GIOTTO, GLI SCROVEGNI: GESTI CHE PARLANO (II)

Giotto, Cattura di Cristo, dalle Storie di Gesù, 1303-1305. Padova, Cappella Scrovegni. 2
Giotto, Cattura di Cristo (Bacio di Giuda), dalle Storie di Gesù, 1303-1305. Padova, Cappella Scrovegni.

 

 

Il linguaggio “non verbale” di Giotto nelle storie di Cristo e Maria agli Scrovegni di Padova (PARTE II)

In questa seconda parte dedicata al Giotto degli Scrovegni, il primo brano che scegliamo è la Presentazione di Gesù al Tempio. Qui il Bambino apre le braccia per indicare a Simeone i propri genitori, come farebbe ogni bimbo che cerca propria madre. Così facendo Egli, però, va a creare inequivocabilmente l’immagine di una croce, riferimento chiaro al suo destino. La profetessa Anna poi, regge un cartiglio e con la mano destra rafforza ulteriormente quanto in esso vi è profetizzato: «poiché in lui sarà la redenzione del mondo» (Pseudo Matteo 15, 1-3). Il gesto da lei compiuto con indice e medio aperti, ricompare poco più avanti nel Cristo tra i Dottori ed ha una chiara valenza sapienziale.

A questo punto incontriamo tre scene poste una dietro l’altra, letteralmente scandite dalla benedizione di Cristo, visibile sempre sulla sinistra. Si tratta in ordine delle Nozze di Cana, della Resurrezione di Lazzaro e dell’Ingresso a Gerusalemme. Giotto sembra ora andare di corsa, a voler non solo riassumere in breve gli anni durante i quali il Messia predicò e compì miracoli lungo tutta la Galilea, ma anche a dare un ritmo narrativo e porre l’accento su quanto tutto sia in realtà esclusivamente in funzione della Passione e Resurrezione di Cristo. Insomma Giotto non si sofferma se non su due episodi centrali nei Vangeli e per la fede cristiana: il miracolo con cui ha inizio l’attività pubblica di Gesù dopo il suo Battesimo e quello che ne anticipa la risurrezione dalla tomba.

 

Cacciata dei mercanti dal Tempio e Cristo davanti a Caifa

Tra i riquadri successivi segnaliamo la Cacciata dei mercanti dal Tempio e Cristo davanti a Caifa. In questi due esempi i gesti compiuti da Gesù e Caifa sono entrambi bruschi e comunicano ira, eppure acquistano accezioni opposte. L’ira “sacra” di Cristo, infatti, racchiusa magistralmente in quel pugno destro minacciosamente alzato per allontanare i mercanti dal Tempio (in primo piano si vede anche il tavolo rovesciato), non solo è comprensibile ma anzi giustificata dalla necessità di condannare chi offende la casa del Padre. Lo stracciarsi le vesti di Caifa, al contrario, rappresenta una furia cieca e vendicativa (vorrebbe condannare Gesù a morte), la stoltezza di chi non ha compreso le sacre scritture.

 

La cattura di Cristo

Proseguendo con la Cattura di Cristo, vi scorgiamo un fatto nuovo e che non ci risulta essere stato ancora affrontato da alcuno. Abbiamo sin qui osservato che in ogni riquadro i protagonisti hanno le mani bene in vista: in segno di preghiera; in un amorevole abbraccio; per benedire o condannare; per allontanare o avvicinare e proteggere. Nulla di tutto ciò accade adesso. Il bacio di Giuda è falso e ipocrita, foriero di conseguenze gravissime ma allo stesso tempo centrali nel progetto salvifico di Dio. Il suo abbraccio non può perciò che essere “nascosto”, “celato” e “occultato” perché così avviene un tradimento.

Nella Cattura di Cristo tutto ruota attorno al gioco di sguardi tra Gesù e l’apostolo che l’ha venduto per trenta denari. Il Figlio di Dio appare allo stesso modo autorevole e disarmato, come disarmate sono qui le sue mani, non più colte in gesti simbolici e potenti ma celate sotto il mantello come fossero improvvisamente incapaci di azione. Dinanzi al tradimento di una persona vicina persino Gesù, vero uomo oltre che vero Dio, rimane inerme e svuotato. In altre parole siamo all’opposto dell’Incontro tra Gioacchino e Anna, dove il bacio è visibilmente accompagnato da un fraterno e pubblico abbraccio.

 

Il gesto perentorio di Gesù nel Noli me tangere

Avviandoci verso la conclusione Gesù, appena risorto, torna a rivolgere un gesto perentorio, questa volta verso Maria Maddalena nel Noli me tangere. Oggi, in realtà, nelle traduzioni si preferisce la formula “non mi trattenere” ritenuta più aderente al Vangelo di Giovanni. Il Figlio di Dio non lascia spazio a equivoci e illusioni, non può fermarsi con Maria Maddalena, Egli è di fretta così come la narrazione ormai prossima alle ultime battute prima del grande finale della controfacciata. Le scritture si sono compiute, è giunto il tempo per Lui di Ascendere in cielo (scena successiva) e della Pentecoste affinché gli apostoli possano diffondere il “lieto annuncio” (ossia Vangelo).

 

Il Giudizio Universale di Giotto

Siamo così arrivati al maestoso Giudizio Universale. Osservando le posizioni delle mani di Gesù noteremmo che esse giocano nuovamente sul tema della “contrapposizione”: se con la destra, leggermente più morbida, Egli accoglie in Paradiso, con la sinistra, le cui dita appaiono più rigide, respinge i dannati ai supplizi eterni. Ancora una volta Giotto ha saputo riportare le emozioni con sorprendente fedeltà e realismo, dimostrando una sensibilità unica e fuori dal comune, capace di trasmettere sia il lato umano sia quello divino di Gesù attraverso espedienti “pedagogici” come la raffigurazione di immagini antitetiche.

Termina il nostro viaggio, che ha voluto mostrare una volta di più le straordinarie doti di Giotto come comunicatore non solo tramite i colori, la prospettiva e la caratterizzazione dei volti, ma anche grazie al ruolo delle mani, in un modo diretto e semplice perché i fedeli di ieri come quelli di oggi possano meglio comprendere i testi sacri.

 

Giotto, Noli me tangere, dalle Storie di Gesù, 1303-1305. Padova, Cappella Scrovegni.

Giotto, Noli me tangere, dalle Storie di Gesù, 1303-1305. Padova, Cappella Scrovegni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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F. FLORES D’ARCAIS, La Cappella degli Scrovegni; in A. TOMEI (a cura di), Giotto e il Trecento. ”Il più Sovrano Mastro stato in dipintura”, catalogo della mostra (Roma, Complesso del Vittoriano, 6 marzo-29 giugno 2009), Ginevra-Milano 2009, pp. 101-111.

G. PISANI, Il programma della Cappella degli Scovegni; in A. TOMEI (a cura di), Giotto e il Trecento. ”Il più Sovrano Mastro stato in dipintura”, catalogo della mostra (Roma, Complesso del Vittoriano, 6 marzo-29 giugno 2009), Ginevra-Milano 2009, pp. 113-127.

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A. TOMEI, Giotto. La pittura; Art & Dossier n°120, Firenze 1997.

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