FRANCESCA PETRARCA: Italia mia, benché ’l parlar sia indarno (Canzoniere, CXXVIII, 1-16)


Altichiero, Ritratto di Francesco Petrarca, 1377-1384. Padova, Oratorio di San Giorgio.

 

Secondo la maggior parte degli studiosi del Petrarca, la canzone Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno (Canzoniere, CXXVIII) è stata composta dal grande poeta durante il soggiorno a Parma e trarrebbe origine dallo scoppio della guerra fra gli Este e i Gonzaga per il controllo della città. Si tratta di certo della canzone politica meglio conosciuta del Petrarca, che testimonia tutto il suo sincero slancio morale, la volontà di sedare le inutili ostilità reciproche, deleterie per la penisola, attraverso un’oratoria vibrante atta a sottolineare l’unità culturale e di civiltà a favore della pace.

 

Francesco Petrarca, Itala mia, benché ’l parlar sia indarno (Canzoniere, CXXVIII, 1-16):

«Itala mia, benché ’l parlar sia indarno

a le piaghe mortali

che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,

piacemi almen che’ miei sospir’ sian quali

spera ’l Tevero et l’Arno,

e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio.

Rettor del cielo, io cheggio

che la pietà che Ti condusse in terra

Ti volga al Tuo dilecto almo paese.

Vedi, Segnor cortese,

di che lievi cagion’ che crudel guerra;

e i cor’, che ’ndura et serra

Marte superpo et fero,

apri Tu, Padre, e ’ntenerisci et snoda;

ivi fa’ che ’l Tuo vero ,

qual io mi sia, per la mia lingua s’oda».

 

Da: C. SEGRE & C. MARTIGNONI, L’età comunale e l’umanesimo; collana Leggere il mondo: letteratura, testi, culture, Milano 2000, vol. II, p. 68.