CLAUDIA SALARIS, Marinetti e la “risata”

Umberto Boccioni, La risata, 1911. New York, Museum of Modern Art.

 

Da: Futurismo. L’avanguardia delle avanguardie; Firenze-Milano 2009, p. 24.

«Da abile e sperimentato “anchorman”, Marinetti sa tenere la scena: interagendo col pubblico, riesce a convertire quasi sempre in successo le serate più turbolente grazie a un’assoluta padronanza di sé e alla conoscenza dei tempi giusti della comicità. A volte declama con enfasi versi che la sala s’affretta a fischiare, ritenendoli di scuola futurista; allora svela che si tratta di una poesia di D’Annunzio. E per dare un’ulteriore lezione ai disturbatori, recita La Vispa Teresa, scatenando l’ilarità generale. Ed è rimasta celebre la gag improvvisata al teatro Mercadante di Napoli, quando, sotto le parabole degli ortaggi, afferrata al volo un’arancia, il poeta la sbuccia lentamente e la mangia con la massima calma alla faccia del pubblico inferocito. La risata, il motto di spirito, l’umorismo, su cui all’inizio del secolo riflettono Bergson, Freud, Pirandello, costituiscono l’ingrediente indispensabile nelle manifestazioni futuriste: ridere provoca uno scatenamento di energie psicofisiche che contribuisce a ribaltare atteggiamenti e costumi imposti dalle consuetudini.»