Riccardo Venturi (2009)

Alexander Calder, S-Shaped Vine, 1946.
Alexander Calder, S-Shaped Vine, 1946.

 

«Ora, affinché possano vivere, devono anzitutto godere di una libertà plenaria. Non dobbiamo affrettarci ad assegnare loro un ruolo, una funzione, un senso; bisogna concedergli la licenza di non essere nient’altro che un gioco insensato. La gratuità, l’assenza di significato è, se così posso esprimermi, la loro aria natale. È solo al prezzo di questa vacanza, di questo vuoto primo che possono assumere il significato che gli abbiamo attribuito. Hanno bisogno di una riserva illimitata di non senso. In un mondo utilitario, percorso dalla rete stretta delle segnaletiche, in un universo pratico in cui viene attribuita una funzione a ogni cosa, un valore d’uso o di scambio, l’entrata del clown fa vacillare alcune maglie della rete e , nella pienezza soffocante dei significati accettati, apre una breccia attraverso cui potrà scorrere un vento d’inquietudine e di vita.». (Starobinski)

«Il non-senso di cui il clown – e le sculture di Calder – sono portatrici, ci permettono così per un attimo di guardare dal di fuori la nostra pesantezza.». (Riccardo Venturi)

 

Questo splendido brano è stato tratto da un commento di Starobinski dedicato ai klown. Il suo fascino, secondo Riccardo Venturi e da noi condiviso, risiede nel sembrare assolutamente perfetto per descrivere le sculture volanti dell’artista americano Alexander Calder (1898-1976).