Terisio Pignatti (2001)

Canaletto, Piazza San Marco verso la Basilica, 1724-1725 circa. Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza.

Canaletto, Piazza San Marco verso la Basilica, 1724-1725 circa. Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza.

 

«Fra pochi dati obbiettivi in nostro possesso per ricostruire il personaggio Canaletto, ne emergono tre. Il primo, che fu difficile di carattere; il secondo, che fu particolarmente autonomo nella sua storia di pittore; il terzo, che forse non sarebbe mai diventato il “Canaletto” senza la protezione geniale e costante del suo mercante inglese, Joseph Smith. Tanto per cominciare, il Canal […] ci tenne in modo particolare a farsi passare per nobile. Nel frontespizio della raccolta di stampe che il Visentini trasse nel 1735 da quattordici sue pitture, Antonio Canal si autodefinisce “Origine Civis Venetus”, cioè cittadino originario, il che equivaleva al primo grado del patriziato […] Tant’è vero che non mancò di darsi uno stemma, riproducendolo numerose volte nelle proprie pitture e incisioni […] Ma di fatto l’episodio più rilevante in cui quella nobiltà famigliare vien ricordata da documenti è una storia alquanto ridicola che accadde nei primi anni della sua vita, quando la nonna Elena Dal Canal, avendo cacciato di casa un inquilino indesiderato, dovette ricorrere al giudice perché costui le si rivoltò contro con cattive parole e improperi, e persino battendola con i propri stivali, mentre lei si proclamava invano: “moglie di un che fu cittadino originario”».