UN SOPRENDENTE CLASSICISMO (PARTE I). La Pala di Santa Giustina del Romanino ai Musei civici di Padova

Girolamo Romanino, Pala di Santa Giustina, 1513-1514 circa, olio su tavola, 400 x 262 cm., particolare. Padova, Musei Civici.

Girolamo Romanino, Pala di Santa Giustina, 1513-1514 circa, olio su tavola, 400 x 262 cm., particolare. Padova, Musei Civici.

 

Nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di trattare un dipinto di Girolamo Romanino (Brescia 1484 circa – 1566), il Ritratto d’uomo in armatura di New Orleans (1514 circa, New Orleans Museum of Art). A seguito di una nostra recente visita ai magnifici Musei Civici agli Eremitani di Padova ci è sembrato doveroso dover ritornare sull’eccentrico pittore bresciano, con una sua opera ivi custodita, la superba Pala di Santa Giustina (1513-1514 circa). Giunta nelle collezioni civiche nel 1866 per interessamento dell’allora direttore del museo Andrea Gloria, essa è di certo assieme al Crocifisso di Giotto tra le più importanti opere della Pinacoteca. I monaci benedettini di Santa Giustina la commissionarono (nel documento è riportato il nome del monaco Andrea) al Romanino il 30 aprile 1513. Non fu, invero, l’unica opera richiesta al nostro artista, giacché egli eseguì anche le perdute ante d’organo e l’Ultima cena (1513) oggi custodita a sua volta nei Musei civici padovani.

La Pala di Santa Giustina doveva decorare il coro della basilica e rappresenta la Madonna col Bambino su un alto trono (dove leggiamo la firma dell’artista) tra i santi Benedetto, Giustina, Prosdocimo (primo vescovo di Padova, ha come attributo la brocca) e Scolastica. Benedetto e sua sorella Scolastica sono presenti in qualità di santi fondatori dell’ordine benedettino (nei due rami maschile e femminile), mentre a Giustina spetta un posto nel sacro consesso poiché titolare della chiesa e, con Prosdocimo da cui ricevette il battesimo, una dei santi patroni della capitale euganea (gli altri due sono Daniele e Antonio da Padova). A completamento della pala ci sono: La pietà nella cimasa; Due santi nei pennacchi; tre tondi nella predella raffiguranti altri Due santi e I martiri innocenti al centro. Le due figure in alto dovrebbero essere Luca e Mattia, quelle in basso Massimo e Giuliano. Alcuni loro resti, infatti, erano stati trovati sotto la basilica di Santa Giustina. Dei quattro, però, solo san Massimo è immediatamente riconoscibile per la mitra, chiaro attributo vescovile, essendo stato il secondo vescovo di Padova dopo san Prosdocimo.

Dagli studi condotti in passato, si può ipotizzare che Girolamo Romanino sia giunto nella città che la leggenda vuole fondata da Antenore sul finire del 1512, a causa del saccheggio di Brescia operato dai francesi agli inizi dello stesso anno (la città sarà liberata nel 1516), quindi dopo il dissolvimento della Lega di Cambrai. I benedettini di Santa Giustina in un primo momento avevano tentato di assoldare Raffaello, che rifiutò non volendo abbandonare Roma e le sue prestigiose committenze, per poi contattare Romanino il cui operato di certo non li deluse. Il risultato è un’opera eccezionale sotto ogni punto di vista, per le notevoli dimensioni (400 x 262 cm), la qualità e l’importanza della commissione. La Pala di Santa Giustina possiamo affermare essere senza ombra di dubbio, uno dei massimi capolavori del primo Cinquecento «per la perfetta fusione tra un rigore prospettico e statuario ancora bramantesco e l’esplosività cromatica di marca tizianesca che fa sfolgorare le figure» (E. Dal pozzolo 2010).

L’artista bresciano opta qui per un’architettura maestosa, al fine di dare un effetto illusionistico di profondità e ariosa spazialità pervasa da una luce calda e vivificante. Tale esito è ulteriormente rafforzato dalla sontuosa cornice che anche nei colori (blu e oro) riprende in modo preciso le architetture dipinte. Le tonalità e la forza “epica” (S. Risaliti 2014) sono tratte dal Vecellio, che alla Scuola del Santo aveva eseguito nel 1510-1511 il celebre ciclo di affreschi su sant’Antonio da Padova, mentre la volta a cassettoni riconduce alla lezione del Bramante (1440-1514).

 

RIFERIMENTI IN RETE

http://padovacultura.padovanet.it/it/musei/un-restauro-esemplare-nuova-luce-sulla-pala-del-romanino