NEL BLU DIPINTO DI BLU

Beata Kozak all'inaugurazione della mostra ''Il mio bluismo''

Beata Kozak all’inaugurazione della mostra ”Il mio bluismo’

 

Beata Kozak a Start-Bassano

Ultimissimi giorni per “immergersi” nella prima mostra personale (anzi personalissima) di Beata Kozak a Start-Bassano (fino a domenica 19 giugno 2016), dal significativo titolo: “Il mio Bluismo”. Nelle quattro sale di Palazzo Finco in cui si snoda, possiamo entrare nel mondo fatto di blu e poesia della pittrice di origini ungheresi ma bassanese d’azione. Beata sa coniugare l’arte pittorica (in bilico tra astrattismo e figurativo) a quella poetica, in un viaggio suggestivo che ha il sapore del “ritorno nel liquido amniotico”, come acutamente colto da Claudio Brunello nella serata di inaugurazione lo scorso 4 giugno. L’acqua nelle sue opere non è mai abitata, non vi troveremo, infatti, né pesci né crostacei né altri abitanti di oceani, fiumi o laghi. Questo elemento fondamentale per la vita è rappresentato in tutta la sua purezza e nelle sue mille sfaccettature. Dal dolce sciabordare si finisce nel frastuono di una cascata, dentro all’impeto inarrestabile di un’onda, negli abissi più profondi, dove l’oscurità è a malapena illuminata da qualche raggio di luce, dove non sembra esserci spazio se non per l’anima dell’artista e di chi, con lei, vuole intraprendere questo viaggio che in realtà è tutto interiore. In alcune opere di piccolo formato, poi, l’acqua diventa superficie riflettente, increspata e quasi “solida”, rivelando un bisogno tattile da parte della pittrice, che si è potuto apprezzare anche il 20 febbraio scorso, durante la sua performance dal vivo. Beata mostra in tutte le sue opere, il desiderio di un rapporto diretto con questo elemento, che è anche base per l’arte stessa, senza il quale i pigmenti restano sterili, arida polvere.

L’acqua per Beata Kozak è dunque assoluta fonte d’ispirazione creativa, anche per le poesie. Come nel moto ondoso, che trae energia dal vento, Beata prende l’energia dall’osservazione dell’acqua (per esempio del nostro fiume Brenta), così che ogni opera che finisce deve essere seguita da un’altra, senza soluzione di continuità. Essa sembra punto di partenza per una catarsi, una purificazione (pensiamo soltanto al battesimo) cui anela l’anima, mostrando ancora una volta il valore terapeutico dell’arte, a volte “medicina cattiva” (Claudio Brunello) ma più spesso buona e curativa. Alla fine del percorso espositivo, curato con l’aiuto di Mauro ed Eleonora, ci si renderà allora conto di una piacevole sensazione di benessere, di una serenità improvvisa e inaspettata, in contrapposizione con la vivacità delle piazze bassanesi, con il correre frenetico e talvolta asfissiante della vita quotidiana. L’arte come l’utero, può essere “luogo” maternamente sicuro dove rifugiarsi.

Infine vorremmo ricordare la prima sala, dove si trovano le tele più grandi e probabilmente quelle più belle per potenza e colore. La mente va subito ai blu dell’artista romantico Caspar David Friedrich. Similmente a quanto avviene in alcune marine del maestro tedesco, si ha l’impressione di essere domati dalla forza dell’acqua, dall’immensità della natura nel suo stadio più primordiale, laddove non è ancora giunta la mano dell’uomo. Si scoprirà così la bellezza di lasciarsi liberamente trasportare, senza dighe o argini a fermarci, dentro l’immensità del blu, colore del cielo, del mare e dello spirito.

 

RIFERIMENTI IN RETE

NEL MIO RICORDO, IL BRENTA

http://www.startbassano.it/

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