TRA LIBERTY E DECÒ. Due mostre a Reggio Emilia e Forlì ripercorrono le due tendenze che rivoluzionarono l’arte


Antonio Rizzi, Esposizione nazionale di Belle Arti dell’Accademia di Brera,  1912, part.

 

Il 2017 in Emilia-Romagna sembra un anno all’insegna della modernità, con due mostre incentrate sui due movimenti che tra la fine dell’Ottocento e le prime decadi del Novecento rivoluzionarono per sempre l’arte mondiale, visti, però, da un punto di vita tutto italiano.

A Reggio Emilia ecco Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno curata da Francesco Parisi e Anna Villari (Palazzo Magnani, fino al 14 febbraio), una rassegna che espone quasi 300 pezzi in sette sezioni tematiche con: dipinti di Corcos, Casorati e Boccioni incentrati in particolare sulla donna; sculture di Domenico Trentacoste, Giovanni Primi e Filippo Cifariello; progetti architettonici, tra i quali quelli di Duilio Cambellotti e Vittorio Grassi. Inoltre si possono ammirare ancora produzioni grafiche per esempio di Gabriele d’Annunzio e Antonio Beltramelli, opere d’arredo (su tutti si pensi a Galileo Chini) e manifesti di Antonio Rizzi, Plinio Nomellini, Adolfo De Carolis e Umberto Boccioni. In particolare l’arte del manifesto a cavallo tra Otto e Novecento toccò vette mai più raggiunte, trattandosi di un mezzo ancora nuovissimo e perciò formidabile sia nell’educazione delle masse o nella diffusione d’idee politiche, sia per gli artisti desiderosi di far conoscere le proprie produzioni e in ambiti come quello del teatro.

Intento della mostra è di uscire dalla semplicistica idea che si ha del Liberty (termine desunto dal commerciante inglese Arthur Lasenby Liberty), come di uno stile legato esclusivamente alla “sinuosità delle linee”. I curatori, infatti, hanno cercato di mostrare – con successo – quanto questo stile nel nostro paese si componesse di due anime principali, alle volte antitetiche altre in dialogo tra loro. La prima era quella più espressamente floreale, raffinata e decorativa, con influenze esotiche o radicate nella tradizione medievale europea, e in tal senso gli esempi scelti tra la produzione di Galileo Chini sono emblematici. La seconda, invece, più vicina ai contemporanei sviluppi artistici nelle maggiori nazioni europee come la Francia e la Germania, appariva certamente “modernista”. In altre parole questa seconda anima del Liberty italiano, che potremmo scorgere ad esempio in Signora con cappello nero (1914) di Amedeo Bocchi, era più propensa alla rottura con il passato, si caratterizzava per linee più stilizzate e un senso d’inquietudine che guardava alle coeve secessioni (su tutte quella di Vienna) e anticipava così le future avanguardie.

Riguardo a Forlì, in una sorta di doppio passaggio di testimone, poiché la mostra Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia non solo tocca il periodo successivo al Liberty, ma inizia negli stessi giorni in cui termina l’altra (Musei San Domenico, 11 febbraio – 18 giugno 2017), protagonista diventa la «nuova rivoluzione del gusto» (M. Garzonio 2017). Questa rivoluzione fu battezzata con questo nome, Art Decò appunto, nella mostra Les Annes ’25 tenutasi al Musée des Arts Décoratifs di Parigi nel 1966. Ciò non fu casuale, poiché l’Art Decò ottenne la propria consacrazione all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne, tenutasi a Parigi, capitale mondiale di questo stile, nel 1925.
Il curatore Valerio Terraioli, coadiuvato da Claudia Casali e Stefania Cretella e sotto la direzione di Gianfranco Brunelli e la supervisione di Antonio Paolucci, ha voluto porre l’accento sul ruolo svolto dall’Italia nella diffusione di tale corrente artistica. Un ruolo tutt’altro che secondario, anzi di primo piano grazie alle biennali di Monza avviate nel ’23, il cui elemento innovativo risiedeva nell’essere rivolte al grande pubblico e non solo agli specialisti di decorazioni, in un decennio, quello che seguì la fine della Grande guerra, caratterizzato da una forte richiesta di rinnovamento estetico.

L’Art Decò nacque come evoluzione del Liberty, in una sorta di naturale continuità che si tramutò presto, però, in contrapposizione, divenendo nel corso degli anni uno stile sempre più razionalista e meno propenso all’idealismo e al simbolismo. Uno stile ecclettico e internazionale, votato al lusso e che trovò nella nascente superpotenza americana terreno fertile, in quei grattacieli verticali che negli anni ’20 spuntavano un po’ dovunque nelle maggiori città. Paradossalmente proprio il ’29, anno della tremenda crisi finanziaria che si ripercosse in tutto il mondo, vide gli Stati Uniti appropriarsi, se così possiamo dire, del ruolo guida di questa tendenza. A dimostrazione dei punti di contatto con lo stile Liberty ma anche di netta discontinuità si possono ammirare in mostra opere del sopra citato Galileo Chini, ceramiche di Gio Ponti, dipinti di Tamara de Lempicka, sculture di Adolfo Wildt e Arturo Martini sino alle bizantineggianti produzioni orafe di Ravasco, le preziose sete di Ravasi e gli arazzi di Depero. Su tutte svetta, comunque, la magnetica Turandot di Leopoldo Metlicovitz, locandina creata per l’opera di Puccini che andò in scena il 25 aprile del 1926, all’inaugurazione della stagione lirica del Teatro la Scala di Milano. Questa meravigliosa locandina non a caso è stata scelta come immagine più rappresentativa della mostra stessa, per le chiare influenze orientali che si fondono con un grafismo moderno e accattivante; per quello sguardo “di ghiaccio” da donna fatale che cela al contempo, nei bellissimi occhi verdi, ancora un autentico sentimento d’amore di derivazione romantica.

 


Leopoldo Metlicovitz, Turandot, 1926. Milano, Archivio Storico Ricordi.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

J. BLANCHAERT, Solo architetto? Ci sarebbe bastato. Gio Ponti e l’Art Decò; in Art & Dossier n° 335, rivista, Firenze-Milano 2016, pp. 48-53.

M. GARZONIO, Uno stile con due anime. Liberty a Reggio Emilia; in Art & Dossier n° 339, rivista, Firenze-Milano 2017, pp. 40-45.

M. GARZONIO, Un mondo in cerca di modernità. Art Decò a Forlì; in Art & Dossier n° 340, rivista, Firenze-Milano 2017, pp. 44-49.

L. MENEGAZZI, Manifesti italiani; Milano 1988.

F. MORENA, Il piacere di fluttuare tra le onde. Giapponismo e arti decorative tra Otto e Novecento; in Art & Dossier n° 326, Firenze-Milano 2015, pp. 46-51.

F. PARISI & A. VILLARI (a cura di), Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno; catalogo della mostra (Reggio Emilia, Palazzo Magnani, 5 novembre 2016 – 14 febbraio 2017), Milano 2016.

K.-J. SEMBACH, Art Nouveau; Köln 2013.

A. VILLARI (a cura di), L’arte della pubblicità. Il manifesto italiano e le avanguardie 1920-1940; Milano 2008.

 

 

RIFERIMENTI IN RETE

LIBERTY IN ITALIA

LIBERTY IN ITALIA. Artisti alla ricerca del moderno

http://www.mostrefondazioneforli.it/it/art_deco_gli_anni_ruggenti_in_italia/