LAMBERTO DI GREGORIO, I Mimiambi

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Corridore della Villa dei Papiri, Ercolano, I sec. d.C., Stile classico, bronzo, cm 118. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Un dialogo tra letteratura e scultura antica.

Uno dei temi maggiormente sentiti nell’arte greca, in particolare dalla produzione pittorica e scultorea di età ellenistica, era di certo quello della “mimesi”, in altre parole la capacità imitare la natura rendendo viva la fredda pietra, udibili le figure dipinte come a poter intessere un dialogo con loro. D’altro canto il teatro stesso, che trae origini proprio dall’antica Grecia, è una “riproduzione” eseguita dal mimo/attore.

In tal senso il brano seguente, tratto da I Mimiambi di Eronda (poeta originario, forse, di Alessandria d’Egitto e vissuto nel III sec. a.C.) nella traduzione di Lamberto Di Gregorio, con protagoniste Cinno e Coccale, è esemplificativo di un mito che attraversa il tutto il mondo antico e che in un certo qual modo giunge sino a noi sotto altre forme. Le due amiche, entrate nel santuario di Asclepio a Cos per compiere un sacrificio al dio, rimangono letteralmente stupefatte innanzi alle statue marmoree o alle pitture che lì vi si trovavano. L’emozione è tale che i personaggi rappresentati parevano loro in procinto di cogliere una mela, proferire parola, strozzare un’oca e, in definitiva, di acquistare vita, perché un giorno l’uomo saprà infonderla anche al duro marmo!

A tal fine poniamo a dialogo con questi versi due sculture bronzee di potente dinamicità risalenti a qualche secolo dopo, ossia i due Corridori (in realtà si tratta del medesimo atleta) provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, i cui proprietari erano collezionisti di opere in stile arcaico e classico, prodotte da un’unica officina sebbene in momenti differenti. Oggi custodite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, esse raffigurano il giovane corridore in posa, concentratissimo tanto da parer reale, pronto allo scatto decisivo con cui avrà inizio la competizione.

 

Da: Eronda. I Mimiambi IV; traduzione di L. DI GREGORIO, Milano 1997.

«Coccale: Osserva, cara, quella fanciulla che in alto
guarda verso la mela; non diresti che essa,
se non coglierà la mela, subito spirerà?
E quel vecchio, Cinno – Oh per le Moire!
(osserva) l’oca, come la strozza il fanciullo!
Certamente, se davanti a noi non ci fosse una pietra, quest’opera,
diresti, si meriterebbe di parlare. Oh! Con il tempo un giorno gli uomini
anche alle pietre riusciranno ad infondere la vita.
Questa statua di Batale, infatti, la figlia di Mitte,
non vedi, Cinno, che posa che ha?
Se uno non ha visto Batale in persona, guardando
questa immagine non avrà bisogno dell’originale».


In copertina: Corridore della Villa dei Papiri, Ercolano, I sec. d.C., Stile classico, bronzo, cm 118, part. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.