacoperte-alcune-statue-di-nudi-musei-capitolini_aee03593-589b-427c-bf2e-6e1ee69e2