ROSSO COME RUBENS. Le fanciulle al piano di Pierre-Auguste Renoir


Pierre-Auguste Renoir, Fanciulle al piano, 1889 circa, olio su tela, 55,8 x 46,3 cm. Omaha, Joslyn Art Museum.

 

Il 1881 fu un anno fondamentale per Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), ritenuto a ragione una delle anime dell’impressionismo nonché tra più importanti artisti di ogni tempo. Fu importante per due motivi, entrambi alla base dell’evoluzione che investì la sua pittura nei decenni a seguire, definiti quelli della “maturità” e del “classicismo”. Il primo è la mancata partecipazione alla sesta esposizione degli impressionisti, il secondo, invece, fu il viaggio in Algeria e poi in Italia, dove rimase ammaliato di fronte all’arte di Raffaello e agli affreschi di Pompei. L’incontro in particolare con la grande arte classica e rinascimentale italiana, soprattutto con riferimento all’eredità lasciata dal genio urbinate che tanto aveva influenzato un altro maestro francese, Jean-Auguste-Dominique Ingres, lasciò un segno profondo in Renoir. Già nell’anno precedente il maestro nativo di Limoges aveva iniziato a vivere una crisi artistica, quando ricevette le prime critiche per il suo allontanamento dal gruppo degli impressionisti, visto come un desiderio tutto commerciale di adeguarsi all’arte ufficiale del Salon. In realtà Renoir voleva superare una pittura da lui percepita come allo stadio di “abbozzo”, non finita, in cui la linea perdeva la propria funzione nel “dare corpo alle cose e alle persone”, di rendere i volumi credibili. L’arte di Raffaello in tal senso gli indicò la strada da perseguire, che è quella sostanzialmente riscontrabile nelle Fanciulle al piano, capolavoro del 1889 circa conservato al Joslyn Art Museum di Omaha.

In quest’olio su tela di piccole dimensioni (55,8 x 46,3 cm), Renoir affrontò per la prima volta un soggetto che tratterà con una certa continuità e con successo (un’opera affine sarà acquistata nel 1892 dallo Stato francese) per alcuni anni a seguire. Il tema come si può osservare sono due giovani ragazze, al passaggio tra l’adolescenza e l’età matura, intente ad esercitarsi al piano. Per la precisione quella seduta, con i capelli più lunghi e di un biondo più lucente, è concentrata (si guardi il gesto della bocca, semiaperta) completamente nel suonare lo spartito, mentre l’altra ragazza, un po’ più grande e con i capelli legati da uno chignon, si premura di voltare le pagine.

Prima del dipinto di Omaha Renoir aveva prodotto uno schizzo preparatorio a matita su carta, oggi conservato a Budapest, e di certo si servì di due modelle dal vivo, che come spesso accadeva erano molto giovani, nel fiorire della propria femminilità, aspetto che, talvolta, cela una sensuale malizia. L’incarnato chiaro, le chiome bionde, il naso piccolo, gli occhi scuri, le guance morbide e la bocca m e carnosa erano tutte caratteristiche estetiche predilette da Renoir nelle donne. Tali elementi qui sono rafforzati dalla massiccia presenza del rosso, detto “rosso Rubens”, poiché simile a quello del grande maestro fiammingo, molto stimato dal nostro artista. Il rosso, infatti, che accentua la bellezza dei due volti è presente innanzitutto nelle vesti delle due fanciulle, differenti solamente per minimi dettagli delle maniche, delle spalline e della posizione del merletto. Nonostante il rosso acceso, ripreso anche dalla tenda sulla sinistra e giusto un po’ bilanciato dal colore della parete e dal variopinto vaso di fiori sulla destra, la sensazione è di chiusura e di esclusione dell’osservatore. Le due protagoniste sono completamente assorte nel suonare il pianoforte, attività all’epoca ritenuta idonea a giovani ragazze della classe borghese e di buona famiglia, per impiegare il proprio tempo libero. Nulla le distrae dalla propria occupazione e, anzi, quella seduta ci dà quasi completamente le spalle. La stessa tenda rossa citata accresce la sensazione di trovarsi di fronte a un momento privato, circoscritto dal quale siamo esclusi. Unica piacere cui l’osservatore è invitato e può aspirare è quello di godere, in silenzio, di quell’armonia familiare e musicale evocata.

 


Pierre-Auguste Renoir, The Rambler, 1895 circa.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

K. ADLER (a cura di), Renoir. La maturità tra classico e moderno; catalogo della mostra (Roma, Complesso del Vittoriano, 8 marzo – 29 giugno 2008), Ginevra-Milano 2008.

M. T. BENEDETTI, Renoir; Art & Dossier n° 81, Firenze-Milano 1993.

M. T. BENEDETTI, Pierre-Auguste Renoir. Il viaggio in Italia; in K. ADLER (a cura di), Renoir. La maturità tra classico e moderno, catalogo della mostra (Roma, Complesso del Vittoriano, 8 marzo – 29 giugno 2008), Ginevra-Milano 2008, pp. 57-75.

G. CREPALDI, Renoir; collana ArtBook, vol. 3, Milano 2005.

B. DENVIR, Impressionismo; Art & Dossier n° 73, Firenze-Milano 1992.

E. FEZZI, L’opera completa di Renoir: periodo impressionista 1869-1883; Milano 1972.

C. PESCIO (a cura di), Impressionisti. La nascita dell’arte moderna; Firenze – Milano 2005.

E. PONTIGGIA (a cura di), Pierre-Auguste Renoir. Lettere e scritti; collana Carte d’artisti, vol. 21, Milano 2001.